Simulazioni d’impresa a scuola: gli studenti hanno già inventato oltre 900 aziende

Simulare la costituzione di un’impresa è una delle opzioni per l’alternanza scuola-lavoro. Hanno fatto questa scelta 458 scuole, con 124 aziende virtuali già avviate

458 scuole coinvolte, 124 imprese virtuali già attive e operanti, 806 in fase di startup. Sono i numeri dell’impresa formativa simulata attraverso cui, in diverse scuole superiori italiane, si svolge l’alternanza scuola lavoro prevista dalla riforma Buona Scuola con la collaborazione di esperti e aziende. L’Impresa Formativa Simulata (IFS) consente agli studenti l’apprendimento di processi di lavoro reali attraverso la simulazione della costituzione e gestione di imprese virtuali che operano in Rete, assistite da aziende reali.

impresa

Dell’impresa simulata se n’è parlato ieri al ministero dell’Istruzione: durante l’evento sono stati affrontati tutti gli aspetti di questa proposta formativa, attraverso il racconto fatto dalle imprese, con la presenza di Marco Gay, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, e del Segretario Generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. “L’impresa formativa simulata non è alternanza di serie B – ha dichiarato il Sottosegretario Toccafondi – si tratta di fare lo stesso tipo di esperienza, ma con modalità diverse, sfruttando le potenzialità della Rete e la disponibilità dei tutor aziendali a stare in contatto con le scuole. L’impresa formativa simulata è scuola a tutti gli effetti e fa fare ai nostri ragazzi un percorso che parte da come nasce un’idea di azienda e si arriva fino al mercato, passando dal business plan, allo statuto, agli organi societari, fino al bilancio. I ragazzi fanno scuola: al sapere si affianca il saper fare, alle conoscenze vengono affiancate le competenze”.

Per Marco Gay, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, fare alternanza scuola lavoro significa “dare ai ragazzi la possibilità di capire come poter essere imprenditori di se stessi. Passare dal sapere al saper fare è essenziale, sia perché i ragazzi devono conoscere meglio ciò che fanno, sia perché le aziende hanno bisogno dell’energia propositiva e innovativa che i ragazzi possono dare”.

 

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