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Mag 16, 2018

Una lezione con i migranti. Le storie dei richiedenti asilo arrivano a scuola

Il progetto fortemente voluta da due insegnanti di una scuola di Modena ha permesso agli studenti di conoscere le storie di alcuni immigrati

“Il popolo è stato il mio primo grande libro”, scriveva don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia. Probabilmente i ragazzi dell’istituto comprensivo “Calvino” di Modena non hanno conosciuto e nemmeno letto le parole di questo prete ma anche per loro la gente, anzi le genti visto che parliamo di immigrati, sono stati il loro libro.

L’idea è nata a due insegnanti, Elisa Busa e Marisa Sghedoni che anziché far leggere l’ennesimo testo sul fenomeno dell’immigrazione hanno pensato in occasione della settimana della lettura a creare un’occasione per incontrare dei “libri viventi” ovvero giovani migranti, richiedenti asilo che hanno raccontato la loro storia.

Le storie dei migranti

Ibrahim ha parlato della sua famiglia allargata edel perché il riso si mangia con le mani; Jerry del suo viaggio sul gommone dalla Libia alla Sicilia, con quella telefonata alla mamma per dire che era sopravvissuto. E ancora Jarju, meccanico in Mauritania, Barjo e Mark, uno dei più giovani del gruppo, che con orgoglio ha spiegato i colori della sua Nigeria. E poi c’è chi ha raccontato la sua vita da poliziotto in Gambia o come viene fatto il Ramadan.

Storie vere e credibili, testimonianze dirette, senza alcun filtro. Per una volta i ragazzi non hanno sentito parlare di immigrati ma hanno dialogato con loro, hanno potuto confrontarsi con chi sta vivendo sulla propria pelle questa drammatica pagina della storia dell’umanità che ancora fatichiamo a comprendere. Un progetto reso possibile dalla collaborazione con la cooperativa “Caleidos” che ha capito l’importanza della proposta che arrivava dalle insegnanti del “Calvino”.

Qualcuno ha avuto il coraggio di spiegare il viaggio, altri la nostalgia del proprio Paese, altri ancora  le loro  passioni e i ragazzi italiani si sono ritrovati, hanno capito che hanno molto in comune con questi giovani arrivati da altre terre.

Un incontro ravvicinato nel vero senso della parola perché gli insegnanti hanno usato come strategia quella dei piccolo gruppo in modo che gli uni e gli altri potessero liberamente parlare, senza vergogna, abbattendo il muro della timidezza e dell’imbarazzo.

La scuola aperta

Libri in carne ed ossa. Tutto è nato da una fortunata coincidenza: vedendoli passare davanti a scuola, gli alunni del “Calvino” hanno iniziato a porsi delle domande.

Da lì l’idea di invitarli in classe, di aprire le porte per andare oltre i pregiudizi, per capire che quei ragazzi che vedono in televisione sono più vicini di quanto si possa immaginare.

Tante le domande degli italiani alle quali i migranti non si sono sottratti.

Un lavoro che non finirà con questo incontro ma che grazie alla cooperativa proseguirà sviluppando altre sinergie tra i richiedenti asilo e la scuola. Intanto questa “biblioteca vivente” ha dato i suoi primi frutti perché i ragazzi delle classi terze medie hanno da subito espresso alle loro insegnanti le emozioni vissute in questo incontro per nulla scontato e genuino.

Molti di loro non avevano mai avuto occasione di fermarsi a parlare con un ragazzo o una ragazza, una donna o un uomo arrivati in Italia dall’Africa.

Volti del Gambia e del Niger in questo caso che hanno aiutato gli alunni italiani a capire meglio la mappa geografica, a collocare le distanze, ad entrare in contatto con mondi e culture lontani.

L’intervista

Abbiamo interpellato la dirigente scolastica Cristine Cavallari che ha sostenuto il progetto e che l’ha seguito in prima persona con particolare orgoglio.

Non era la prima volta che la vostra scuola aveva a che fare con dei ragazzi richiedenti asilo.

Abbiamo avviato una collaborazione con i profughi per un progetto di miglioramento della scuola. Alcuni di loro hanno dipinto le nostre aule. C’è stata una prima relazione con loro nata da questi lavori che sono stati eseguiti per la nostra comunità scolastica ma da sempre alla Calvino si lavora sull’accoglienza, sul concetto di inter cultura. Con le insegnanti coinvolte  si è pensato di attivare un percorso che avesse  una finalità più incisiva sui nostri ragazzi.

 

E così avete pensato ai “libri viventi”…

Anziché leggere le storie dei migranti, sono venuti da noi e si è creato un momento di contatto diretto dove hanno raccontato anche il loro vissuto di dolore. Oggi non mancano certo occasioni per trovare in Rete documenti o video che parlano del fenomeno immigratorio ma avere la possibilità di ascoltare direttamente le loro voci, le loro testimonianze è stata tutta un’altra cosa per i ragazzi. Spesso i nostri giovani sentono gli adulti parlare di questo fenomeno; vedono le immagini televisive, noi abbiamo scelto di dare loro più chiavi di lettura.

 

Qual era il vostro obiettivo?

Abbattere i pregiudizi, suscitare l’empatia, la compassione verso il prossimo: dimensioni educative sulle quali la scuola lavoro molto. Questo è fare cittadinanza attiva, questo è un aspetto importante dell’offerta formativa soprattutto oggi che tutte le classi sono multiculturali.

 

Nessuno si è detto contrario a questo incontro?

“Nessun genitore ha manifestato perplessità e i ragazzi  sono rimasti colpiti in positivo, incuriositi”.

 

 

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