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Gen 19, 2018

In un immobile confiscato alla mafia apre il nuovo Centro studi Paolo Borsellino

Un luogo importante soprattutto per i giovani che rischiano di non ricordare il lavoro del magistrato

Il sorriso di Paolo Borsellino caricaturato da un giovane artista genovese tra le sagome degli agenti di scorta, piazzato al centro di una stanza della villa che venticinque anni fa faceva parte di un residence dove Totò Riina si era rifugiato, è la migliore risposta alla mafia. Dai primi di gennaio nell’ex quartiere edificato dai fratelli Sansone che ospitò il famoso covo del boss corleonese c’è il Centro studi “Paolo Borsellino”: un luogo che Rita, la sorella del magistrato e il suo staff pensano con la porta sempre aperta ai più giovani.

Dov’è il Centro studi “Paolo Borsellino”

Per arrivarci bisogna abbandonare la circonvallazione di Palermo all’altezza dell’ex Motel “Agip”. Siamo in via Bernini nel quartiere “Uditore”. Oggi accanto al centro studi “Borsellino” c’è l’ordine dei giornalisti e una caserma dei carabinieri ma nel 1992 Riina qui visse con la moglie Ninetta Bagarella e con i figli brindando la sera della strage di Capaci. Il covo del boss è proprio accanto al centro studi immerso in un’oasi verde tra piscine e viali alberati. La mafia è stata cacciata da uomini come il sindaco Leoluca Orlando che il 3 gennaio scorso era a fianco di Rita Borsellino ad inaugurare questo nuovo presidio di legalità.

Chi è nato nel 2000 rischia di non sapere più nulla di quei due magistrati

La vittoria dei cittadini è stampata sul volto della sorella ma anche di Francesca e Tonino che con lei in questi anni non hanno mai smesso di raccogliere testi, testimonianze, immagini in modo da non spegnere mai i riflettori su quanto accaduto nel 1992. Loro lo sanno che chi è nato nel 2000 rischia di non sapere più nulla di quei due magistrati. Ne sono talmente consapevoli che quando la scuola non fa la sua parte ci sono loro. Gente che non sta mai ferma. Lo si capisce dalla targa all’ingresso del bene confiscato: “Patrimonio del Comune di Palermo. Progetto Casa della memoria operante”.

Fa pensare ad un centro “in movimento”. E così è. “Qui allestiremo la biblioteca che potrà essere fruibile a tutti i giovani che hanno il desiderio di conoscere, di studiare”, mi spiega Francesca Grasta mostrandomi tutto il patrimonio raccolto in questi anni con una meticolosa cura e pazienza. In un angolo ci sono le olive raccolte dall’albero di via Mariano D’Amelio dove Rita è tornata a vivere dopo la strage e da dove ogni giorno osserva i tanti giovani e non che si fermano come fosse una “processione laica” a lasciare il loro sguardo o un fiore in quel luogo che è diventato simbolo di rinascita.

Il 78esimo compleanno di Borsellino

In un’altra stanza Tonino sta organizzando degli incontri in Emilia Romagna. Da qualche parte è parcheggiata la “Bibliolapa”, una Moto Ape che qualche anno fa ha attraversato l’Italia con a bordo Rita Borsellino per portare libri sul tema anche dove non arrivano. Tra qualche oggi però, 19 gennaio, al Centro Studi di via Bernini non troverete nessuno: saranno tutti a festeggiare il settantottesimo compleanno del magistrato con i ragazzi detenuti al carcere minorile. Sarà ancora una volta una festa. Un incontro anche con chi ha compiuto un errore ma non è errato. D’altro canto Rita Borsellino quel 19 luglio deve aver fatto un patto con il fratello: abbracciare ogni ragazzo desideroso di conoscere Paolo.

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