Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Gen 25, 2018

Ocore, la startup che costruirà la prima barca a vela in 3D, apre il suo Fablab a scuola

La suola “Vittorio Emanuele III” di Palermo ospita il progetto di Francesco Belvisi e Daniele Cevola che hanno vinto la scorsa edizione del PNI Cube

C’è una scuola a Palermo con un laboratorio di droni, il più alto numero di giovani diplomati che accede ai corsi di ingegneria con successo, un dirigente umanista che guarda al futuro e un docente, Matteo Figi, che con lo sguardo da imprenditore è stato capace di attrarre tra le mura delle aule le migliore esperienze imprenditoriali dell’isola.

Quest’istituto è il “Vittorio Emanuele III” dove trova spazio “[email protected]”, un cantiere futurista che in questi mesi sta ospitando “Ocore”, la startup che realizzerà la prima barca a vela al mondo con la stampa 3D che parteciperà ad una competizione oceanica.

Un’occasione straordinaria per gli studenti della scuola siciliana che ogni giorno partecipano a questa grande impresa realizzata grazie alla sinergia del Vittorio Emanuele III, del [email protected], di “Ocore” e di NautiLab.

Detta così neanche è immaginabile ma bisogna mettere i piedi in questa scuola per comprendere il desiderio di innovazione che c’è. Visto da fuori sembrerebbe un istituto come un altro, forse anche un po’ trascurato. A fare la ricchezza del “Vittorio Emanuele III” sono le teste degli insegnanti e del dirigente Giovanni Marchese pronto a dare spazio ad ogni novità.

Il [email protected]

Non è un caso se proprio in questa scuola è nato il “[email protected]”. Entrare in questo spazio è come aprire gli occhi sul futuro: dentro quest’officina a farla da padrone sono le stampanti 3D. Sui tavoli trovi progetti, immagini di ciò che sarà. Per terra sacchi di fibre di carbonio. Lì dodici ragazzi molti dei quali neodiplomati al “Vittorio Emanuele III” dal giugno scorso sperimentano e si confrontano, parlano di innovazione e con Francesco Belvisi e Daniele Cevola di “Ocore” stanno per realizzare un sogno.

Ocore la startup che ha vinto PNI Cube

Il grande braccio robotico è al lavoro già da qualche mese. In giro per il “cantiere” trovi pezzi di prototipi. Sembra un gioco ma non lo è. E non lo è stato nemmeno in principio perché “Ocore” ha vinto il premio nazionale per l’Innovazione, la più grande e capillare business plan competition italiana.

Hanno sbaragliato una concorrenza di tutto rispetto (2.768 neoimprenditori, per un totale di 1.031 idee d’impresa e 531 business plan presentati), aggiudicandosi il primo premio assoluto e il premio FS Italiane nel settore Industrial.

Altra difficolta: la mancanza di standard e di software dedicati, che aumenta non di poco il lavoro di progettazione, ricerca e sviluppo. C’è spesso l’esigenza di creare strumenti ex-novo, oppure di trovare impieghi alternativi a ciò che è stato progettato per altri scopi. Una sfida continua, che impone di non dare mai nulla per scontato. Con la consapevolezza, però, del fatto che nei prossimi anni, con la diffusione di una cultura della stampa 3D e di strumenti affidabili, diventerà sempre più facile applicare queste tecnologie in ambito industriale.

Un progetto ancora più ambizioso perché ha puntato al coinvolgimento dei più giovani trovando spazio in una scuola superiore, un luogo che normalmente non è deputato a questi compiti.

A spiegarci l’idea che sta dietro questo cantiere è Francesco Belvisi.

L’intervista

Cosa state realizzando in questo laboratorio?

Quella che vedi sarà la prima imbarcazione stampata in 3D. Sei metri e mezzo di lunghezza e  tre di larghezza,  realizzata in fibra di carbonio. ll Mini 650 Proto sfrutterà il 3D printing con fibra di carbonio dove è conveniente e pratico, integrandolo (ove necessario) con materiali tradizionali. La sfida della progettazione è quella di coniugare sicurezza, resistenza e performance, il tutto mantenendo un peso ridotto, visto che si tratterà di una barca da competizione che dovrà prendere parte a una regata oceanica estrema.

Qual è il ruolo degli studenti di questa scuola?

I ragazzi sono molto curiosi, hanno voglia di imparare e di fronteggiare problemi. Hanno una sana competitività e si sbracciano per trovare soluzioni economiche, semplici, fattibili. Alcuni di loro sono nel campo delle corse motociclistiche (e vincono pure!), si appassionano molto quando bisogna costruire oggetti, uno di loro durante il corso ha allestito a casa una piccola fonderia per alluminio che usa con pezzi stampati in 3D con la sua stampante domestica. Sono davvero in gamba e con NautiLab stanno crescendo tanto. Abbiamo creato un mix tra educazione e sviluppo tecnologico.

E una volta costruita?

Il team sta vivendo i suoi mesi più intensi, e i prossimi non saranno da meno: nel 2018 il varo e, nel 2019, il sogno della Mini Transat. Tantissimi grandi navigatori oceanici arrivano proprio dai Mini 650, che con il loro circuito di regate permettono ai velisti di affrontare formazione, esperienze e problemi che serviranno poi su barche di maggiori dimensioni. Una vera e propria palestra, dunque, per tutti: chi progetta, chi costruisce e chi naviga”.

Il “Vittorio Emanuele III” dimostra così ancora una volta di essere una delle scuole di eccellenza a livello nazionale “per la sua attenzione costante alle nuove tecnologie e alle sinergie con l’università e il mondo del lavoro”, sottolinea Matteo Figi.