Gabriella Rocco

Gabriella Rocco

Nov 17, 2017

Informatica e tecnologia, gli strumenti per l’emancipazione nei sobborghi di Mumbai

Un progetto finanziato col crowdfunding per spingere sempre più ragazze a studiare STEM e iniziare a sviluppare codice. Con risultati sorprendenti, per loro e tutta la comunità

Descritta come una delle più grandi baraccopoli dell’Asia, Dharavi a Mumbai conta circa un milione di persone e negli ultimi anni si è resa protagonista di alcune sorprendenti iniziative di vera e propria innovazione tecnologica. Si tratta dell’opera di un gruppo di ragazze che si sono appassionate al coding per risolvere i gravi e delicati problemi legati alla comunità, e alla condizione di donne “svantaggiate” in un contesto sociale di frontiera.

Dharavi Diary Project

Le giovani programmatrici, di età compresa tra gli otto e i sedici anni, fanno parte del Dharavi Diary: un progetto nato nel quartiere Naya Nagar di Dharavi nel 2014, grazie alla sensibilità del regista Nawneet Ranjan. Quest’ultimo, trovatosi in quei luoghi per girare un documentario, ha deciso dopo aver conosciuto gli abitanti, le loro condizioni di vita e le loro potenzialità, di dedicarsi alla loro istruzione e formazione per aiutarli a superare i disagi locali servendosi di innovazione e tecnologia.

 

Così tramite l’utilizzo della piattaforma App MIT Inventor Nawneet ha insegnato con pazienza e dedizione alle giovanissime ragazze indiane il linguaggio della programmazione con un risultato sorprendente: l’idea è quella di creare app per affrontare i problemi di tutti i giorni legati alle difficili condizioni di vita, dall’accesso all’acqua all’istruzione di base, fino ad applicazioni che soccorrono le donne oggetto di molestie sessuali, piaga frequente in quei luoghi.

Il 4 gennaio del 2016 il Dharavi Diary Project ha subito una brusca battuta d’arresto a causa di un violento incendio che ha devastato e distrutto l’intero quartiere, le case di oltre cinquanta famiglie e con esse i loro preziosi strumenti tecnologici acquistati con enorme sacrifici.

 

Nonostante l’evento catastrofico, il regista non si è perso d’animo ed ha deciso di lanciare una campagna di crowdfunding per la comunità di Dharavi, al fine di raccogliere fondi utili non solo per l’acquisto di beni di prima necessità come cibo e vestiti ma anche per l’acquisto di nuovi smartphone, computer e tablet, cruciali per la loro formazione e la vita.

 

Fino ad allora il progetto Dharavi Diary era stato finanziato esclusivamente con fondi privati ​​raccolti da Ranjan e dai suoi amici, e con la partecipazione annuale delle ragazze alla Technovation Challenge nel 2015 e 2016, gara internazionale di coding che le ha viste protagoniste e vincitrici per ben due volte con l’aggiudicazione di premi in smartphone e laptop.

Il documentario

Ranjan ha poi coinvolto l’intero quartiere Naya Nagar di Dharavi nelle riprese di un docu-film di inclusione sociale dal titolo Dharavi Diary, con lo scopo di raccontare le storie della comunità indiana per avvicinare sempre più le ragazze alla tecnologia e alle discipline STEM: con l’intento di spingerle a diventare change-maker, protagoniste del cambiamento per migliorare se stesse, il loro futuro e la loro vita. E per iniziare a sognare anche in contesti così apparentemente ostili.

 

“Il percorso di avvicinamento delle ragazze di Daharavi alla tecnologia – spiega Ranjan sul sito della campagna di crowdfunding – non è stato affatto semplice perché hanno dovuto affrontare una serie di ostacoli enormi dovuti ai pregiudizi sociali e anche familiari che riguardano la condizione dello status di donna. Se c’è un bicchiere di latte in famiglia, è il figlio maschio che lo beve. Ciò dimostra quanto e come la figura femminile sia non considerata in questi posti”.

Le App realizzate

Il programma Slum Innovation Dharavi Diary, attraverso MIT App Inventor, adopera video-tutorial online, documenti e presentazioni in PowerPoint per insegnare alle ragazze l’ABC del programmazione. Una volta assimilate le informazioni base di programmazione e informatica, le ragazze individuano i problemi critici relativi all’area urbana in cui vivono, vi assegnano una scala di priorità e iniziano, attraverso la composizione e scrittura di codice, a creare vere e proprie applicazioni per risolverli.

 

Eccone alcune:

Android Women Fight Back è rivolta alla sicurezza delle donne e consiste in avvisi con suoneria speciale via SMS, con l’individuazione della posizione (geolocalizzaizone), attraverso allarmi di soccorso e chiamate di emergenza ai contatti speciali in caso di pericolo per la propria incolumità fisica.

Padhai fornisce lezioni di lingua e grammatica inglese per le ragazze che non hanno la possibilità di andare a scuola.

Paani dedicata al problema dell’acqua (che in quelle zone scarseggia), avvisa tramite un SMS la gente quando è il loro turno per riempire la rispettiva fornitura di acqua.

 

Nonostante i pregiudizi culturali locali verso la tecnologia, il numero di bambine coinvolte nel progetto è passato da 15 a oltre 600 nel giro di due anni. Per Ranjan la campagna di crowdfunding che si è conclusa raccogliendo 11,638 dollari, una cifra importante per quella realtà, è stata decisiva perché ha permesso di aiutare bambine provenienti da famiglie molto povere di aree disagiate del Dharavi, per assicurargli un’istruzione e migliorare il loro futuro.

 

Oggi queste ragazze possono diventare protagoniste del cambiamento: convinte che la tecnologia possa aiutare tutti i bambini del mondo a prescindere dalle condizioni in cui si nasce. Una bella testimonianza.