Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Ott 9, 2017

Un murale su un istituto di Firenze dimostra che la scuola può essere bella

L'iniziativa del dirigente Ludovico Arte dell'istituto Marco Polo ha raccolto il sostegno delle istituzioni e l'entusiasmo di ragazzi e insegnanti: con i soldi della manutenzione il progetto ha permesso di valorizzare esteticamente l'edificio grazie alla street art

«La bellezza salverà il mondo». Potremmo riassumere con le parole di Fëdor Dostoevskij, l’iniziativa del dirigente dell’istituto tecnico per il turismo Marco Polo di Firenze, di dipingere sulla parete dell’istituto uno dei più grandi murales d’Europa mai fatti su un edificio scolastico. Ludovico Arte ha fatto del suo cognome una filosofia di vita e un metodo per essere un dirigente innovativo, capace di accogliere i suoi ragazzi e i suoi insegnanti. Gli allievi, infatti, al rientro dalle vacanze hanno trovato davanti ai loro occhi l’intera facciata e la parte laterale della scuola dipinte con un murale che ha come tema il viaggio e riporta un pensiero di Antonio Gramsci: «Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza, agitatevi perché abbiamo bisogno di tutto il nostro entusiasmo».

Il sostegno delle istituzioni

Un’iniziativa che è stata capace di trovare l’entusiasmo non solo dei ragazzi ma anche del sindaco Dario Nardella, del sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, del direttore dell’ufficio scolastico regionale Domenico Petruzzo accorsi all’inaugurazione che si è svolta nei giorni scorsi. Si tratta senza dubbio di uno dei più grandi interventi di questo tipo progettati in una scuola italiana realizzato da due artisti toscani: Nico Lopez Bruchi e Umberto Staila che negli ultimi giorni dell’estate si sono messi al lavoro con i ragazzi del Quartiere 4 della città. Un progetto inserito all’interno del progetto TUCC, Tuscany’s Urban Colors Correction, cofinanziato dalla Regione attraverso il bando Toscanaincontemporanea2017.

La Rete delle città colorate

Il progetto coinvolge i comuni di Pontedera, Capannori, Volterra e Chianciano Terme che hanno voluto creare una “Rete delle città colorate” promuovendo la realizzazione di interventi di riqualificazione urbana in contesti popolari e in spazi pubblici degradati, attraverso i murales e la spray art. Un’iniziativa che dovrebbe fare da apripista ad altre scuole dove purtroppo non c’è un’attenzione all’accoglienza anche dal punto di vista dell’edificio. L’ambiente d’apprendimento resta importante: è la stessa Maria Montessori ad averci educato a questo pensando alla scuola come a una “casa”. Nella scuola primaria, spesso, quando si propone ai ragazzi di portare dei fiori in classe, un poster o qualcosa che rende le pareti più belle, più famigliari, si vedono sguardi stupiti, attoniti che non comprendono perché la scuola deve cambiare.

L’idea di cambiare la scuola

Ludovico Arte è uno di quei presidi che ci crede. E lo fa coinvolgendo i suoi docenti in diversi modi. Sua l’idea di organizzare un collegio docenti in un agriturismo così da creare un clima diverso, informale, puntando a trasformare la scuola in una vera comunità educante. In cantiere ci sono diversi progetti per questa scuola che mira a diventare davvero un punto di riferimento per il quartiere e per la città. Il dirigente racconta a StartupItalia! i passi fatti in questo senso negli utimi mesi.

Professore come è nata questa idea di fare un murale a scuola?

«Il progetto è legato a un percorso di rinnovamento della scuola che passa dagli ambienti: abbiamo rinnovato l’aula insegnanti e altri spazi, ora abbiamo pensato all’esterno. La nostra è una scuola di periferia, ci sembrava importante lavorare sulla struttura, su quella parte che impatta con il quartiere per dare un messaggio di bellezza anche all’esterno delle aule».

Dietro questo progetto c’è quindi un pensiero profondo che va oltre il murale in sé.

«Con questo dipinto abbiamo fatto due operazioni. La prima: una riqualificazione urbana dell’area. La seconda: una provocazione. Oggi mettere colore nella scuola può apparire sconvolgente. Provi a pensare: le scuole dell’infanzia, i nidi, sono belli, accoglienti. Più si sale, dall’infanzia alla primaria alle medie, più gli edifici diventano grigi. Ho sempre più la sensazione che si voglia far passare il messaggio che per essere seri bisogna essere grigi. Noi non vogliamo togliere serietà, ma vogliamo arricchire l’educazione, l’istruzione dei nostri ragazzi. Un ambiente bello ha un impatto anche sull’umore, sul clima che si respira in una scuola».

Il messaggio di Gramsci

Qual è stato il lavoro dietro questo progetto?

«Lo scorso anno abbiamo fatto un laboratorio con insegnanti e ragazzi dove abbiamo scelto il tema del murale: il viaggio. Abbiamo realizzato il bozzetto. In meno di due settimane con l’aiuto degli alunni e con il contributo del quartiere, i due artisti hanno realizzato l’opera. Poi ho deciso di aggiungere una frase di Gramsci “Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza, agitatevi perché abbiamo bisogno di tutto il nostro entusiasmo”. Ho pensato molto a quest’ultima proposta, l’ho presentata in collegio docenti ed è stata accolta. Il senso è quello di rafforzare il valore della partecipazione anche attraverso questo messaggio».

Il valore della street art

E i ragazzi come hanno reagito?

«La maggior parte degli alunni l’ha visto il primo giorno di scuola. È stata una sorpresa. Anche questa è stata una piccola rivoluzione: fino a non molto tempo fa venivano messi in galera quelli che pasticciavano i muri. Oggi abbiamo dimostrato che con la bomboletta spray si fanno opere d’arte. Il nostro istituto tra l’altro non è un palazzo storico perciò non abbiamo imbrattato nulla».

Una scelta fatta con grande coraggio visti i soldi spesi per questa operazione?

«Dodici mila euro finanziati dalla scuola. Un imbianchino sarebbe costato molto di più. Abbiamo cambiato il volto della scuola con i soldi messi a disposizione per la manutenzione della scuola dalla città metropolitana».