Nella sede di Google hanno aperto un campus per aumentare il numero degli ingegneri neri nell’industria tech

Si tratta di una filiale della Howard University: l’obiettivo del programma è portare più afroamericani a lavorare nel settore dell’informatica, finora dominato da bianchi e asiatici

La Howard University ha una lunga tradizione di formazione di studenti afroamericani. Fondata nel 1867, con sede a Washington D.C., ospita il maggior numero di dottorandi di colore di tutti gli Stati Uniti ed è considerata un punto di riferimento e di eccellenza nel campo umanistico e scientifico.

3 mesi in Google

A partire da questa estate, istituirà un campus satellite presso la sede centrale di Google, nel tentativo di portare più studenti di colore nel settore dell’ informatica e del tech. L’obiettivo è quello di far aumentare il numero degli studenti iscritti a scienze informatiche. L’iniziativa si chiama Howard West, e i ragazzi avranno la possibilità di trascorrere tre mesi presso il Googleplex a Mountain View, in California. Gli studenti di Howard West impareranno dai dipendenti di Google e contemporaneamente prenderanno parte alle lezioni dei docenti di Howard.

Un settore ancora chiuso

L’informatica è uno di quei settori in cui gli afroamericani fanno ancora molta fatica ad emergere: nel 2016, per citare proprio il motore di ricerca più utilizzato al mondo, solo l’1% del personale di ingegneria tecnica di Google era di colore, mentre il 37% era asiatico e il 57% bianco. «Vorremmo vedere sempre più alunni della Howard West immatricolarsi in corsi attinenti alla tecnologia, e vederli diventare i leader di domani, che sia in un’azienda come Google o in altre società» ha detto il presidente della Howard University, Wayne Frederick.

Gli studenti di Howard West non dovranno pagare alcun extra per partecipare, al contrario riceveranno uno stipendio per coprire le spese di soggiorno.

Né l’azienda né il college, tengono a far sapere, riceveranno fondi per il programma, il cui unico obiettivo sembra davvero essere quello di favorire una maggiore integrazione nel settore, cercando allo stesso tempo di scoprire nuovi talenti.

Un circolo vizioso

Frederick ha spiegato che l’iniziativa rappresenta un importante ponte tra gli studenti di informatica di colore e un’industria in cui fanno fatica ad emergere. Un tramite che la Silicon Valley ha la responsabilità di costruire, a suo avviso: «La chiave è identificare le parti che sono disposte a lavorare per il cambiamento e comprenderne l’importanza tanto da divenire una priorità. In questo senso Google ha dimostrato di volersi impegnare per diminuire il gap e siamo entusiasti di lavorare insieme». I laureandi in Scienze Informatiche della Howard University che si laureeranno nel maggio 2017 sono diciotto. Entro il prossimo anno, fa sapere un portavoce dell’Università, conta di salire a venticinque. Il motivo per cui così pochi studenti di colore approdano nelle major tecnologiche è legato anche ad un circolo vizioso, spiega Nicole Smith, capo economista presso il Centro per l’educazione ed il lavoro della Georgetown University: «Quando sei una minoranza in una particolare istituzione, non sei più uno studente, ma un rappresentante della tua intera razza» dice. Secondo la Smith, i giovani studenti di colore vedono principalmente volti bianchi nelle classi e nelle aziende, e questo li scoraggia, gli fa credere di non poter appartenere a quell’ambiente. Meno neri vedono, meno ce ne saranno in futuro. Wayne Frederick spera che il programma Howard West riesca a rompere il circolo vizioso: «Speriamo che il programma di informatica di Howard cresca in popolarità e rappresenti un faro e un modello per gli aspiranti studenti».

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