Sara Riboldi

Sara Riboldi

Ott 23, 2017

Alternanza scuola lavoro, tra luci e ombre. I dati, le opinioni, la direzione

Dopo i cortei degli studenti nelle piazze italiane contro un utilizzo errato dell’alternanza, il MIUR ha annunciato l’organizzazione degli Stati generali e la carta dei diritti e doveri degli studenti in alternanza

Continua la polemica sull’alternanza scuola lavoro, che vede schierarsi due fronti opposti: da una parte il MIUR e la ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, che la percepisce come “un’innovazione didattica importante”; dall’altra sindacati e studenti che invece ne colgono tutta la contraddittorietà, tanto che nei giorni scorsi sono scesi nelle piazze italiane per manifestare il loro dissenso.

Innovazione didattica, dunque, o una sorta di ‘sfruttamento’ mascherato da formazione?

Forse semplicemente modelli di alternanza scuola lavoro sbagliati o non del tutto organizzati. Come in tutte le cose, se ci fosse una maggiore strutturazione, uno sviluppo adeguato dei progetti formativi e un maggiore dialogo fra le parti, forse la situazione sarebbe migliore e il sogno del MIUR potrebbe essere realizzato nel migliore dei modi. Ma in Italia, il rischio di trovarsi in una situazione che vede alcuni studenti ritrovarsi di fatto a essere etichettati come manodopera a basso costo esiste. E le manifestazioni dei giorni scorsi sono servite a dare voce a un ‘no’ deciso a questo rischio. Fondamentale è non confondere la formazione con l’uso improprio di manodopera gratuita.

In campo l’Unione degli Studenti

L’Unione degli Studenti parla di sciopero. Un termine che di solito si riferisce ai lavoratori quando smettono di produrre per far valere i loro diritti. Forse gli studenti di oggi un po’ lavoratori ci si sentono. Scrive in una nota stampa l’Unione degli Studenti: “Siamo quelli a cui è stato raccontato che l’alternanza scuola lavoro serve per la propria formazione e poi sono stati mandati a fare fotocopie e trasportare oggetti pesanti per ore. Siamo i ragazzi e le ragazze delle 200 e 400 ore obbligatorie che, da un giorno all’altro, sono stati presi per svolgere lavoro gratuito. Tutto questo perché qualcuno ha deciso per noi. Hanno confuso la formazione pratica con lo sfruttamento della nostra manodopera gratuita. Allora noi quanto valiamo? Vogliamo uno statuto delle studentesse e degli studenti in alternanza scuola lavoro che ci garantisca la gratuità e la qualità dei percorsi, un codice etico da imporre ad ogni azienda. Vogliamo essere anche noi a decidere, a valutare davvero i percorsi che facciamo, perché nessuno può illuderci di trovare lavoro dopo aver fatto l’alternanza in quel modo: prima ci devono una formazione all’altezza dei nostri sogni”.

La voce di studenti e sindacati

Una delegazione della Rete degli Studenti Medi è stata ricevuta negli uffici del Ministero dopo il corteo a Roma. Di certo questo è indice della volontà del MIUR di ascoltare gli studenti e di cercare una soluzione condivisa. Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi, commenta in una nota stampa in cui descrive le varie problematiche: “I casi in cui l’alternanza scuola lavoro non viene concepita come quello che in realtà dovrebbe essere, strumento di didattica alternativa, ma viene scambiata come strumento per ottenere mano d’opera gratuita sono sempre di più e si contrappongono ai percorsi positivi che esistono ma che fanno fatica a emergere”. Una buona soluzione  per arginare l’utilizzo sbagliato di quello che dovrebbe essere un percorso formativo viene dai sindacati: “Le aziende dei nostri settori devono uscire dalle ambiguità e dare la loro disponibilità ad accordi che garantiscano percorsi di alternanza di qualità – dichiara Cristian Sesena, della Segreteria Nazionale Filcams  – I percorsi di programmazione delle attività e di verifica delle stesse devono vedere un protagonismo degli studenti come soggetti attivi, che insieme alle organizzazioni sindacali e alle rappresentanze sindacali aziendali devono vigilare sulla correttezza dei percorsi e intervenire in caso di abuso”.

I dubbi di Manfreda

La questione però non si è esaurita con le manifestazioni. Infatti, pochi giorni fa la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha diffuso un comunicato stampa in merito alle manovre della legge di bilancio 2018, il cui iter dovrà essere concluso entro il 31 dicembre di quest’anno. Tanti i punti affrontati già nella prima bozza, diffusa in rete e arrivata anche alla Rete degli Studenti Medi. Il coordinatore nazionale Gianmarco Manfreda, ragiona già su questa prima bozza. “Le proteste e le proposte degli studenti di tutta Italia sono state ignorate. Il 13 ottobre siamo scesi nelle strade delle nostre città per chiedere un’alternanza scuola lavoro realmente formativa, questo vuol dire innanzitutto comprendere che uno strumento complesso come questo, per funzionare al meglio, ha bisogno di grossi investimenti. Dalle indiscrezioni che emergono nelle ultime ore non si parla assolutamente di come il Governo ha intenzione di risolvere il problema dei costi dell’alternanza, quando questa in quanto strumento didattico dovrebbe essere assolutamente gratuita. Non c’è una parola sulla formazione, necessaria e da implementare, dei tutor interni ed esterni che sono figure fondamentali per garantire dei percorsi che siano di qualità”, scrive in un lungo comunicato che esamina vari punti oltre alla questione dell’alternanza. E conclude: “Continueremo allora a scendere nelle piazze e organizzare gli studenti da Nord a Sud per far sì che le nostre rivendicazioni vengano ascoltate. Non possiamo più permetterci di aspettare”.

Come viene percepita l’alternanza scuola lavoro dagli studenti? Lo dice un rapporto

Proprio la Rete degli Studenti Medi ha pubblicato nei giorni scorsi un rapporto relativo allo stato e alla percezione dell’alternanza scuola lavoro in Italia. L’inchiesta è stata svolta durante l’anno scolastico 2016/ 2017. Sono stati somministrati oltre 4.000 questionari a studenti della quarta superiore degli istituti tecnici, professionali e licei di tutta Italia, nello specifico coloro che avevano già provato l’alternanza. Agli studenti intervistati è stato chiesto di esprimere un giudizio da 1 a 5 rispetto ad alcune caratteristiche dei percorsi. Il 33,20% ha vissuto un’esperienza negativa per quanto riguarda la coerenza tra l’esperienza di alternanza e il percorso scolastico, mentre il 42,80% l’ha vissuta come esperienza positiva. Il 24% ha avuto una percezione intermedia. Il 49% è positivo nell’utilità dell’alternanza per l’acquisizione delle competenze specifiche, il 29,40% è negativo e il 21,60% ha una percezione intermedia. Invece, per quanto riguarda la possibilità di lavoro futuro, il 52,90% è fortemente critico, il 20,80% ha un pensiero a metà strada tra la positività e negatività e il 26,30% ha un pensiero positivo nel merito. Altro dato che emerge è la questione della formazione dei docenti tutor. Secondo l’inchiesta, il 45,3% degli intervistati ha avuto a disposizione un insegnante con competenze specifiche, ma ben il 41,2% ha avuto a disposizione un tutor scelto casualmente; solo il 5,4% degli studenti intervistati ha avuto a disposizione un esperto esterno e il 5% non ha avuto a disposizione un tutor.

Leggi anche: Alternanza Scuola Lavoro, serve ai ragazzi? Con ScuolaZoo abbiamo fatto un sondaggio

Per quanto riguarda, invece, la formazione degli studenti all’interno del luogo di lavoro, solo il 25% è stato seguito da un dipendente con una delega specifica; il 33% degli studenti aveva invece come tutor un dipendente con altre mansioni e il 24,6% degli studenti aveva il datore di lavoro. Il 15,4% degli intervistati ha invece dichiarato di non aver avuto tutor aziendali. Sono tanti i dati emersi dall’indagine ma i gli aspetti analizzati spingono a una riflessione. Da una parte, infatti, risulta fondamentale la questione della formazione, che ritorna come parola chiave sia nelle scuole sia nelle aziende. Una buona formazione dei docenti aumenterebbe la loro consapevolezza nei criteri di scelta dei percorsi e nella loro progettazione; così come la formazione aziendale specifica potrebbe migliorare l’esperienza sia degli studenti sia dei dipendenti. Del resto, però, nelle aziende – soprattutto quelle piccole – la difficoltà di fare formazione è evidente. Altro aspetto che emerge è il fatto che l’alternanza scuola lavoro abbia in sé delle potenzialità formative elevate ma bisogna mettere in campo strumenti nuovi per poter ridurre al minimo le problematicità e le realtà più problematiche, dando ampio respiro all’idea stessa dell’alternanza scuola lavoro: un percorso di formazione che offrano gli strumenti giusti agli studenti per poter scegliere il loro futuro.

La ministra Fedeli: “Garantiamo il massimo impegno”

Su questi aspetti il MIUR si sta muovendo. La ministra Fedeli, anche dopo l’incontro con gli studenti, ha garantito il massimo impegno, con un monitoraggio continuo e un tavolo di confronto con le associazioni studentesche sempre aperto. “L’alternanza scuola lavoro è un’innovazione didattica importante – spiega in una nota la ministra Fedeli –  È uno strumento che offre alle studentesse e agli studenti la possibilità di acquisire competenze trasversali e consente loro di orientarsi con più consapevolezza verso il loro futuro di studi e lavorativo.

L’alternanza è uno strumento in cui crediamo profondamente. Su questo punto garantiamo il massimo impegno e anche la massima fermezza di intervento in caso di situazioni in cui il patto formativo che sta alla base dell’alternanza sia violato, impedendo a studentesse e studenti di fare un percorso significativo, innovativo e di qualità. Stiamo mettendo in campo strumenti concreti che vanno in questa direzione e che ci consentiranno un costante monitoraggio e controllo perché la qualità formativa è decisiva”. Secondo le prime rilevazioni del Ministero, nello scorso anno scolastico il 95% degli istituti ha fatto alternanza, con oltre 900.000 studenti che hanno partecipato ai progetti e più di 200.000 strutture ospitanti.

“Ora – prosegue la Ministra – dobbiamo fare uno sforzo aggiuntivo per qualificare ulteriormente i percorsi e la gestione delle procedure da parte delle scuole. Ci sarà un ampio confronto su questo, lo faremo il 16 dicembre: organizzeremo come Ministero gli Stati Generali dell’alternanza con tutti gli attori in campo, a partire dai rappresentanti delle ragazze e dei ragazzi. Prima di allora lanceremo due strumenti importantissimi: la piattaforma di gestione dell’alternanza e la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza. La piattaforma sarà strumento di attuazione della Carta, che è molto attesa ed è uno strumento centrale di informazione e di garanzia per chi partecipa all’alternanza. La piattaforma avrà una specifica sezione dedicata a studentesse e studenti che avrà un bottone rosso per le segnalazioni di eventuali problematicità significative riscontrate durante l’alternanza. Abbiamo anche firmato un protocollo con l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro per mettere a disposizione delle scuole i tutor ANPAL, esperti di mercato del lavoro che possano supportare referenti, tutor e dirigenti scolastici nell’entrare in contatto con le strutture ospitanti del territorio. È evidente che quello che stiamo facendo tutti insieme, il Ministero, le scuole, le strutture ospitanti, non è un percorso semplice. Ma è un percorso che va nella giusta direzione e che dobbiamo proseguire con sempre maggiore determinazione. Nella consapevolezza che anche questa è scuola. Una scuola aperta, capace di innovarsi e di offrire uno sguardo sul futuro alle nuove generazioni”.