Il master in Management della Bocconi è il decimo al mondo secondo il FT

Nella classifica che premia i migliori atenei, l'università milanese è entrata nella top ten per il suo servizio di placement e per il salario ottenuto dagli studenti a tre anni dalla laurea. A giugno il master in Finance aveva ottenuto il settimo posto nel ranking

Decimo posto tra i master in Management internazionale. Settimo posto tra quelli in Finance. Il Financial Times ha deciso di riconoscere all’Università commerciale Luigi Bocconi un primato tra gli atenei italiani, inserendola nella top 10 di due suoi ranking che valutano le migliori istituzioni universitarie al mondo. Dopo il successo ottenuto a giugno dal corso di Finance, tocca ora a quello di international management, condotto interamente in inglese, che è riuscito a scalare una posizione rispetto al 2016, piazzandosi al decimo posto.

Relazioni con le corporate e competenze elevate

«I criteri tenuti in considerazione dal Financial Times per stilare questa classifica sono essenzialmente due: il placement degli studenti e il salario raggiunto a tre anni dalla laurea», spiega a StartupItalia! Stefano Caselli, prorettore per l’internazionalizzazione della Bocconi. In entrambi questi aspetti l’ateneo milanese ottiene risultati notevoli: «Il 94,7 per cento dei nostri studenti trova lavoro entro un anno dalla laurea e dichiara di percepire un salario notevole entro tre anni dalla fine degli studi», aggiunge il professor Caselli. I risultati ottenuti da questi laureati sono legati soprattutto alle relazioni con le corporate che l’università è stata in grado di stabilire, anche se la competenza degli studenti non è un elemento da sottovalutare: «I nostri studenti sono molto preparati, altrimenti non basterebbero le relazioni a farli assumere», precisa il prorettore.

Trovare lavoro in Italia e all’estero

L’università negli anni ha attraversato un processo di internazionalizzazione sia della faculty che degli studenti. Oggi in Bocconi il 20 per cento degli iscritti viene dall’estero e per il master in international management la percentuale sale al 30-40 per cento. Notevole è anche la capacità dei laureati di trovare occupazione all’estero. Il 45 per cento di chi termina gli studi va a lavorare fuori dall’Italia, in Europa soprattutto, ma anche in Asia e in Nord America: «Non si tratta di una fuga dal nostro paese. Piuttosto è la necessità di costruirsi un futuro migliore facendo esperienze diverse», sottolinea Caselli.

Scambi internazionali e double degree

Intanto il master in international management continua a veder crescere i suoi iscritti del 10 per cento ogni anno. L’università cerca di adeguare l’offerta formativa alle necessità degli studenti e al desiderio di dare sempre più opportunità: «Uno dei punti forti del nostro programma sono i sei mesi di scambio all’estero che prevediamo per i nostri studenti. Puntiamo quindi ad aumentare le possibilità di scelta per i nostri iscritti, incrementando le opportunità di conseguire una double degree in una rete di atenei sempre più ampia», conclude il professor Caselli.