Sara Riboldi

Sara Riboldi

Ott 4, 2017, 12:10pm

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Ott 4, 2017, 12:10pm

Al via il progetto del MIUR ‘Buon Senso’. Fra i partner anche la RAI

Sono nove le scuole che parteciperanno alla sperimentazione, a Roma, Bari e Torino. Si parte con l’attuale tema dell’immigrazione. La ministra Valeria Fedeli: “stiamo condividendo la responsabilità di educare le nuove generazioni”

“Buon Senso”, al via il progetto ‘Buon Senso’, promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dagli Editori Laterza. Tra i partner dell’iniziativa c’è anche la RAI. Gli studenti approfondiranno di volta in volta un argomento che li aiuterà a sviluppare un loro pensiero critico. Si parte con il tema dell’immigrazione, argomento di grande attualità. Alla fine del percorso, i ragazzi dovranno realizzare saggi brevi, reportage, dibattiti, video o spettacoli teatrali che saranno selezionati e valutati nell’ambito di un concorso dedicato. L’iniziativa è stata presentata al Miur dalla Ministra Valeria Fedeli, dall’editore Giuseppe Laterza, dal direttore del TGR RAI Vincenzo Morgante e dalla direttrice di RAI Cultura Silvia Calandrelli.

‘Buon Senso’ in nove scuole

Sono nove le scuole che parteciperanno a questa sperimentazione: il liceo Scacchi, il liceo Socrate e il liceo G. Salvemini di Bari; l’Istituto di Istruzione Superiore Carlo Urbani, il liceo Pilo Albertelli e l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Giorgio Ambrosoli di Roma; l’Istituto di Istruzione Superiore Galilei Ferrari, l’Istituto di Istruzione Superiore Avogadro e il liceo M. D’Azeglio di Torino. Le scuole, dunque, rappresentano tutta Italia. Una sperimentazione non da poco, perché i ragazzi dovranno imparare a documentarsi, a informarsi, ad ascoltare e approfondire i vari punti di vista e a confrontarsi su posizioni diverse. In una società iper-tecnologica, dove l’informazione viaggia su Internet e sui social, sembra quasi che nessuno abbia più tempo per informarsi, per fermarsi un attimo ad approfondire e a riflettere. Lo fanno le persone e spesso lo fanno anche i giornalisti. È l’era dell’informazione continua, che ci bombarda con senza sosta: si fatica a capire cosa è reale e cosa no. E i mass media non aiutano, anzi. Spesso ‘urlano’, usano un linguaggio e delle espressioni che possono portare a una visione parziale dei fenomeni, se non distorta. E dato che in Italia i giornalisti – almeno quelli registrati – sono 112.202 (rapporto sul giornalismo in Italia LSDI Libertà di Stampa Diritto all’Informazione, in riferimento all’anno 2015) ci si può solo immaginare quanta influenza possano avere quando trattano un argomento. Scriveva Karl Popper: “(…) nessuno può prevedere quale sarà la prossima grande invenzione in termini di servizio alle persone. Una di queste è stata la televisione, che è davvero diventata un grande orrore, anche se avrebbe potuto essere una benedizione”. Popper parla di televisione, ma il concetto può facilmente essere esteso al flusso di informazione virtuale dell’era contemporanea, dove spesso il linguaggio e la comunicazione finiscono per prostituirsi. Ecco allora che l’iniziativa del Miur può davvero – se condotta in modo efficace – provare a dare una svolta agendo sui più giovani e sul loro modo di approccio alla realtà. Grazie al sostegno di un docente tutor, gli studenti potranno avere gli strumenti per imparare a decodificare e a interpretare al di là dei luoghi comuni i vari aspetti della realtà, formandosi un’opinione corretta e completa per poi comunicarla in modo efficace. “Ci vuole buon senso per esprimersi su un tema difficile come l’immigrazione”, ha sottolineato Giuseppe Laterza.

Buon senso implica un giusto equilibrio tra razionalità ed emotività

tra interessi immediati e di lungo periodo, tra idee generali ed esperienza individuale. Gli studenti di tre città cercheranno le parole, i gesti e le immagini per esprimere tutte le ragioni secondo buon senso. La casa editrice Laterza, da sempre impegnata nella formazione e nella scuola, con ‘Buon Senso’ vuole dare un contributo all’educazione a una cittadinanza costruita anche sulle capacità di ascolto e di espressione”.

Fra i partner anche la RAI e l’Istat

Al progetto parteciperanno numerosi partner qualificati: testate e reti televisive, giornali, web media, teatri, associazioni, scuole professionali, istituti di ricerca e fondazioni culturali. Ciascuno dei partner metterà a disposizione le sue competenze. Hanno già aderito: Banca d’Italia, Centro sperimentale di cinematografia, Fondazione Giovanni Agnelli, Fondazione Musica per Roma – Auditorium Parco della Musica, Gazzetta del Mezzogiorno, Istat, Master di Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino, La Repubblica, La Stampa, Penny Wirton, RAI, Teatro Kismet. Esperti, personalità dello spettacolo e della comunicazione hanno dato la loro disponibilità a sostenere il progetto: Stefano Allievi, Francesca Borri, Franco Chiarello, Fabio Geda, Alessandro Leogrande, Stefania Miretti, Vinicio Ongini, Leonardo Palmisano, Alessandro Portelli, Francesco Remotti, Sergio Rubini, Igiaba Scego, Andrea Segre.

La ministra Valeria Fedeli: “Percorsi di cittadinanza attiva e consapevole”

“Sono particolarmente soddisfatta di presentare questo progetto che abbiamo fortemente voluto e che rappresenta un’offerta importante che facciamo alle scuole –  Ha dichiarato la Ministra Valeria Fedeli – Quelli proposti in questo progetto sono percorsi di cittadinanza attiva e consapevole per le nostre ragazze e i nostri ragazzi. Con i partner dell’iniziativa stiamo prendendo un impegno significativo, stiamo condividendo la responsabilità di educare le nuove generazioni, di fornire loro strumenti e conoscenze per far sì che possano interpretare il mondo e comprendere i fenomeni e le questioni che interessano le società in cui viviamo. Società che sono sempre più complesse e globali, attraversate da mutamenti repentini. Questo schieramento di forze e di volontà è un chiaro esempio di cosa sia una forte alleanza educativa, di come si possa sostenere in maniera efficace e convinta le scuole nei loro percorsi formativi. Di come sia necessario il contributo di tutti, ciascuno per le proprie funzioni e per la propria parte di responsabilità. Un grazie, quindi, è doveroso ai partner e alle scuole partecipanti”.