Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Mar 28, 2018

In una scuola di Modena gli armadi raccontano storie

Su ogni armadio un Qr-code collegato al video-racconto relativo. In questo modo anche gli oggetti inanimati prendono vita

Ci sono armadi zitti, muti che qualche volta cigolano e altri che parlano. Passi davanti a loro e puoi sentire una storia, magari proprio quella che ami di più. Nessuno pensi che vi stiamo prendendo in giro. Non siamo nemmeno impazziti ma siamo andati alla scuola primaria “Gianni Rodari” dell’istituto comprensivo “Mattarella” di Modena.

Un presidel 2.0 che fa parlare gli armadi

Lì gli armadi raccontano storie. A presentarci questo progetto è il dirigente Daniele Barca, uno di quei presidi 2.0 che sta poco in ufficio e molto tra i corridoi, le aule o in viaggio a scoprire nuovi metodi, nuovi spunti per la sua scuola.

Barca non sopporta l’idea che la scuola sia un luogo polveroso, triste. Nel suo istituto a farsi belli di ciò che fanno sono persino i bidelli che si vantano dei progetti degli insegnanti e dell’educazione degli allievi che hanno imparato a stare in un luogo bello.

Alla “Rodari” dove vieni accolto da un murales del grande maestro e scrittore di storie per ragazzi hanno pensato che anche gli armadi non potevano restare quelli di sempre.

Li abbiamo presenti tutti questi oggetti di ferro che campeggiano da decenni nelle nostre aule e nei nostri corridoi conservando verifiche, vecchi libri di didattica, regoli ed abachi.

In classe spesso servono solo per appoggiare gli zaini. Ciò che colpisce di questi armadi è il fatto che siano brutti. Sembrano più adatti ad una segreteria, ad un ufficio periferico del ministero dell’istruzione che alla scuola. Non hanno nulla a che fare con la didattica, con la creatività, con i colori. Anzi sono l’opposto. Ma ormai fanno parte dell’arredo.

E allora che fare? Eliminarli?

A Modena hanno pensato di “ristrutturarli” a modo loro, di dar loro vita. Una frase che non è solo un modo di dire perché Barca ha pensato di trasformarli in “armadi narrativi” dipingendoli con le scene della storia di Pinocchio. Ma c’è di più.

“Dietro” le ante c’è una voce: è quella dei bambini che hanno registrato la loro voce mentre leggevano pezzi del libro di Collodi e ora la possono riascoltare grazie al qr-code che c’è su ogni armadio. Basta puntare il cellulare o il tablet sul quadratino e parte la voce narrante.

Un progetto che ha coinvolto tutta la scuola: i bambini, i docenti, i ragazzi della secondaria ma anche i genitori che si sentono ora a “casa” quado mettono piedi alla “Rodari”. La sfida è stata vinta: sono riusciti con molta creatività e pochi soldi a trasformare un corridoio, a renderlo coinvolgente ed interessante.

Il primo a essere felice di questo obiettivo raggiunto è proprio Daniele Barca, il preside che ci spiega tutto il cantiere che ha preceduto questo risultato.

L’intervista

A chi è venuta in testa quest’idea?

A me. L’idea in realtà è semplice ed è nata da un’intuizione. Un giorno mi aggiravo nei corridoi della scuola “Rodari” e osservavo questi armadi metallici; roba da ufficio ben lontana dall’idea di scuola che ho. Nelle classi vengono usati per appoggiare gli zaini, nulla di più. A quel punto mi son detto: dobbiamo abbellirli raccontando una storia. Detto, fatto.

 

Bella idea certo, preside. Ma per realizzarla come avete fatto?

Ho incaricato la maestra responsabile del progetto d’arte di fare un laboratorio di pittura con i bambini. Abbiamo votato la storia. C’è stato un sondaggio in tutte le classi per scegliere quale testo avere per i nostri armadi.  Tutti i bambini dalla prima alla quinta hanno potuto dire la loro. Lo scorso anno hanno preparato una serie di bozzetti che sono stati messi all’ingresso della scuola per mostrarli anche ai genitori. Infine sono stati scelti i dieci più rappresentativi per dipingere dieci scene.

 

Un progetto realizzato in primis con gli stessi bambini?

Nella nostra scuola tutto viene condiviso con i ragazzi. Il nome della biblioteca, “Il giardino dei segreti” ,  è stato votato dai bambini. C’è stata una commissione costituita dai ragazzi che ha deciso in autonomia come chiamarla.

 

E per quanto riguarda il qr-code?

Ci siamo dotati di un laboratorio di robotica e tecnologia, abbiamo partecipato a dei Pon per la valorizzazione del territorio dove avevamo previsto dei lavori sul qr-code.

I bambini hanno letto parti della storia. Ora chi passa e riprende il qr-code può sentir letta dal bambino che ha realizzato il disegno quel pezzo di storia. I ragazzi in questo modo sono i protagonisti assoluti.

 

Tutto questo quanto è costato?

La spesa totale di questa operazione è stata di 800 euro ovvero il costo delle pellicole. Ci siamo fatti aiutare da una cooperativa che segue i ragazzi della secondaria in un progetto che si chiama “cantiere scuola”. Mi piacerebbe che i bambini trovassero sempre un luogo bello. Quegli armadi che erano un oggetto da segreteria, ora narrano storie.

 

Quali sono state le reazioni dei bambini e dei genitori?

Mamme e papà hanno rilanciato l’iniziativa sui social. Ora è il nostro biglietto da visita. Con poca spesa la scuola è stata resa più bella. In questo progetto ci sono tutti:  c’è la valorizzazione delle competenze degli insegnanti, i bambini che hanno scelto la storia, i ragazzi che l’hanno realizzata.

 

Prossimi sogni da realizzare?

Stiamo pensando anche a degli armadi musicali con le note. L’idea è quella di riempire la “pancia” delle note con i qr-code che suonano.

 

 

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