600 docenti universitari scrivono al governo: «Gli studenti non conoscono la grammatica»

Numerosi accademici hanno firmato una lettera per sollecitare l’intervento della politica sulla didattica. Il ministro Fedeli ha risposto: “Il tema sollevato riguarda l’intera società e anche le stesse università”

Studenti universitari con lacune grammaticali da bambini di terza elementare. Sembra un fenomeno impossibile considerati i diversi cicli di studio che si devono superare per iscriversi in una qualsiasi facoltà. Il problema, però, non è affatto circoscritto se 600 accademici italiani hanno deciso di indirizzare una lettera al governo, al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli e al Parlamento per sollecitare un intervento. Il titolo del messaggio è “Saper leggere e scrivere: una proposta contro il declino dell’italiano a scuola” e ha come scopo proprio quello di scongiurare la scomparsa delle conoscenze minime di ortografia, lessico e sintassi nel sistema scolastico del nostro paese. D’altronde anche le rilevazioni dell’Ocse sugli studenti adolescenti italiani rivelano ogni anno le difficoltà dei ragazzi a stare al passo con i loro colleghi stranieri nelle capacità di lettura e comprensione del testo.

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Poca attenzione dei governi alla grammatica

I docenti delle università italiane, su iniziativa del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità, denunciano l’incapacità del sistema scolastico di reagire a questa tendenza «anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi». I professori se la prendono, quindi, con la politica che negli anni ha sottovalutato l’importanza dell’aggiornamento e della formazione per gli insegnanti. Necessario, secondo i firmatari della lettera, un controllo più stringente degli apprendimenti per verificare l’effettiva acquisizione degli strumenti linguistici fondamentali per costruire una buona capacità di scrittura e di espressione orale dei ragazzi. «Altrimenti – aggiungono gli accademici – né il generoso impegno di tanti validissimi insegnanti, né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti».

Tra i firmatari della lettera ci sono anche nomi famosi in ambiente accademico e non solo: i filosofi Massimo Cacciari e Roberto Esposito, gli storici Ernesto Galli della Loggia e Luciano Canfora, i costituzionalisti Carlo Fusaro e Paolo Caretti, il sociologo Ilvo Diamanti e diversi rettori. Alcuni di loro hanno manifestato le difficoltà incontrate soprattutto nella correzione grammaticale delle tesi di laurea, attività che sottrae tempo alla verifica dei contenuti, prioritaria per lavori di ricerca di questo tipo.

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Necessarie verifiche più severe dell’apprendimento

La fase scolastica a cui si dovrà guardare con più attenzione è la prima, quella delle scuole primarie e delle scuole medie inferiori, al termine della quale dovranno risultare superate le carenze che oggi si riscontrano negli studenti adulti. I docenti universitari, comunque, non si limitano alla denuncia, ma propongono delle linee di intervento per cercare di arrivare a una soluzione del problema:

  1. Dare maggiore rilievo all’acquisizione delle competenze di base in tutte le discipline attraverso la determinazione dei traguardi intermedi imprescindibili e delle tipologie di esercitazioni più importanti;
  2. Introduzione di verifiche nazionali periodiche nel primo ciclo di studi;
  3. Partecipazione degli insegnanti degli ordini scolastici superiori alle verifiche in uscita dalle scuole primarie e dalle scuole medie.

La risposta del ministro Fedeli

Bisognerà aspettare un po’ per vedere gli effetti di questa protesta sul sistema scolastico italiano. Intanto il ministro Fedeli ha deciso di diffondere in tutte le scuole una circolare che promuove attività didattiche di approfondimento sulla figura e sulle opere del professore di linguistica Tullio De Mauro, scomparso un mese fa. «Un patrimonio di studi e di idee da tradurre in attività didattiche, per accrescere le competenze linguistiche dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze», si legge nella circolare ministeriale. Il ministro non ha voluto ignorare l’appello dei docenti universitari e ha fatto esplicito riferimento al problema sollevato: «Vogliamo stimolare un ricordo attivo che risponde anche all’esigenza espressa in questi giorni da 600 firmatarie e firmatari dell’appello al Governo promosso dal Gruppo di Firenze. Appello che ci chiede di porre maggiore attenzione alle competenze di base dei nostri ragazzi. In particolare quelle linguistiche. Non è la prima volta che il mondo universitario lancia allarmi del genere che non possono rimanere inascoltati. Ne va del futuro delle nuove generazioni. Ma va anche detto che ciascuno deve fare la propria parte, non solo la scuola. Il tema sollevato riguarda l’intera società e anche le stesse università», ha scritto.

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