Una bimba è non udente, e tutta la classe impara la lingua dei segni. Succede alla “Don Merlo” di Ladispoli

Una compagna non udente è stata l’occasione di un’intera classe (genitori compresi) per imparare la lingua dei segni. E studiare la filosofia in Lis

C’è chi impara a leggere e scrivere con un tablet e chi apprende le sillabe grazie alla lingua dei segni. Non stiamo parlando di una classe di bambini privi d’udito ma di un team di insegnanti che ha deciso di cogliere l’occasione della presenza in aula di una bambina con impianto cocleare per insegnare il linguaggio dei segni (Lis) a tutti gli altri ragazzi. Siamo alla primaria “Don Nicolino Merlo” dell’istituto comprensivo “Ladispoli tre”. In questa scuola, l’assistente alla comunicazione Antonietta De Lorenzo, l’insegnante di sostegno Sara Peluso e la maestra di italiano Domenica Carrozza hanno fatto un “miracolo”. Anzi hanno fatto quello che ogni docente italiano dovrebbe porsi come obiettivo: includere tutti. Insegnare in modo che nessuno si senta escluso, etichettato.

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Cartoncini su un muro rosso

Così hanno deciso di dare una risposta concreta a chi dice che la scuola italiana non è inclusiva, non insegna il pensiero critico. Sotto le finestre della classe hanno appeso, su un muro tinteggiato di rosso, cartoncini per l’apprendimento della lingua dei segni. Una piccola rivoluzione didattica che ha messo al centro della lezione non solo i contenuti, ma la persona, in questo caso la bambina non udente. Dall’altro canto sono molti gli studi che individuano nella Lis un importante supporto all’apprendimento della lingua orale e scritta per tutti i bambini, non solo per gli ipo-udenti. La Lis, alla primaria “Don Nicolino Merlo”, è diventata strumento di inclusione e un importante supporto per l’apprendimento di tutta la classe.

Anche i genitori hanno imparato la Lis

Un progetto condiviso persino dai genitori: mamme e papà si sono resi disponibili ad imparare con i loro figli esercitandosi a casa. La Lis, infatti, non solo sviluppa i neuroni specchio ma la stessa collaborazione in classe: il nuovo modello ha creato un clima di grande empatia abituando i bambini a lavorare in gruppo. Una scommessa vinta dal team di insegnanti che ha saputo lavorare in gruppo e che è stato capace di realizzare una vera inclusione sia tra i ragazzi sia tra i docenti. Una constatazione, quest’ultima, che potrebbe apparire scontata ma non lo è per chi vive nella scuola.

La filosofia a 6 anni

Ma c’è di più. Alla primaria di Ladispoli fanno persino filosofia con i bambini di sei anni grazie alla Lis. I maestri hanno deciso di adottare il progetto “Philosophy for Children”, per lo sviluppo del pensiero critico e filosofico nei bimbi e i grandi temi etici vengono affrontati attraverso la dialettica e l’espressione corporea che permette la lingua dei segni. Siamo di fronte ad un esempio di inclusione e di sinergia tra famiglia e scuola che è sicuramente da seguire e da prendere come esempio. Un “caso” da studiare, da promuovere, che permette al nostro Paese di credere ancora nella scuola pubblica. Una sfida che va raccolta anche dai vertici delle istituzioni che hanno il compito di fare di queste eccellenze un sistema, la vita quotidiana di tutti gli istituti che hanno tra i banchi dei bambini disabili.

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