Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Apr 27, 2018

I leoni di Sebi, viaggio nell’autismo con il re della foresta

La storia di Sebastiano, bimbo autistico che si esprimeva soltanto disegnando il grosso felino e dell'istituto scolastico che ha deciso di concedergli un'aula

Appena vedi un leone di Sebi la memoria va ad Antonio Ligabue, ai tormenti e agli incanti che le opere del grande pittore di Gualtieri suscitano ancora oggi.

Sebastiano Colombi ha solo dieci anni ma dall’età di sei davanti a un foglio di carta e a una penna, disegna leoni. Per parecchio tempo l’arte è stato il suo unico modo per esprimersi perché Sebi è un bambino autistico a basso funzionamento. Almeno così si dice dal punto di vista clinico.

Di lui ho l’impressione che si parlerà a lungo. Per ora lo conoscono solo nella Bassa Pianura, a Soncino, Crema, Offanengo dove nei giorni scorsi l’istituto comprensivo “Falcone e Borsellino” ha organizzato con l’associazione culturale “I Leoni di Sebi” una mostra delle sue opere.

La passione di Sebi per il re della foresta

In queste terra di maiali e mucche, di nebbia e nutrie, il re della foresta non c’è ma, proprio come Ligabue che abitava in un paese della Bassa reggiana, il “nostro” artista è capace di dipingere sulla tela o su un foglio di compensato, leoni con un tratto preciso, chiaro, con un gusto decorativo che coinvolge il colore in ogni manifestazione del reale.

E se ti fermi ad osservare i leoni di Sebastiano scopri che come l’artista di Gualtieri, dentro le sue opere ci sono echi, rimandi alle emozioni: alla rabbia, alla malinconia, alla tristezza, alla serenità. Chi ha creduto in questo bambino è la sua insegnante di sostegno, Regina Belloni che l’ha accolto alla scuola primaria di Soncino dalla prima elementare.

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Forse nemmeno lei immaginava che un giorno si sarebbe trovata a promuovere un’associazione per un suo alunno e a sognare una mostra permanente di opere di ragazzi autistici per urlare finalmente al mondo che queste persone hanno delle potenzialità e che va dato loro spazio come hanno fatto ad Offanengo.

E’ lei a guardarmi tra i quadri di Sebi.

“Quando si è presentato a scuola, ci siamo conosciuti e ho immediatamente capito il suo interesse per i leoni. Non sappiamo dove abbia acquisito questo elemento. A sette anni già disegnava benissimo, aveva chiari i tratti dell’animale. Guarda questi sono i suoi primi disegni”.

La maestra Regina crea un feeling perfetto con Sebi: “All’inizio non parlava minimamente, nessuno sguardo oculare e non gradiva nemmeno il contatto. In seconda elementare gli ho proposto dei fogli più grandi e ha iniziato a disegnare sulla tela, in spazi più grandi”.

L’Aula leone

A credere in questi due, il bambino e l’insegnante di sostegno, è anche la scuola che non si tira indietro quando si tratta di trovare uno spazio utile a Sebastiano.

Regina Belloni crea un vero e proprio atelier, l’ “aula leone”. Ed è lì che il piccolo artista lavora, sperimenta, affina pian piano la sua passione. Usa ogni tipo di materiale: tempera, pennarelli, gessi, acquarelli, qualche volta anche la sua saliva. Sa disegnare su tela ma quando Giuseppe, un amico che ha assunto il ruolo di direttore artistico dell’associazione, gli regala un foglio di compensato, lui non si tira indietro. Anzi. Davanti al legno, guarda l’amico e poi lo ringrazia dipingendo un leone che somiglia molto a Giuseppe.

“Spesso ritrae lo sguardo delle persone nelle sue opere. Ha catturato anche il mio in più versioni”, confida l’insegnante di sostegno.

Oggi Sebastiano parla, scrive, legge perfettamente, usa il personal computer. Spesso va in rete a cercare figure di leoni. E qui ancora una volta ricorda Ligabue che trascorreva parecchio tempo in biblioteca e che conosceva le figurine Liebig degli animali.

In lui, intanto, la maestra di sostegno ha creduto e continua a credere: “Le mostre sono state fatte per far comprendere alla gente che questi ragazzi hanno delle potenzialità. Ora ho un progetto: “Arte e autismo è”. L’obiettivo è quello di fare un evento annuale che coinvolga le associazioni che si occupano di autismo, magari proprio attraverso l’arte. Penso ad un bando di concorso con una giuria che possa scegliere le opere sulla base delle emozioni per costituire una mostra stabile di trenta opere che giri nel territorio. Vorrei sensibilizzare e creare dei laboratori artistici per questi ragazzi”.

Regina conserva ciascuna delle opere di Sebi, ne ha già 140 e di lui ha parlato anche con un famoso stilista che voleva realizzare dei foulard con i leoni dipinti dal bambino.

“Per ora – continua la maestra – non abbiamo ancora venduto una sola opera ma due importanti esperti del settore hanno fatto una valutazione dei quadri di Sebi”.

Forse un giorno finiranno in qualche galleria. Intanto Sebi davanti alle sue opere mette l’impronta dicendo “Mio”.

Poco prima dell’inaugurazione della mostra a Offanengo ha visto l’esposizione. Ha guardato i quadri in silenzio, poi è stato distratto da un gelato. Lui se n’è andato. E’ rimasto il suo sguardo raccontato dagli occhi dei leoni che svelano un mondo che noi sappiamo poco indagare. Antonio Ligabue parlando al professor Armando Giuffredi che gli aveva commissionato un’opera gli disse: “Io gli animali so come sono fatti anche dentro”. Anche Sebi, credo, sappia bene rivelare le anime con ogni sua pennellata.

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