Feb 11, 2018

Ragazze nella scienza: cinque storie di giovani donne che ce l’hanno fatta

Nella giornata internazionale delle ragazze e delle donne nella scienza, abbiamo incontrato cinque scienziate che lavorano in diversi ambiti: ospedaliero, universitario, industriale. Nelle loro storie ci sono molti fattori comuni: la fortuna di aver trovato insegnanti e genitori capaci, un forte amore per la scienza e un po' di sana ostinatezza

Abbiamo incontrato cinque giovani scienziate, dai 25 ai 28 anni, a cui abbiamo posto sei domande per capire com’è nata la loro passione per la scienza, a cosa lavorano nel quotidiano e cosa possono consigliare alle ragazze che decidono di dedicare la propria vita all’ambito scientifico.

Elisa Donati, 25 anni, Dottoranda nel gruppo di ricerca del Professor Marco De Vivo, all’IIT di Genova.

Com’è nata la tua passione per la scienza?

I miei genitori lavorano entrambi in ambito scientifico e quindi fin da bambina la scienza era per me qualcosa di quotidiano.

Cos’hai studiato?

Prima il liceo scientifico e poi chimica. Attualmente, nelle mie attività di dottorato mi sto dedicando all’identificazione di molecole antitumorali per lo sviluppo di nuovi farmaci.

Perché hai scelto proprio questa facoltà?

La chimica mi ha sempre affascinato, fin dal liceo. L’idea di poter contribuire a qualcosa di importante, come il miglioramento della salute umana e del farmaci disponibili, ha sempre costituito una notevole motivazione.

Di cosa ti occupi? Mi puoi raccontare alcuni progetti su cui hai lavorato recentemente?

Utilizzo simulazioni MD e QM / MM per studiare i processi attraverso i quali gli acidi nucleici processano i metallo enzimi. L’obiettivo finale è individuare molecole per lo sviluppo di farmaci antitumorali.  Va precisato che l’individuazione di molecole adatte non è per nulla scontato: si tratta di un lavoro complesso e articolato, che richiede molta pazienza e dedizione.

Cosa pensi sia più interessante del tuo lavoro?

Nel lungo periodo, l’aspetto più interessante è pensare di poter fare qualcosa di utile per migliorare le cure a disposizione dei malati di tumore. Si tratta di una branca della ricerca che ha un forte impatto sociale e questo credo spinga ognuno di noi a dare il massimo.

Cosa consiglieresti a una ragazzina che vuole lavorare in ambito scientifico?

Se dovessi dare un consiglio che riguarda il mio ambito specifico direi: armati di pazienza e tieni duro. La ricerca è un ambito che richiede costanza, soprattutto se si parla di farmaci: dall’individuazione della molecola giusta all’approvazione di un farmaco possono passare anni. In mezzo, possono esserci difficoltà burocratiche, esperimenti che non vanno come ci si aspetterebbe e mille altre variabili. Non arrendersi è fondamentale!

 

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Alessia Serafini, 26 anni, Datascientist dello spinoff del Poltecnico di Milano Moxoff

Com’è nata la tua passione per la scienza?

Fin da bambina mi sono accorta di essere portata per la matematica. Ho avuto la fortuna di avere insegnanti che mi hanno incentivato e supportato, durante le diverse fasi di studio.

Cos’hai studiato?

Ho frequentato il liceo scientifico e poi ho studiato ingegneria matematica al Politecnico di Milano

Perché hai scelto proprio questa facoltà?

L’ingegneria matematica, rispetto alla matematica pura, permette di lavorare nell’ambito della scienza applicata. Volevo che il mio lavoro si potesse dispiegare in innumerevoli ambiti e non rimanesse legato alla pura teoria.

Di cosa ti occupi? Mi puoi raccontare alcuni progetti su cui hai lavorato recentemente?

Recentemente, ho lavorato a un progetto per un importante gruppo televisivo: basandoci su alcuni dati relativi all’indice di ascolto, abbiamo cercato di fornire dei modelli per ottimizzare la programmazione delle diverse tipologie di programmi (a seconda di orari o giorni). Contestualmente, abbiamo cercato di valorizzare gli acquisti effettuati dall’azienda, come film o serie tv che spesso vengono comprati e non sfruttati adeguatamente. Grazie ad un altro progetto, invece, siamo riusciti a creare dei modelli per la gestione degli insoluti nel settore delle utilities. Più in generale, utilizziamo la matematica per sviluppare modelli customizzati, che si rivelano indispensabili per gestire in maniera intelligente ogni tipo di business.

Cosa pensi sia più interessante del tuo lavoro?

La matematica è un linguaggio che aiuta a spiegare ogni dettaglio della realtà che ci circonda, motivo per il quale nel mio lavoro mi trovo ad affiancare ogni tipo di azienda. È interessante poter incontrare, giorno dopo giorno, clienti diversi e scoprire ambiti nuovi, prima sconosciuti. Io offro una consulenza strategica al cliente, che però mi ripaga svelandomi dettagli di una realtà che prima era una sconosciuta. Quindi, grazie alla matematica, vivo ogni giorno una meraviglia!

Cosa consiglieresti a una ragazzina che vuole lavorare in ambito scientifico?

Studiare ingegneria matematica richiede molto impegno e costanza, ma si viene ripagati se si studia seriamente. A oggi i datascientist sono ricercatissimi e anche nei prossimi anni sarà così. Quindi, non bisogna lasciarsi abbattere!

Martina Molgora, 28 anni , ricercatrice di Humanitas

 

Com’è nata la tua passione per la scienza?

Mi sono accorta della mia passione per l’immunologia già dalle prime lezioni in università.

Cos’hai studiato?

Ho frequentato il liceo scientifico, biotecnologie e ora sto finendo un dottorato in immunopatologia.

Perché hai scelto proprio questa facoltà?

La struttura del corso di laurea mi sembrava la più interessante in ambito scientifico. Chiaramente è difficile dover effettuare una scelta simile a 19 anni, ma io sono stata fortunata e ho scelto la strada giusta, quella per cui ho sviluppato un interesse profondo.

Di cosa ti occupi?

In generale mi occupo del sistema immunitario in ambito oncologico. Nello specifico, il mio progetto di dottorato è legato allo studio di una molecola che agisce da freno, ovvero da regolatore negativo, di un tipo cellulare specifico del sistema immunitario, le NK Natural Killer. Abbiamo caratterizzato questo freno che blocca l’attività antivirale e antitumorale dell’NK. Se bloccato, l’NK può essere ancora più efficace come naturale protezione dal tumore o dalle metastasi.

Quale parte del tuo lavoro reputi più interessante?

Mi piace molto l’attività di laboratorio, trovo estremamente stimolante avere una domanda scientifica e dover trovare una risposta. Anche il processo di analisi e di formulazione del metodo da applicare sono componenti che mi affascinano molto. Grazie a queste attività si arriva a un livello di conoscenza altissimo, proseguire la ricerca diventa sempre più interessante. Il nostro è un  lavoro di squadra e questo è uno degli aspetti più belli: è impossibile lavorare da soli, ci si deve continuamente confrontare e, così facendo, si cresce ogni giorno. L’obiettivo finale della ricerca medica è inoltre una grande spinta.

Cosa consiglieresti a una ragazzina che vuole lavorare in ambito scientifico?

Seguire le proprie capacità e la propria passione. Bisogna mettere molto impegno per raggiungere i propri obiettivi. È importante che tutti possano trovare la propria strada, in piena libertà.

Valeria Di Marco, 28 anni, Data Scientist che ha sviluppato Axurge, tra i dieci progetti finalisti nella prima edizione del contest Bioupper.

Com’è nata la tua passione per la scienza?

Ho sempre sentito una certa affinità per le materie scientifiche e decisamente meno per quelle umanistiche. Ritrovo molto della matematica anche nel mio modo di essere: precisa, rigorosa, coerente.

Cos’hai studiato?

Prima il liceo scientifico e poi ingegneria matematica, con una specializzazione per l’elaborazione delle immagini in ambito biomedicale.

Perché hai scelto proprio questa facoltà?

Non volevo dedicarmi alla carriera accademica e se avessi scelto matematica pura, probabilmente, sarei finita a lavorare in un ambito molto più teorico. Mi affascinano molto le applicazioni e meno la pura teoria.

Di cosa ti occupi? Mi puoi raccontare alcuni progetti su cui hai lavorato recentemente?

Mi sono occupata a lungo del progetto Axurge, una piattaforma che supporta lo specialista cardiovascolare nel trattamento dell’aneurisma aortico addominale. Grazie a innovativi algoritmi matematici, possiamo analizzare in tempo reale la TAC e sfruttarne al meglio le informazioni, supportando il medico nella valutazione del livello di rischio e nella configurazione di un eventuale intervento chirurgico. La piattaforma permette di effettuare operazioni in modo totalmente automatico e veloce. Tutto avviene in pochi minuti e lo specialista ha a disposizione un set di dati patient specific. Dati relativi ad esempio alle caratteristiche morfologiche dell’aneurisma, che a oggi vengono rilevati molto spesso…col righello!

Cosa pensi sia più interessante del tuo lavoro?

Lavorando a questi e altri progetti, vengo ogni giorno a contatto con realtà sempre nuove e affascinanti. Il lavoro del data scientist non è solo al computer: dobbiamo incontrare i clienti e comprendere al meglio le loro esigenze. Questo scambio umano rimane quello che mi piace di più, non potrei mai passare tutta la giornata al computer.

Cosa consiglieresti a una ragazzina che vuole lavorare in ambito scientifico?

Non demordere mai! Non sarà sempre facile, ma la matematica più di altre è una scienza generosa, che ripaga lautamente chi decide di studiarla con costanza e passione.

Chiara Ceriani, studentessa di chimica dell’Università Bicocca, inserita nel gruppo di ricerca del Professor Sergio Brovelli

Com’è nata la tua passione per la scienza?

Sono una studentessa di chimica e frequento l’ultimo anno di magistrale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Ho sempre avuto una passione per  la scienza, fin da bambina. Sono sempre stata affascinata dal capire i fenomeni che ci circondano, anche le più banali: “Perché si forma il calcare? Perché l’olio e l’acqua si separano?”

Cos’hai studiato?

Il mio amore per la chimica però è nato tra i banchi di scuola.Ho frequentato il liceo socio-psico-pedagogico dove la chimica si studia solo un anno, dal primo giorno di lezione capii che sarei diventa un chimico e che mi sarei dedicata alla ricerca.

Perché hai scelto proprio questa facoltà?

Semplice, perché se mi guardo intorno penso alle mille reazioni che avvengono intorno a noi. Basta pensare alle innumerevoli reazioni che avvengono nel nostro corpo, siamo una macchina perfetta, tutto è governato da composti A e B che reagiscono a dare C  ed è affascinante capire come e perché danno proprio C e non D.

Di cosa ti occupi? Mi puoi raccontare alcuni progetti su cui hai lavorato recentemente?

Attualmente sto svolgendo il tirocinio magistrale e il progetto sarà l’argomento della mia Tesi.
Mi occupo della  progettazione e sintesi di surfattanti specifici per la preparazione di semiconduttori organici in ambiente micellare.
In parole più semplici la mia ricerca è improntata sul cercare di utilizzare l’acqua e non solventi organici, che inquinano il nostro ambiente, nelle reazioni.

Cosa pensi sia più interessante del tuo lavoro?

Considerando che regola di un chimico è: la teoria è quando si sa tutto  ma niente funziona e la pratica è quando tutto funziona ma non si sa il perché. È bello capire perché le cose non funzionano e trovare delle soluzioni.
La cosa più bella del mio lavoro è provare, sperimentare, scoprire.

Cosa consiglieresti a una ragazzina che vuole lavorare in ambito scientifico?

La cosa più importante è che ti piaccia ciò che fai, bisogna avere passione.
Vedo che spesso il blocco nell’intraprendere studi scientifici è che “sono difficili, bisogna studiare molto” ; è vero ma non deve essere visto come una barriera, ma uno stimolo perché nulla è impossibile.

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