Sara Riboldi

Sara Riboldi

Nov 15, 2017

Cyberbullismo: che cosa dice la legge | Intervista a Vincenzo Vetere (ACBS)

Dopo la recente legge, il MIUR ha emanato le linee guida di prevenzione al cyberbullismo. Tante le iniziative istituzionali ma restano alcune criticità. L’attenzione resta alta. Ne parliamo con Vincenzo Vetere (ACBS)

Cyberbullismo, finalmente ora se ne inizia a parlare. Il MIUR ha infatti emanato da pochi giorni le linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto al cyberbullismo, in attuazione della legge n.71 approvata il 29 maggio 2017 ed entrata in vigore il 18 giugno 2017. L’attenzione è più che mai alta. Parte attiva nel processo di ascolto e di guida verso una maggiore consapevolezza sul tema è anche l’Associazione Contro il Bullismo Scolastico (ACBS), fondata da Vincenzo Vetere, un ragazzo che ha provato sulla sua pelle l’esperienza di essere vittima di bullismo e di cyberbullismo e che ha deciso – insieme ad altre persone che si mettono in gioco – di contrastare questo fenomeno.

Cosa dice la legge sul cyberbullismo

La legge ha l’obiettivo di mettere in campo azioni di contrasto al cyberbullismo con una strategia basata sulla prevenzione e sull’educazione di tutti i minori coinvolti, vittime ma anche bulli. Secondo la normativa, si può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito Internet o dei social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei dati personali del minore diffusi nella Rete. Qualora entro le 24 ore successive al ricevimento dell’istanza il soggetto responsabile non abbia comunicato di provvedere all’oscuramento, rimozione o blocco e non vi abbia provveduto entro 48 ore o qualora non sia possibile identificare il titolare del trattamento, allora ci si può rivolgere anche al Garante per la protezione dei dati personali.

La legge istituisce, inoltre, un tavolo di lavoro presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, coordinato dal MIUR, con il compito di redigere un piano di azione integrato e di realizzare un sistema di raccolta dati per il monitoraggio, anche con il supporto della Polizia Postale e delle Comunicazioni e delle altre Forze dell’Ordine.

Il piano sarà integrato con un codice di co-regolamentazione cui dovranno attenersi gli operatori della Rete e dei social. Grande attenzione è data alla formazione del personale scolastico e di un docente che diventa il referente con i vari organi e associazioni. Sono anche definiti gli obblighi del dirigente scolastico, che qualora sia a conoscenza di fatti di cyberbullismo, deve informare in modo tempestivo la famiglia e attivare adeguate azioni di carattere educativo. Previsto anche lo strumento dell’ammonimento nei confronti dell’autore della condotta molesta, qualora però non venga presentata querela o non si ravvisino reati perseguibili d’ufficio. La richiesta potrà essere presentata in qualsiasi ufficio di Polizia e prevede, dopo opportune verifiche, la convocazione del minore responsabile insieme ad almeno un genitore (o a persona che esercita la potestà genitoriale) e l’invito a tenere un comportamento idoneo con specifiche prescrizioni che varieranno a seconda de casi. La legge stanzia inoltre 203.000 euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019 per l’attività di formazione.

Le linee guida per le scuole. Al via l’iniziativa “Generazioni connesse”

Le linee di orientamento diffuse dal MIUR costituiscono un primo passo per aiutare le scuole a orientare le azioni. Intanto, per sensibilizzare a un uso corretto della Rete e dei social, il MIUR ha avviato l’iniziativa Generazioni connesse’, sostenuta dalla Commissione Europea. Diverse aree dedicate alle scuole, ai bambini, ai ragazzi e ai genitori forniscono un iter guidato sui temi della navigazione sicura. Per quanto riguarda le scuole, quelle iscritte al progetto possono intraprendere un percorso per far emergere i punti di forza e di debolezza dell’istituto mediante la compilazione di un questionario di autovalutazione per giungere poi all’elaborazione di un progetto personalizzato (il Piano d’azione), che consentirà agli istituti di definire le norme comportamentali per l’uso delle nuove tecnologie, le misure di prevenzione e le misure per la rilevazione e gestione delle problematiche connesse a un utilizzo non consapevole delle tecnologie digitali.

I dirigenti scolastici avranno cura di inserire misure dedicate alla prevenzione del cyberbullismo nel Piano triennale dell’offerta formativa, nel Patto di Corresponsabilità e nei vari regolamenti di istituto. Inoltre, il dirigente dovrà assicurare la massima informazione alle famiglie di tutte le iniziative intraprese, anche attraverso una sezione del sito web scolastico. Inoltre, è auspicabile che il dirigente scolastico attivi specifiche intese con i servizi territoriali che possono fornire supporto specializzato. Monitoraggio è dunque la parola d’ordine sia per i dirigenti scolastici sia per i docenti referenti, per i quali il MIUR sta elaborando una piattaforma per la loro formazione.

Parla il presidente di ACBS, Vincenzo Vetere: “Fiducioso per il futuro”

Rispetto a pochi anni fa si sono fatti passi da gigante ma ci sono ancora delle difficoltà da superare. Ne parliamo con il presidente dell’Associazione Contro il Bullismo Scolastico, Vincenzo Vetere: “Ora gli strumenti ci sono: vanno solamente attuati. Tuttavia restano alcuni problemi”. Intanto il tempo che passa tra la segnalazione al raggiungimento della rimozione del contenuto: “È una cosa buona nel senso che si spera che il contenuto venga rimosso ma a livello pratico si sa che in 48 ore il contenuto circola quindi non si ha la certezza ufficiale che questo contenuto venga cancellato definitivamente”.

Poi la bassa consapevolezza dei ragazzi: “La giustificazione che ho sempre sentito è ‘non me ne sono reso conto’. Sono contento che tutte queste linee siano state fatte, perché vuol dire che dopo anni che sto lottando finalmente c’è maggiore attenzione; però il problema secondo me sta un po’ alla base, cioè si sta pensando troppo a come intervenire e non a come ‘curare’”.

"Si sta pensando troppo a come intervenire e non a come curare"

“Dovrebbero fare un qualcosa in più per favorire le scuole a fare prevenzione per far capire che anche una foto pubblicata in Rete può far del male. È un problema di educazione. Un’altra difficoltà è l’età in cui bisogna regalare lo smartphone. Ci son alcuni studiosi che hanno sottolineato che sotto i 14 anni sarebbe opportuno non dare questo strumento. La giustificazione dei genitori spesso è che altrimenti i ragazzi sarebbero fuori dal gruppo, ma a quell’età lo smartphone non serve.  Anche sui social si trovano ragazzini sotto i 13 anni anche se teoricamente non potrebbero”. Altro nodo, le famiglie: “Ho notato che fino a qualche anno fa le famiglie erano super attive e le scuole no. Oggi è il contrario. Noi crediamo che vadano educate anche e soprattutto le famiglie”.

La differenza tra scuola e scuola

Va inoltre sottolineato che, nonostante il Ministero sia molto attivo sul tema, siano sempre le singole scuole che si devono organizzare e trovare la loro strada. E di conseguenza non in tutte le scuole si accetta o è possibile organizzare incontri sull’argomento. “Girando varie scuole durante l’anno – prosegue Vincenzo Vetere –  abbiamo trovato presidi molto attivi e sensibili, che facevano corsi di formazione già prima della legge; altri però non accettano che nelle loro scuole ci possano essere episodi di bullismo o cyberbullismo. Per esempio, in un paese in provincia di Bergamo avevo organizzato un incontro e il preside tre giorni prima aveva detto agli studenti di non partecipare. Purtroppo c’è anche il fatto che tante scuole non hanno i fondi per poter organizzare incontri e dibattiti su questo tema. Secondo me le scuole oggi sono lasciate spesso un po’ troppo a loro stesse, senza dire nello specifico come deve essere fatto un certo percorso”.

Nonostante i problemi però la strada sembra essere giusta: “Le cose sono cambiate in meglio. Le scuole sono più attive, c’è maggiore attenzione da parte delle istituzioni e durante gli incontri i ragazzi sanno dire cosa siano bullismo e cyberbullismo. Positivo anche il fatto che si stiano utilizzando i social come metodo per informare sia gli studenti sia le famiglie su quello che accade: può essere una buona soluzione perché oggi Internet è il principale mezzo di comunicazione dei giovani. Sono molto fiducioso per il futuro: siamo sulla strada giusta. Spero tra qualche anno di chiudere tutto quello che ho fatto perché vorrebbe dire che noi non serviamo più”.