Più soldi agli insegnanti e sostegno ai Neet: cosa ci dicono i dati Ocse sulla scuola

L’Ocse, ha divulgato il rapporto “Education at a Glance”, una fotografia della sfera educativa dei 34 paesi dell’Organizzazione

Dal 1992, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) pubblica “Education at a Glance: un resoconto periodico sullo stato dell’istruzione nei 34 paesi dell’organizzazione, più Argentina, Brasile, Cina, Colombia, Costa Rica, India, Indonesia, Lettonia, Lituania, Russia, Arabia Saudita e Sud Africa. Il report tiene traccia delle trasformazioni in atto nel mondo della scuola ed evidenzia dei trend per il futuro. La sfida centrale dei governi, secondo l’Ocse, è quella di ridurre le disuguaglianze relative all’istruzione e aumentare gli investimenti nel settore, soprattutto in fatto di salari per i docenti.  Questa edizione di Education at a Glance arriva a poche settimane dal summit che ha visto impegnate le Nazioni Unite a definire gli “obiettivi dello sviluppo sostenibile” (Sustainable Development Goals), successivi agli obiettivi del Millennio, tra cui c’è anche quello di “garantire una istruzione inclusiva e promuovere opportunità di lifelong learning per tutti” entro il 2030.

Infografica: Quanto spendono i governi per ogni studente?

Young woman reading in a library

I paesi più di successo? Quelli che investono sugli insegnanti

Negli ultimi 25 anni si sono fatti enormi passi avanti: il 41% dei giovani tra i 25 e i 34 anni ha avuto una educazione universitaria, ma le diseguaglianze restano. Oltre alle disuguaglianze, l’edizione di quest’anno dell’Education at a Glance rivela anche una certa difficoltà dei governi di far fronte ai finanziamenti necessari per l’istruzione.

Tra il 2010 e il 2012 il Pil di molti paesi è risalito dopo la crisi, ma la spesa pubblica per l’istruzione è diminuita in più di un paese su tre

inclusi Australia, Canada, Francia, Italia e Usa. Invece di tagliare il budget alle scuole, molti governi hanno scelto di ridurre gli stipendi degli insegnanti: eppure i risultati dei test PISA rivelano che le nazioni con i risultati migliori sono quelle che privilegiano investimenti sugli insegnanti, piuttosto che sulle infrastrutture o sulla grandezza delle classi. Secondo l’Ocse, il fatto che in molti paesi gli stipendi degli insegnanti siano bassi rende la professione poco allettante per le menti migliori.

Tanti Neet e troppi disoccupati

Passiamo ai dati italiani. Non sono molto confortanti. Nel nostro paese il 35% dei ragazzi tra i 20 e i 24 anni fa parte della categoria dei cosiddetti “Neet”, cioè i ragazzi che non studiano, non hanno un lavoro e non sono interessati a cercarlo. La nostra è la seconda percentuale più alta tra i paesi Ocse. Quelli che, invece, in questa fascia d’età, lavorano sono diminuiti: tra il 2010 e il 2014 la percentuale dei lavoratori è passata dal 32% al 23%. Qui cominciano le note dolenti. Siamo sul podio (terzo posto dopo Grecia e Spagna) nella classifica del più alto tasso di disoccupazione tra giovani dai 25 ai 34 anni con una laurea nel settore terziario (dove le donne disoccupate – ulteriore divario – sono più degli uomini).

L’Italia e la Repubblica Ceca sono i soli paesi Ocse in cui il tasso di occupazione dei laureati è più basso di quello dei diplomati

(sempre rispetto alla fascia d’età 25-34). Il numero degli occupati, infine, si abbassa ulteriormente nel gruppo di giovani che hanno genitori non laureati, con una scarsa rete di connessioni sociali.

La laurea è poco attraente

Meno della metà dei ragazzi che escono dalla scuola superiore continua gli studi all’università: sono il 42%, posizionando l’Italia in terzultima posizione nell’Ocse. Uno dei motivi potrebbe essere anche il fatto che il titolo non garantisce il posto di lavoro: nel 2014, solo il 62% dei laureati tra 25 e 34 anni era occupato in Italia, con una tendenza in diminuzione rispetto al 2010, e contro una media Ocse dell’82%. Inoltre, le nostre università non sono attraenti per gli studenti stranieri: ne accogliamo meno della metà rispetto a quanti ne attrae la Francia e addirittura un quarto di quelli che vanno in Germania.

Ogni studente in più in classe diminuisce l’insegnamento (e altre curiosità)

  • Secondo i dati, nonostante i paesi abbiano investito sempre di più nelle ICT, gli insegnanti non le utilizzano in maniera sistematica. 
  • I docenti non sono giovani: nel 2013 il 57% degli insegnanti nelle scuole elementari e medie era over 50, così come il 73% di quelli delle superiori e di 1 docente universitario su 2.
  • Il numero di studenti che sono impegnati a studiare fuori dal proprio paese è cresciuto esponenzialmente: dal 1.7 milioni del 1995, è passato a oltre 4,5 milioni di oggi.
  • La spesa annua media dei paesi Ocse per singolo studente è di 10.220 dollari (qui l’infografica con i dati su quanto spendono tutti i governi).
  • Gli studenti ricevono una media di 7.570 ore di istruzione obbligatoria tra primo e secondo livello: chi ne ha di più sono i danesi, che raggiungono le 10 mila ore, chi ne fa di meno sono gli ungheresi, con meno di 6 mila ore.
  • La media Ocse del numero di alunni per classe è di 21 per la scuola primaria e di 24 per quella secondaria. Quanto più grande è la classe, tanto più tempo viene perso dagli insegnanti per tenere l’ordine in aula (tempo che viene tolto all’insegnamento). Si calcola che ogni studente in più in classe comporta una diminuzione dello 0,5% del tempo speso per insegnare (e quindi apprendere). 

@carlottabalena

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