La scuola italiana accoglie i migranti con corsi di digitale. Il progetto Co-Host

Tutti i dettagli del progetto lanciato dalla Fondazione Mondo Digitale e da Microsoft: 1.000 studenti aiuteranno altrettanti immigrati a imparare i linguaggi digitali

I giovani possono essere una finestra naturale per accedere a un mondo che non è il proprio, e per integrarsi in una società diversa da quella in cui si è nati. Per questo la Fondazione Mondo Digitale, insieme a Microsoft, ha lanciato il progetto Co-Host, una iniziativa che mette gli studenti al centro del processo di integrazione dei rifugiati, usando il linguaggio che i giovani padroneggiano e che chi arriva nel nostro Paese ha bisogno di conoscere per trovare un lavoro e avviare una nuova vita: il digitale.

Co Host

Mille studenti per mille migranti

Il progetto è stato presentato il 1 giugno a Roma, presso l’Istituto Leonardo Da Vinci. Coinvolgerà 1.000 studenti, in cinque città italiane (Roma, Napoli, Reggio Calabria, Catania e Messina) che affiancheranno altrettanti migranti. Gli studenti giocheranno il ruolo di “facilitatori” nell’accogliere i migranti e nell’attuare la loro piena integrazione nel tessuto sociale. Saranno dei tutor, insegnando l’uso del pc e della navigazione in Rete, permettendo ai loro “alunni” di migliorare la padronanza della lingua italiana e le proprie competenze culturali. Il fine è quello di insegnare ai migranti le basi dei linguaggi digitali, certo, ma soprattutto di permettergli di sfruttare queste competenze in un futuro posto di lavoro.

Uno scambio reciproco

Il modello di inclusione che coinvolge la scuola nel processo di integrazione dei migranti è innovativo, ma ha tutte le carte in regola per funzionare: un ragazzo che frequenta ancora i banchi di scuola, infatti, ha tutta la freschezza e la potenzialità per trasmettere le competenze digitali e civiche a una persona proveniente da un’altra cultura. Il progetto CoHost punta a trasformare i centri di accoglienza in “hub formativi” dove i ragazzi stringono rapporti interpersonali con i rifugiati e li aiutano nel processo di inserimento nella società: una occasione per uno scambio reciproco che arricchisce anche lo stesso tutor.

La Terza accoglienza

Il modello del progetto segue la cosiddetta formula della “terza accoglienza” che la Fondazione Mondo Digitale sperimenta combinando tecnologie, social learning e animazione territoriale. “La Fondazione Mondo Digitale sta formando una nuova generazione di giovani che ha scoperto dai propri maestri che il modo migliore di imparare è insegnare, per mettere in comune le cose che si conoscono e migliorare la vita di tutti. – ha detto Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale – L’Europa è da tempo alla ricerca di una soluzione ai problemi dell’immigrazione e integrazione. Noi siamo convinti che un modello vincente di integrazione debba partire dalla scuola e basarsi sui valori di incontro e condivisione”.

@carlottabalena

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