Luca Annunziata

Ago 1, 2017, 7:30am

Luca Annunziata

Ago 1, 2017, 7:30am

PNSD, la tabella di marcia della scuola digitale

16 azioni da intraprendere entro la fine del 2017 per rinnovare l'impegno partito nel 2015. Ecco quali sono i prossimi passi del Piano Nazionale Scuola Digitale

Numeri, numeri e ancora numeri: il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), nell’interpretazione data dal ministro Fedeli nel corso del suo intervento della scorsa settimana a Roma, è fatto soprattutto di cifre che certificano quanto fatto fino a oggi e quanto sarà fatto entro la fine del 2017. Tanto per cominciare sono 16 le iniziative che saranno portate avanti dall’inizio del prossimo anno scolastico ed entro la fine di dicembre, con un divario da colmare soprattutto per quanto attiene l’infrastruttura e la dotazione tecnica degli istituti.

I dati dell’Osservatorio Scuola Digitale

Dal palco, il Ministro dell’Istruzione, della Università e della Ricerca ha fornito i primi risultati ottenuti grazie al lavoro dell’Osservatorio Scuola Digitale su un campione di 3.500 istituti. Il 97 per cento delle scuole è connesso a Internet, ma solo il 47 per cento ha una connessione adeguata alle reali esigenze didattiche: anche la dotazione della infrastruttura interna, vedi alla voce cablaggio, si limita al 48 per cento del campione, mentre il resto degli istituti manca di connessione in aula.

Il fenomeno del BYOD (bring your own device) è presente nel 50 per cento delle scuole censite, anche se qui si imporrebbe una riflessione: in teoria le norme vigenti, quelle generate dalle circolari ministeriali, proibiscono l’uso di dispositivi elettronici degli studenti in classe, e si impone dunque una rivisitazione di questa disciplina (il 30 per cento degli istituti ha già provveduto a emanare un regolamento interno). Da notare che in ogni caso solo il 54 per cento delle aule è attrezzata per la didattica digitale.

Interessanti poi i numeri sul registro digitale: le scuole lo usano strutturalmente nell’82 per cento dei casi, cifra che necessariamente deve crescere per raggiungere il 100 per cento dei casi. Altrettanto intriganti i numeri sui percorsi di educazione al digitale: il 74 per cento del campione tiene corsi di cittadinanza digitale, il 60 per cento parla in classe di pensiero computazionale o robotica, ma si crolla al 16 per cento quando si parla di imprenditorialità ed economia. Quest’ultima una cifra che poco va d’accordo con l’assioma “alternanza scuola-lavoro” contenuto nella Buona Scuola.

I 16 passi del PNSD

Anche alla luce di questi numeri, il MIUR ha deciso di rompere ogni indugio residuo: il piano prospettato prevede la divisione in tre macro-aree, ciascuna con iniziative con scadenze precise e laddove necessario un budget adeguato a sostenere l’operazione.

Si parte dagli strumenti. Ai laboratori delle scuole secondarie sono destinati 140 milioni, che saranno impiegati a partire dal 20 settembre 2017 in concomitanza con l’inizio del prossima anno scolastico. Altri 2,5 milioni saranno destinati sempre a settembre per le scuole di periferia, in un progetto denominato “periferie creative”. Sul lato amministrativo quattro diverse iniziative: l’impegno del MIUR per condividere già da settembre i dati pubblici sul sistema scolastico; registro elettronico per tutte le classi, con 15 milioni di euro a disposizione per completare il progetto entro ottobre, e 5,7 milioni a disposizione per l’assistenza tecnica da fornire allo scopo. Infine, nuova linfa per i siti web di istituto: dovranno essere aperti, usabili e adeguati a consentire l’inclusione e la partecipazione di genitori, docenti, studenti e tutti i soggetti coinvolti nelle attività scolastiche.

Formare i formatori

Capitolo competenze e contenuti. Il MIUR a partire da settembre istituirà tre tavoli di lavoro sull’adozione del metodo BYOD in tutto il ciclo scolastico, sulla mappatura delle metodologie didattiche innovative e infine la revisione dei programmi nazionali. Di pari passo si muoveranno altre quattro iniziative, tra ottobre e novembre, per coinvolgere realtà pubbliche e private sul territorio per sviluppare progetti utili all’inserimento in aula di percorsi specifici su cittadinanza digitale, pensiero computazionale, promozione delle STEM (le materie scientifiche) e infine educazione all’imprenditorialità.

Un vero e proprio “gioco di squadra”, quest’ultimo, come lo ha definito il CIO del MIUR Damien Lanfrey. Il direttore generale di JA Italia, Miriam Cresta ha commentato a StartupItalia!: “Junior Achievement Italia crede in questo progetto e vuole esserne parte attiva e propulsiva. Un nuovo pezzo della futura policy sull’innovazione dell’Istruzione passerà dal binomio digitale – imprenditorialità. La Coalizione nazionale per l’imprenditorialità, una realtà multi stakeholder che coordinerà con un approccio sistemico le iniziative di educazione imprenditoriale già attive nella Scuola, fornirà un orientamento sugli esiti formativi affinché competenza digitale e competenza imprenditoriale diventino parte integrante del curriculo degli studenti italiani”. “Con questa azione – conclude Cresta – l’Italia si dota di una policy sull’educazione imprenditoriale moderna e colma il divario con gli altri paesi europei già attivi da un decennio su questo tema”.

Infine capitolo formazione, intesa non solo come formazione degli studenti ma anche quella dei docenti. Il MIUR mette a bilancio 25 milioni di euro da investire nella formazione digitale di tutto il personale scolastico, con i più la costituzione di 18 “future labs” e 18 centri di competenza (uno per regione) dedicati appunto alla didattica innovativa e ai temi del digitale. La costituzione di questi poli sarà completata entro novembre prossimo, mentre già a settembre la piattaforma online degli Animatori Digitali sarà rilanciata in portata e contenuti per promuovere l’intero sforzo fin qui descritto.

Il digitale come crocevia del futuro

“Dobbiamo lavorare sulle connessioni, sull’accesso, ma anche accelerare sul tema delle competenze digitali delle ragazze e dei ragazzi e sulla formazione delle e degli insegnanti”: è questa la chiosa finale del ministro Fedeli, che ribadisce la centralità dell’istruzione per il rilancio dell’economia italiana. “Si tratta di fornire alle nuove generazioni strumenti per incidere sul presente e sul domani in maniera consapevole – ha proseguito – e di sostenere le docenti e i docenti, attraverso l’aggiornamento delle loro conoscenze, nel loro ruolo di guida delle studentesse e degli studenti. Sono loro il vero cuore del Piano Scuola Digitale. L’innovazione passa dalla conoscenza. E l’educazione non è un settore – ha concluso – è la condizione abilitante di un Paese”.