In 167mila hanno lasciato la scuola in 5 anni, ma la Puglia ha messo 140 milioni contro la dispersione

Sono cifre da guerra mondiale quelle relative al tasso di abbandono della scuola negli ultimi 5 anni. I Neet, ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non fanno formazione, costano 32,6miliardi l'anno

Un progetto della Regione Puglia per combattere la dispersione scolastica e aiutare i ragazzi pugliesi a compiere un percorso scolastico che non sia esclusivamente educativo, ma molto di più: un sostegno concreto. È l’obiettivo di “Diritti a scuola”, un progetto della Regione Puglia che il 13 ottobre scorso ha vinto i Regiostars Awards 2015, il premio della Commissione Europea per i progetti regionali finanziati con i fondi della politica di coesione europea. La categoria per la quale “Diritti a scuola” ha vinto è “Crescita inclusiva: integrare nella società le persone a rischio esclusione sociale” perché, scrive la Commissione Europea nella motivazione, «promuove l’inclusione sociale e la crescita, riduce la dispersione scolastica e assicura una maggiore occupabilità. Ha diverse tipologie di interventi, non strettamente legate ai processi di apprendimento, ma anche indirizzate a sanare gli svantaggi economici, psicologici, culturali e sociali che contribuiscono alla dispersione scolastica» (qui il video di “Diritti a scuola” per la Commissione Europea).

fobia-scuola-300x200

I numeri del progetto

“Diritti a scuola” è nato nel 2009 su iniziativa della Giunta di Nichi Vendola. L’obiettivo era quello di colmare le lacune dei ragazzi tra i 6 e i 16 anni in materie come italiano e matematica grazie a una serie di lezioni e attività aggiuntive. Negli anni poi è stato allargato il campo d’azione anche con sportelli di consulenza psicologica, usati da circa 50mila alunni. Il progetto, frutto di una collaborazione con il ministero dell’Università, della Ricerca e dell’Istruzione, è stato finanziato con 140 milioni di euro, di cui 75 arrivati dall’Unione Europea, e ha coinvolto fino ad oggi 10 mila famiglie e circa 200 mila studenti. Il tasso di dispersione scolastica è stato ridotto dal 3,3% del 2003 al 19,9% del 2013 e nel 2012 la percentuale di 15enni pugliesi con difficoltà di lettura è stata portata al 16,7%. Contemporaneamente, il tasso di dispersione scolastica nel 2003 in Puglia era al 30,3%, mentre nel 2013 è stato portato al 19,9%. In totale, il progetto riguarda 50mila studenti, cioè circa il 30% di tutti coloro che vanno a scuola, e 10mila famiglie beneficiano dell’help-desk messo a disposizione con “Diritti a scuola”.

eu in my region

La dispersione scolastica in Italia

Secondo il report Dispersione di Tuttoscuola realizzato con i dati del Miur, negli ultimi cinque anni sono stati 167 mila gli studenti che hanno abbandonato la scuola prima di raggiungere la maturità. Negli ultimi 15 anni, si legge nel report, sono 2 milioni e 900 mila gli studenti partiti e mai arrivati al diploma nella scuola secondaria statale. Il 35% della dispersione scolastica avviene nelle isole mentre la città con il picco percentuale più alto di school drop è Caltanissetta, con il 41,7%. Nel dossier si parla di «cifre “da guerra mondiale”. È una shoah sociale, un’emorragia che ogni anno indebolisce il corpo sociale del Paese e ne riduce la capacità di competere come sistema nazionale nella società della conoscenza, che non sembra però essere vissuta come una vera emergenza». Ma non è finita qui: il 37% della dispersione nelle scuole avviene negli istituti professionali e 68 mila studenti che abbandonano i banchi sono al primo anno delle superiori. Dopo il biennio iniziale lasciano ben 91 mila alunni, mentre nei primi due anni di scuola superiore, la metà dei ragazzi abbandona l’istituto. Il costo di questo fenomeno è devastante: 500 milioni di euro vengono spesi per quella che nel rapporto viene chiamata “docenza sprecata” mentre il costo sociale dei Neet, cioè dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non fanno formazione, è di 32,6 miliardi di euro l’anno: secondo Confindustria, se questi giovani inattivi entrassero nel sistema produttivo nazionale si guadagnerebbero più di 2 punti di Pil.