L’educazione 3.0 della AltSchool in Silicon Valley, dove i bambini scelgono cosa studiare

La AltSchool è una scuola innovativa aperta da un ex-Googler. Prevede molta autonomia e un altissimo uso della tecnologia: ogni bambino ha un proprio tablet. Tra i finanziatori anche Zuckerberg e la vedova Jobs

Una scuola tutta incentrata sullo studente, senza classi né insegnanti: piuttosto “educatori” che svolgono il loro ruolo in “laboratori dell’apprendimento” e in “studios”, dove tutto è altamente tecnologico. È questa la scuola del futuro immaginata e realizzata nel 2013 da Max Ventilla, 35enne ex dirigente di Google che cercava per sua figlia Sabine una pre-scuola che la incoraggiasse nella conoscenza di sé e nell’imprenditorialità. E così è nata due anni fa a Dogpatch, un quartiere di San Francisco, AltSchool, un nuovo modello di scuola che rompe con il passato e che da qualche giorno ha aperto anche a Brooklyn Heights, New York, città in cui promette di arrivare già nel 2016. «Ai bambini piace stare in un posto soprattutto quando hanno la loro organizzazione», ha detto in un’intervista al New York Post il fondatore Ventilla. Attualmente AltSchool è presente in cinque zone della Bay Area e ognuna di esse ha tra i 25 e i 100 studenti, tutti provenienti dalla Silicon Valley.

628x471

Come funziona: tablet e “playlist” per organizzare lo studio

Innanzitutto il processo di application per essere ammessi a AltSchool non è il classico colloquio delle scuole private: qui i futuri studenti si riuniscono in gruppi e vengono valutati in base al modo in cui interagiscono tra di loro. In secondo luogo, non ci sono gradi scolastici né curriculum e anche i test standardizzati sono stati messi da parte per lasciare spazio alle valutazioni trimestrali a cui gli stessi studenti si sottopongono per controllare i progressi che hanno fatto seguendo il percorso di studio che loro stessi si sono scelti. Neanche le pagelle esistono per chi frequenta AltSchool. A questo si aggiunge che agli insegnanti – o meglio: agli educatori – viene lasciato un alto livello di autonomia e gli alunni possono scegliere autonomamente il proprio piano di studio, in base anche ai loro interessi e anche ai lori tempi di apprendimento. Ogni bambino che frequenta la “micro-scuola” di AltSchool è dotato di un proprio tablet o Chromebook su cui riceve una to-do list chiamata “playlist”, cioè il proprio programma scolastico, che lui stesso compilerà. Per controllare il lavoro e i progressi dei ragazzi, nella scuola ci sono telecamere a parete chiamate “superpowers” che registrano i bambini nei momenti di apprendimento: in questo modo gli educatori possono rivedere in ogni momento quello che gli studenti hanno fatto durante le lezioni.

Solo 3 classi

Alla AltSchool la divisione in classi è ampia. Ne esistono, infatti, solo tre: “pre-K”, “lower elementary” per i bambini piccoli e “upper elementary” per i più grandi.

Non c’è un orario di inizio né uno di fine: i bambini possono arrivare a scuola tra le 8 e le 9 del mattino.

È una scelta fatta per i genitori, che in questo modo possono organizzarsi meglio la giornata. I bambini si iscrivono grazie a una app che è connessa a una piattaforma online chiamata “My.AltSchool” che traccia tutto quello che riguarda lo studente, dal piano di apprendimento personalizzato alle allergie. Infine, alla AltSchool non ci sono campanelle, quindi la giornata finisce quando il bambino ha finito di fare quello che doveva fare: «La campanella era troppo “disconnessa” dal mondo reale», ha spiegato ancora al New York Post Mara Pauker, la co-responsabile dell’AltSchool di Brooklyn.

enhanced-mid-4446-1430519152-22

Il round da 133 milioni (da Zuckerberg)

AltSchool, che è privata, costa 27.500 dollati l’anno e quest’anno ha ricevuto 4mila domande, anche se il founder non vuole rivelare quante siano per la città di New York. Ma ovviamente non è solo attraverso le tasse di ogni singolo studente che AltSchool sopravvive: la scorsa primavera anche il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha guidato un round di finanziamento di 100milioni di dollari per AltSchool, a cui hanno partecipato magnati americani come come Pierre Omidyar, founder di eBay, e Laurene Powell Jobs, la vedova di Steve Jobs. Il round, alla fine, si è chiuso a 133milioni di dollari. Ventilla, poi,, ha dato la caccia a magnati di Apple, Uber, Zynga e, ovviamente, Google per espandere l’impero della sua scuola. Ma ancora più importante è sapere che questo modello innovativo di scuola è stato considerato dalle menti più brillanti della Silicon Valley come una delle migliori speranze per il futuro dell’istruzione.

I tool per gli studenti (da dare in licenza alle scuole pubbliche)

AltSchool sta anche lanciando nuovi strumenti tecnologici dedicati agli studenti per aiutare gli insegnanti a personalizzare le lezioni in classe. Un nuovo strumento chiamato “Tetrapod” aiuterà gli insegnanti, mentre “Progression” traccia la padronanza di ogni studente su un preciso soggetto. Come ha spiegato Ventilla, l’obiettivo finale è quello di perfezionare questi strumenti per poi darli in licenza alle scuole pubbliche che invece non hanno le risorse economiche necessarie per costruirne di propri.

Ti potrebbe interessare anche

“Alzate la voce, cambiate il mondo”: i 5 punti chiave del discorso di Tim Cook alla Bocconi

Tim Cook, Ceo Apple, è intervenuto all’apertura dell’anno accademico dell’università Bocconi di Milano. I suoi consigli agli studenti: dare peso alle differenze, consolidare il lavoro di squadra, e applicare i propri valori sul lavoro. Con un’attenzione particolare al cambiamento climatico

Zuckerberg su Fb: «120 milioni alle scuole della Valley, ecco i miei obiettivi per il futuro dell’istruzione»

Il fondatore di Facebook scrive un post in cui elenca gli obiettivi delle sue attività filantropiche nel campo dell’istruzione: 120 milioni di investimenti per “dare a ognuno la possibilità di esprimere il proprio potenziale”

La moglie di Jobs investe 50 milioni di dollari nel futuro delle scuole Usa

Laurene Powell Jobs, vedova del fondatore di Apple, ha appena investito 50 milioni su XQ: The Super School Project, un progetto per ripensare la sfera educativa statunitense e per costruire 10 “super scuole”

Il sequestro dell’intero dominio .cat in Catalogna, Flora: «Gravissimo e pericoloso» | Video

Più di 100 mila domini sotto sequestro: è l’effetto dell’irruzione della Guardia Civil spagnola nella Fundació puntCat. Obiettivo: oscurare i siti che promuovono il referendum per l’autonomia della Catalogna

Una startup slovacca produce su ordinazione case trasportabili. Ecocapsule

Questi moduli abitativi producono energia pulita e filtrano l’acqua piovana. Possono essere posizionati dovunque e offrono una soluzione a chi non vuole rinunciare né alla comodità né all’avventura dell’esplorazione