Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Lug 25, 2017

I segreti della macchina più usata dai Millennials: il computer, dai greci a Enigma. Il libro

La nascita del computer di Andrea Tullio Canobbio è un viaggio che parte da lontano, dalla macchina usata dagli astronomi per individuare le costellazioni dello zodiaco e le fasi lunari

Quando pigiamo sulla tastiera neanche ci pensiamo, ma dietro quel personal computer c’è una storia di migliaia di anni che possiamo far risalire persino ai “calcolatori” degli antichi greci. A svelare i segreti delle macchine più usate dai Millennials è un libro di Andrea Tullio Canobbio (Edizioni El) intitolato La nascita del computer.  Un viaggio che parte da lontano, dalla macchina usata dagli astronomi per individuare le costellazioni dello zodiaco e le fasi lunari alla macchina ideata da Etienne Pascal a Enigma un dispositivo inventato dagli scienziati nazisti per cifrare, cioè rendere segrete, le comunicazioni.

computer

In America nel 1947…

Ma il primo vero e proprio computer forse possiamo trovarlo in America nel 1947 quando un fisico chiamato John William Mauchly e un ingegnere elettrico di nome John Presper Eckert costruirono una macchina per calcolare le traiettorie dei missili: un gigantesco aggeggio che pesava quanto un elefante africano. Nel libro naturalmente si racconta anche la storia di Bill Gates e Paul Allen che non ancora ventenni sognavano di aprire una società di informatica. Tra i protagonisti c’è anche Steve Jobs, raccontando di lui che aveva lasciato l’università dopo sei mesi perché si era reso conto che non faceva per lui.

Ma anche la macchina di Anticitera

Un romanzo reale che si legge non come un libro di storia ma di storie che appassionano, incuriosiscono, fanno venire voglia di arrivare subito al capitolo successivo per sapere come andrà a finire. Tra le curiosità maggiori c’è proprio la macchina di Anticitera che è stata ripescata nel 1900 da alcuni pescatori di spugne e oggi si trova al museo nazionale di Atene ma per molto tempo è stata contesa tra due parti. In molti, infatti, hanno ritenuto che tale reperto fosse opera di un astronomo di Rodi ma altri hanno detto che il manufatto proveniva dalla Sicilia e più precisamente da Siracusa dove lavoravano gli scienziati della scuola di Archimede. I computer intanto di strada ne hanno fatta e ancora ne faranno: una storia che è ancora tutta da raccontare.