Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Mag 14, 2018

Menu scolastici sotto la lente: in quale scuola d’Italia si mangia meglio?

A rispondere alla domanda Foodinsider.it, che ha scattato una fotografia sullo stato delle mense alla ricerca di quelle che offrono i prodotti più sani e biologici

Qual è il menu scolastico più buono e più sano d’Italia? Secondo “Foodinsider.it”, osservatorio non istituzionale sulle mense dei bambini, nato nel 2015 da genitori e specialisti del cibo, Cremona si conferma per il secondo anno consecutivo al primo posto del Rating dei menu scolastici italiani. Trento mantiene la seconda posizione, mentre al terzo posto sale Fano, che lo scorso anno era due misure più in basso. Nella top ten si confermano Mantova, Perugia, Rimini, Jesi, Bergamo, Udine, mentre new entry Treviso al decimo posto. L’indagine coinvolge i menu invernali delle scuole primarie di 50 Comuni rappresentativi del territorio italiano da Nord a Sud. Il questionario è stato compilato da numerosi genitori o commissioni mensa di varie città e paesi d’Italia. Ogni domanda restituisce un punteggio, incrementale se la risposta è coerente alle Raccomandazioni dell’OMS, alle linee guida della ristorazione scolastica e ad alcuni indicatori del Green Public Procurement.

Siamo ciò che studiamo e ciò che mangiamo

Insomma, un report informale ma fatto con tutte le attenzioni del caso. La fotografia che esce è interessante comprese le criticità. “Ci sono realtà – spiegano i promotori del rapporto – che faticano ad integrare il biologico adducendo la difficile reperibilità dei prodotti, come spesso accade a Milano. Anche a Sesto Fiorentino la nuova direzione, insediatasi da un anno, ha scelto di privilegiare la filiera corta al biologico. I menu con le percentuali più alte di biologico sono Pisa (100%), Firenze (90%) e Bologna 85%, secondo i dati che forniscono i comuni”. L’unico cosa certa è che sul biologico non c’è trasparenza.

Menu poco trasparenti

I menu, in generale, non sono “parlanti”, non danno informazioni sulla qualità delle materie prime, e spesso non dichiarano se il cibo è di origine biologica o meno. L’unico menu “parlante” è quello di Bolzano che è un modello di trasparenza. Un dato positivo è che sono in crescita i comuni che hanno eliminato i salumi: Venezia ne aveva ben quattro nel 2016 e quest’anno non ne ha più, così hanno fatto anche Aosta, L’Aquila e a Napoli sono diminuiti drasticamente. Nel complesso i menu senza salumi che hanno recepito la raccomandazione dell’Oms di eliminare le carni conservate sono il 30%.

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A Bolzano otto dessert

Curiosa la questione dolci: pur non essendo previsti nelle linee guida ci sono spesso. Chi ha il record è Bolzano con otto dessert: quattro yogurt, una crostata, una torta di carote, un budino, una torta margherita. A parte gli yogurt, si tratta di dessert prodotti dal centro cucina e non prodotti industriali. Al secondo posto per numero di dolci si colloca Torino. Mentre Trieste si rifornisce dalla pasticceria locale.

“Elaborare un menu scolastico – spiega Claudia Paltrinieri – in apparenza sembra una cosa facile. Ma è tutt’altro che semplice. Ci vuole competenza per conoscere i principi di una sana alimentazione insieme alla regolamentazione e le raccomandazioni che sottintendono all’elaborazione dei menu scolastici. C’è chi gioca facile con pasta in bianco, patate arrosto hamburger e pizza e chi ha un’idea diversa di menù e ingaggia i cuochi per realizzarla. Nello scorrere i vari menu da nord a sud si trovano delle criticità o piuttosto ‘soluzioni facili’ che però non contribuiscono ad un corretto stile alimentare”.

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