Tutto quello che c’è da sapere sull’animatore digitale, spiegato da chi l’ha introdotto

Intervista a Damien Lanfrey e Donatella Solda, gli esperti del ministero dell’Istruzione che hanno redatto il Piano Nazionale Scuola Digitale dove si introduce la figura dell’animatore digitale

Damien Lanfrey e Donatella Solda sono i giovani esperti che hanno redatto il Piano Nazionale Scuola Digitale per il ministero dell’Istruzione. Sono loro che hanno inserito nel Piano la figura dell’animatore digitale, un esperto scelto tra i docenti di ruolo, che ogni scuola dovrà indicare entro il prossimo 10 dicembre. Questa nuova figura, come tutte le novità, ha suscitato qualche domanda nella comunità dei docenti: per sciogliere ogni dubbio, abbiamo incontrato Lanfrey e Solda e abbiamo rivolto i quesiti direttamente a loro.

Leggi: Tutto il Piano Nazionale Scuola Digitale in 35 punti

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Cominciamo dal principio. Abbiamo letto nella circolare del Miur le tre funzioni che l’animatore digitale avrà. Ma a che serve questa figura e cosa vi ha spinto a “inventarla”?

Donatella: «Il motivo principale è che vogliamo far circolare meglio le informazioni. Abbiamo tante scuole, e non ci possiamo permettere che alcune siano di frontiera, nel senso dell’innovazione, ed altri non si sentano sollecitati. Quindi stiamo individuando degli ambasciatori, delle persone che in ogni scuola abbiano l’interesse di attuare il Pnsd. Non sempre le buone pratiche arrivano a Roma, noi dobbiamo riuscire a far circolare meglio le informazioni sia verso il ministero, che sta a Roma, sia tra le scuole, quindi aiutare a fare rete, questo è il nostro compito.».

Damien: «L’animatore digitale prende buone pratiche e può svilupparle, o recuperarle anche da altrove, può anche metterle a sistema. Ci sono insegnanti che le cose le fanno, trovano delle soluzioni poi provano a portare in ogni classe: ora hanno un po’ di budget e soprattutto l’opportunità di essere riconosciuti in questo tipo d’attività».

Perché ne verrà scelto solo uno per scuola?

Donatella: «Il fatto che in questo momento abbiamo chiesto alle scuole di indicare solo un nome non significa che ci debba essere solo una persona che si occupa di digitale nella scuola, molto spesso le scuole ci hanno chiesto se potevano esserci più animatori. In questo primo momento stiamo prendendo solo un nome, ma questo non significa che le scuole non possano formare un proprio gruppo di lavoro sul digitale. Dopo questa prima fase di “startup” allargheremo la rete a un gruppo per poi arrivare a tutta la scuola. Siamo solo all’inizio, logisticamente abbiamo chiesto di individuare un solo nome, ma ovviamente il nostro obiettivo è raggiungere più persone possibile».

Perché l’animatore digitale deve essere scelto solo tra i docenti di ruolo? E gli altri?

Donatella: «Istituzionalmente c’è scritto che deve essere un docente di ruolo, ma anche qui, prendiamo questa prima fase come test: poi andremo ad affrontare tutte le situazioni. Si troverà il modo di includere anche i docenti che hanno un incarico temporaneo. Evidentemente la nostra aspirazione è che non ci siano più i docenti che debbano lavorare a tempo determinato, la riforma della Buona scuola va in questa direzione».

I mille euro messi a disposizione dal Pnsd sono per la scuola o per l’animatore?

Damien: «I mille euro sono per progettare, quindi sono un budget per la scuola per lavorare e costruire cose. A questo si aggiungono le possibilità che normalmente ci sono, anche legandosi ad altri fondi che abbiamo nel Pnsd: anzi, consigliamo ai dirigenti di organizzare strutturalmente le possibilità. Alcuni lo stavano già facendo, avevano già un animatore digitale, magari lo chiamavano in un altro modo, e davano a questa funzione altre forme di riconoscimento, anche attraverso progetti ad hoc, progetti formativi. Questa accoppiata, quel tipo di finanziamenti più i mille euro, sono un tentativo per il primo anno: poi non è detto che in futuro non investiremo qualcosa in più se vediamo che l’animatore digitale diventa importante per la scuola».

Donatella: «Il piano arriva con mille euro allegati per aiutare a finanziare alcune progettualità della scuola. Ma non è detto che si esauriscano lì, perché esistono altre fonti, che possono essere i fondi strutturali, i fondi regionali, o i contributi dei partner tecnologici che possono voler contribuire. Dare mille euro è ai limiti del simbolico, ma allo stesso tempo aiuta a pensare che non si debbano fare solo delle sfide milionarie, ma si deve cominciare a progettare dalle piccole cose. Retribuire il costo orario di una singola persona si può fare anche attraverso dei fondi più tradizionali. Noi abbiamo dato un quadro di riferimento che dice questi sono gli obiettivi, sceglitene un paio, e portali avanti. E se c’è da partecipare a una competizione, per esempio, non devi rimanere rigido sul fatto che non hai nemmeno i soldi per portare i tuoi ragazzi a questa competizione».

Demien: «Se si prende il miliardo messo a disposizione dal Pnsd e lo si divide per tutte le scuole, mediamente verrebbe 130 mila euro a scuola, i mille euro sono la parte dedicata ai progetti: per esempio come fare bene domanda sui nuovi bandi o per capire come costruire un percorso attraverso gli altri canali finanziari che offriamo. E’ una cosa in più, ed è una cosa che legittima quello che probabilmente qualcuno stava già facendo».

Ormai avete pubblicato il Piano da oltre un mese. Che reazioni avete ricevuto?

Donatella: «Abbiamo avuto buone reazioni, gli animatori si sono auto-organizzati, sui social, in gruppi Facebook. Generalmente sono un po’ in attesa di guida, ed è questo quello che faremo nei prossimi due mesi: dare più informazioni».

Damien: «Quello che succede quando dai tante informazioni, è che la gente ne chiede ancora di più, ma è un buon segno. Perché prima chi voleva fare innovazione lo faceva senza guida, al buio, e chi non voleva fare innovazione aveva tutte le scuse del mondo per non farla. Adesso con tanta informazione, la gente è ancora più affamata, e gli animatori sono la cosa più discussa di questo periodo perché sono anche una delle prime azioni che abbiamo avviato. Ma quando faremo le altre cose, si vedrà che l’animatore è solo una delle attività previste: ad esempio ci saranno tanti corsi di formazione per i dirigenti».

Donatella: «Vediamo tantissimo entusiasmo e vediamo la gratificazione di quelli che già fanno innovazione, che vedono riconosciuto il loro sforzo. Vediamo anche una lieve nota di disorientamento, ma nel senso di richiesta di altre informazioni: c’è molta attesa e c’è molta consapevolezza delle scuole che il digitale sia una esigenza che non si può più rimandare».

@carlottabalena

5 Commenti a “Tutto quello che c’è da sapere sull’animatore digitale, spiegato da chi l’ha introdotto”

  1. Pierangelo D'Annunzio

    I tecnici non esistono nella scuola, i collaboratori neppure e gli amministrativi a che servono…

    Rispondi
  2. fabio

    In pratica questo “animatore digitale” fa quello che hanno sempre fatto fare ad alcuni assistenti tecnici di informatica…gratis!

    Rispondi
  3. Anna Maccotta

    Ma i due giovani esperti avevano previsto anche che questa figura avrebbe lavorato gratis? Perchè questo di fatto ti rispondono i presidi, altro che altri fondi!!!!

    Rispondi
  4. Giuliana Fratto

    Scusate sono laureata in Teorie e metodologie dell’e-learning e della Media Education la mia figura professionale,il Media Educator, è specializzata per lavorare in diversi contesti, in breve, educare ai-con-per i media. Mi spiego meglio, per chi non lo sapesse:
    Contesto critico,”Educazione ai media”: fare Media
    Education in tale contesto significa educare sulla capacità dei media di
    trasmettere messaggi a un pubblico e di influenzarlo nei suoi modi di
    pensare e nei suoi comportamenti attraverso questi messaggi. I
    “Media” in tale contesto sono visti come supporti e “Oggetti”
    di studio. La finalità della Media Education in tale prospettiva consiste
    nel fornire agli individui gli strumenti necessari per non subire
    passivamente l’influsso dei media, ma per rapportarsi ad essi in modo
    attivo ovvero saper come valutare ed interpretare i contenuti dei diversi
    media. In tale contesto si può operare secondo diversi tipi di approcci:
    “Approccio Inoculatorio”; “Approccio della
    lettura critica”; “Approccio ideologico”;”Approccio
    delle scienze sociali”. L’attenzione dei ricercatori che lo
    sostengono va ai testi mediatici, alla cultura di cui sono parte,
    alle pratiche di consumo di cui sono oggetto.
    Contesto tecnologico “Educazione con i media”:in
    tale contesto (paradigma delle tecnologie educative) significa considerare
    i media come supporto ai processi di apprendimento e insegnamento che essi
    possono agevolare. I media in questa prospettiva sono, in sostanza, intesi
    come risorse per l’educazione, come strumenti per reinventare la
    didattica, come ho già detto, in modo da farle superare lo schema della
    lezione frontale e del primato didattico dell’insegnante. All’interno del
    contesto tecnologico si assiste ad una dialettica tra i diversi modi
    (pedagogie) di declinare i compiti e lo spazio della Media
    Education. Approccio strumentale: in cui i media sono
    utilizzati come veicoli per trasmettere contenuti; Approccio
    psico-sociale: in cui i media sono intesi come ambienti di
    comunicazione; Approccio costruttivista: in cui i media sono
    utilizzati per la creazione di ambienti collaborativi. P.S:”Il mio
    approccio”.
    Contesto produttivo “Educazione per i media”:
    secondo molti Media Educators il modo migliore di fare educazione ai media
    è quello di utilizzarli come macchine espressive, cioè non si può imparare
    solo a “leggere” i media (capire e valutare i contenuti) ma si
    deve imparare a “Scrivere” con i media. Anche perchè come vedete
    attraverso i linguaggi multimediali è possibili a tutti produrre testi e
    renderli pubblici. In tale contesto operano diversi approcci:
    “Approccio funzionale”, quello più diffuso per chi opera in tale
    contesto; “Approccio alfabetico”; “Approccio
    espressivo”.
    Dunque le abilità della nostra figura in sintesi sono:

    abilità metodologiche e didattiche per la progettazione, gestione,
    valutazione ed erogazione di attività educative/formative che prevedano l’uso
    delle diverse tecnologie educative e della rete nei processi formativi;

    solide e approfondite conoscenze teoriche e competenze operative nelle
    scienze pedagogiche e, più in generale, nelle scienze umane e sociali;

    conoscenza delle diverse tecnologie della comunicazione per sviluppare
    senso critico, autonomia di orientamento e capacità di analisi e
    destrutturazione dei testi e dei prodotti multimediali;

    conoscenze e competenze nel campo dell’e-learning e della Media
    Education;

    abilità e competenze scientifiche, teoriche, pratiche e metodologie per
    la progettazione, la realizzazione, la valutazione e l’erogazione di prodotti
    educational nei settori mass e new mediali,con particolare riferimento alla
    costruzione di Learning Object Multimediali;

    conoscenza delle tecniche dell’informazione e della comunicazione per
    integrare le strategie didattiche tradizionali con quelle multimediali,
    interattive, collaborative, a distanza o in modalità blended learning;

    progettare attività di ricerca e sviluppo nell’ambito della Media
    Education e dell’e-learning e di promuoverne la sperimentazione.

    Dunque ciò che mi chiedo è come mai il MIUR abbia istituito un corso di laurea magistrale per formare tale figura che risponde perfettamente alle necessità esposte nel Piano Nazionale per la Scuola Digitale e poi si inventa altro!?!…Mi farebbe piacere se qualcuno potesse chiarire questo mio dubbio.

    Rispondi
  5. Rosario Schettino

    Salve volevo avere delucidazioni in merito ai 1.000 euro allegati per aiutare a finanziare alcune progettualità della scuola. Quando dovrebbero arrivare e come.

    Rispondi

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