I 4 anni della Startup School di Mind the Bridge in 8 startup (e più di 300 alumni). Infografica

Da progetto sperimentale a Scuola internazionale per la formazione imprenditoriale: in 4 anni di attività sono 20 oggi i paesi rappresentati dalla MtB School, con una presenza femminile cresciuta dal 6 al 25%

Sono stati oltre 300 e sono arrivati da oltre 20 paesi sparsi su 4 continenti. Sono gli alumni passati negli ultimi 4 anni dalla Startup School di Mind the Bridge, l’organizzazione internazionale nata per sviluppare, promuovere e supportare gli ecosistemi imprenditoriali di tutto il mondo. Con base in Silicon Valley (San Francisco) e in Italia, la Startup School di Mind the Bridge è nata nel 2007 come progetto sperimentale a supporto dei primi Italy Tour e i primi Bootcamp, per poi assumere qualche anno dopo i connotati di un progetto formativo strutturato su moduli intensivi da 3 settimane rivolti agli aspiranti startupper. «Siamo partiti nel 2007 come semplice ponte tra l’Italia e gli Stati Uniti – ha dichiarato Marco Marinucci, fondatore e CEO di Mind the Bridge – ma poi, anche grazie a progetti europei come Welcome e SEC2SV, abbiamo aggiunto sempre più rampe di accesso al nostro ponte virtuale con la Silicon Valley. Oggi qui siamo un punto di riferimento per la formazione imprenditoriale, avendo ospitato e supportato centinaia di founder che vogliono fare un reality-check valido e circostanziato della loro value proposition in un periodo di tempo ragionevolmente breve. Perché il tempo vale più del denaro». Per Alberto Onetti, Chairman dell’organizzazione «il successo di Mind the Bridge oggi si può valutare anche in base ai casi di successo di alcune startup che hanno partecipato alla nostra scuola. Alcune hanno trovato funding e si sono fatte strada in Silicon Valley, come Timbuktu. Molte altre sono tornate nei loro paesi di origine con una value proposition e un business model rinnovato e lì hanno trovato l’ambiente ideale per la loro crescita. Il ponte di Mind the Bridge è assolutamente a doppia corsia: molti sfruttano l’esperienza e l’accelerazione della Silicon Valley per rafforzarsi e crescere a casa propria».

Mind the bridge

8 casi di successo

Timbuktu, dopo essere stata selezionata da 500 Startups, ha raccolto $3M con il progetto Rebel Girls, rivelandosi la campagna Kickstarter di maggior successo in ambito editoriale al mondo, mentre Tikkiti, piattaforma per la vendita di biglietti di spettacoli originaria del Kuwait, ha raggiunto in pochi mesi dalla partecipazione alla School oltre 300 mila dollari di fatturato. Primo, basata nel Regno Unito, sviluppa programmazione per bambini nella sua forma più semplice e ha raccolto $1.6M. L’italiana Meritocracy ha completato la fase di seed funding (€0.6M) e sta ora raccogliendo un series A da €2M in Europa. Ancora, l’Irlandese Artomatix, che è stata ammessa a settembre alla Battlefield di TechCrunch Disrupt oppure l’italiana Urbi che è stata acquisita da LastMinute.com. O anche l’argentina Ulang, che ha lanciato il suo prodotto in fase beta con la Singularity University durante la School, mentre l’italiana InteriorBe ha appena annunciato un seed round da €250k guidato dall’italiana M+C Works a pochi mesi dal ritorno dalla Bay Area. Infine, sempre dal Kuwait, Bleems, che ha incrementato le sue vendite da $25k a $3M a seguito del periodo di formazione.

Il 25% dei partecipanti è donna

La partecipazione femminile è cresciuta nel corso degli anni, passando dal 6% del 2012 a oltre il 25% del 2016, con casi di eccellenza come quello diTimbuktu di Elena Favilli e Francesca Cavallo o quello recente di InteriorBe di Federica Sala.

Leggi anche: Le 100 donne nel digitale del 2016

Un modello per startup e studenti

A spiegare la Startup School è lo stesso Marco Marinucci. Un modello «che oggi usiamo non solo per startup consolidate ma anche, opportunamente adattato, per giovani studenti universitari e delle scuole superiori che vogliano avere una prima esperienza strutturata e un’esposizione mirata al mondo dell’innovazione e al contesto della Silicon Valley. Un esempio è la delegazione Coreana di una quindicina di studenti che la Scuola ha ospitato nel mese di luglio 2016. Il risultato è stato molto buono e stiamo valutando di ripetere questa esperienza con diverse regioni ed enti locali in Italia ed Europa».

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La Spagna dice no al vino blu e multa la startup Gik

La bevanda, ottenuta con l’aggiunta di due pigmenti naturali, viene considerata una violazione alle regole del settore enologico. L’azienda ha deciso di cambiare leggermente la composizione del suo prodotto per aggirare il divieto di vendita