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Apr 11, 2018

Ivo, il robot che porta le lezioni ai bambini malati in ospedale

La sperimentazione in ospedali della provincia di Varese: ecco come un robot riesce a portare un po' di normalità ai bambini malati

Questa è una di quelle storie che vorresti sentire ogni giorno. Il figlio di un dipendente di un’azienda è ricoverato in ospedale. Un lungo ricovero che lo costringe a restare lontano dalla vita quotidiana e soprattutto dai compagni. Papà ne parla in azienda. Anche per lui la vita è cambiata. Non è facile per un genitore sapere che il proprio figlio a causa di una malattia non può più ridere, scherzare, sedere tra i banchi dell’aula. Che fare?

Alla Elmec Informatica le parole del collega non sono rimaste vane. Le “teste” pensanti di questa società fornitrice di servizi IT in oltre 100 Paesi, si son date da fare. Hanno contattato EOLO, il principale operatore in Italia nel fixed-wireless ultra-broadband per i segmenti business e residenziale e hanno partorito “Ivo va a Scuola”, una soluzione che permette ai piccoli pazienti di collegarsi in video streaming con la propria classe grazie a un tablet, nelle mani del bambino, a un robot, presente in classe.

 

 

L’opportunità per i ragazzi ricoverati

Questa idea è diventata una vera e propria opportunità per scuole e le istituzioni del territorio e oggi sette bambini e ragazzi delle scuole di Varese, Arcisate, Casciago e Busto Arsizio attualmente ricoverati presso l’ospedale Del Ponte di Varese, all’Istituto dei Tumori di Milano e al Policlinico San Matteo di Pavia, o che stanno trascorrendo a casa un lungo periodo di degenza, possono ogni giorno partecipare in maniera attiva alla vita della scuola.

Come funziona il robot

Vederlo in azione spiega più di mille parole quanto è importante l’interazione che nasce tra il bambino ospedalizzato e la classe.  La soluzione nata dalla tecnologia utilizzata da Elmec Informatica permette al bambino attraverso un tablet di comandare un robot su ruote con un supporto verticale a sua volta dotato di un tablet. Il robot presente in classe trasmette in streaming le lezioni e le immagini della vita dell’aula mentre il bambino ospedalizzato o da casa, può guidare il proprio robot dotato di ruote per poterlo muovere nella classe, seguire i propri compagni, parlare ed interagire con loro.

 

Un progetto di cui l’azienda va orgogliosa: “Siamo felici – spiega Rinaldo Ballerio, presidente di Elmec Informatica -di poter mettere al servizio dell’istruzione dei più piccoli le tecnologie IT che sviluppiamo ogni giorno per le aziende in Italia e all’estero. L’innovazione tecnologica creata da Elmec è sempre destinata non solo a migliorare il lavoro attraverso il digitale, ma anche a generare una ricaduta positiva sul territorio in cui operiamo e nella società. Il digitale può davvero creare connessioni per semplificare la vita e Progetto Ivo va a Scuola ne è un esempio concreto”.

 

Dieci robot sono stati donati alla Fondazione Giacomo Ascoli Onlus, realtà che assiste i piccoli pazienti affetti da patologie oncoematologiche seguiti presso il Day Hospital oncoematologico pediatrico dell’Ospedale Filippo Del Ponte di Varese. Ulteriori dieci  robot sono stati regalati a istituti scolastici delle province di Varese e Milano. Un vero aiuto per chi ogni giorno segue questi ragazzi: “Grazie al progetto “Ivo a scuola”, i nostri bambini – racconta Marco Ascoli, presidente della Fondazione Giacomo Ascoli – potranno seguire le lezioni sia nei momenti di ospedalizzazione che da casa, e mantenersi così in stretto contatto con le classi e gli insegnanti. Questi robot rappresentano per noi un grande valore aggiunto, nell’ottica dell’eccellenza di cure e assistenza che vogliamo perseguire, specie con la ristrutturazione del Day Hospital “Giacomo Ascoli” da poco avviata, che consentirà di mettere a disposizione dei bambini e delle loro famiglie nuovi e più ampi spazi”.

Abbiamo contattato  Cora Scandroglio, responsabile marketing e comunicazione di Elmec per comprendere il valore di questa iniziativa.

L’intervista

Stiamo parlando di un’idea nata da un atto di solidarietà tra colleghi.

Sì, direi che abbiamo “inciampato” in questo progetto. Abbiamo avuto due esperienze diverse in azienda. L’ultima è stata supportata fino allo scorso anno. Da parte nostra avevamo da spendere la capacità e l’esperienza. Abbiamo fatto uno più uno. Ci siamo imbarcati in questa avventura. Essendo due ragazzini della primaria, Ivo è stato accolto nel migliore dei modi.

 

 

I docenti delle scuole come hanno reagito?

Sono stati i più critici perché non tutti sono nativi digitali. Con l’associazione “Ascoli” stiamo organizzando un corso fatto per due volontari che faranno da facilitatori. I docenti che si ritrovano di fronte a questo strumento il più delle volte dicono “non lo sappiamo usare”. Questa giornata di formazione permette di superare le resistenze. In realtà si tratta di uno strumento estremamente intuitivo, facile anche per loro.

 

Nessun problema, invece, per i bambini…

No, assolutamente. I bambini lo vestivano, mettendogli persino un berretto in “testa”. A loro non serve spiegare nulla, iniziano a usarlo subito. Vince l’interazione. Ritorna una presenza fisica del bambino in classe: i ragazzi vedono il loro compagno con una modalità virtuale. Il bambino da casa o dal letto d’ospedale li può seguire anche nell’aula di musica o in palestra. Quando qualcuno fa una domanda, il bambino assistito può muoversi, girarsi e guardare in faccia il compagno. La qualità dell’ audio è altissima, funziona anche in un’aula non insonorizzata.

 

Manca un soggetto: mamma e papà.

I genitori  che si ritrovano in queste condizioni altro non aspettano di poter avere qualche soluzione per accorciare la distanza con la classe. Ci sono alcune patologie che non possono prevedere il docente vicino al bambino. Abbiamo già una serie di richieste. Speriamo che arrivano domande anche dalle famiglie e non solo dalle scuole.

 

Che farà Ivo da grande?

L’obiettivo è quello di andare oltre la sperimentazione. Noi facciamo informatica, vogliamo portare all’evidenza delle istituzioni questa soluzione che funziona. La nostra finalità non è quella di farla noi ma di interessare gli enti per una scala amplia.

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