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Giu 9, 2018

Che cos’è MaRhe, il centro ricerca di Bicocca alle Maldive

Non immaginate studenti sulla spiaggia con il cocktail in mano: si tratta di una eccellenza mondiale molto attenta al rispetto dell'ambiente

Si scrive MaRhe e si traduce Marine Research and High Education Center. E’ il centro di ricerca della Bicocca alle Maldive. Ma ora che avete letto “Maldive” non immaginate studenti sulla spiaggia con il cocktail in mano tra un resort e l’altro con tanto di musica di sottofondo perché l’ateneo milanese ha scelto di mettere i piedi in mezzo all’Oceano Indiano, a Magoodhoo, una delle isole non turistiche dove si vive accanto ai locali, per una seria e rigorosa ricerca scientifica.

E’ li che arrivano i “nostri” ragazzi per studiare la barriera corallina, per lavorare in un laboratorio ad alta tecnologia come se fossero nella sede del capoluogo milanese.

A dirigere il MaRhe è il professor Paolo Galli che ha creduto fin dall’inizio in questo progetto e l’ha voluto per dare una possibilità ai giovani di toccare con mano quello che studiano ma non solo. Partire, lasciare la comoda Milano, la propria abitazione, le proprie abitudini per raggiungere un luogo disperso in mezzo all’Oceano dove non c’è alcun negozio e alcun bar, dove la Rete funziona con il 4G e il cibo è prodotto dalle persone del posto è un’esperienza di vita.

MaRhe oggi è un’eccellenza mondiale che ha attirato l’attenzione dei media internazionali e degli esperti. Per Galli è un fiore all’occhiello del suo lavoro ma lo è anche per la Bicocca. A MaRhe ci possono andare fino a quaranta persone. A seguire il tutto è uno staff che segue gli ospiti 24 ore su 24 per assicurare ogni condizione di sicurezza e di efficienza della permanenza. A raccontarci di questo centro è proprio il direttore Galli. Basta sentirlo parlare per capire che se non avesse una moglie vivrebbe sempre alle Maldive.

L’intervista a Paolo Galli, dirigente del MaRhe

Professore, può raccontarci il suo progetto?

“Tremila metri quadri di campus attrezzati con laboratori ad alta tecnologia, residenze in grado di ospitare decine di persone, una barca, una serie di accordi formali fatti con il governo delle Maldive e con la gente del posto. Siamo in mezzo all’Oceano Indiano e siamo in grado di lavorare come se fossimo in Bicocca. La differenza è che siamo nel laboratorio naturale più bello del mondo”.

 

Come è nata quest’idea?

“Dieci anni fa sono andato alle Maldive, parlando con il console e facendo un giro tra i ministeri, ho appreso che lì non c’erano un’Università e nemmeno dei centri di ricerca. L’ho proposto alla Bicocca e mi è stato dato il via libera. Dal punto di vista umano ho investito l’anima; l’Università ha messo a disposizione personale e realizzato i laboratori. E’ come se fosse un dipartimento. Ora la Bicocca è famosa anche per il centro di ricerca delle Maldive. In questi anni è stato visitato da ricercatori da tutto il mondo. Facciamo attività didattica a studenti universitari, corsi specialistici e da quest’anno abbiamo sperimentato l’opportunità di ospitare studenti delle superiori”.

 

La vostra presenza è diventata un beneficio anche per i locali?

“MaRhe si occupa anche di terza missione. Abbiamo portato l’acqua potabile, una risorsa preziosa e per nulla scontata e ora agli studenti è vietato portare bottiglie di plastica. Abbiamo regalato borracce in alluminio e cerchiamo di facilitare la ricerca”.

 

Chi può andare a fare un’esperienza nel vostro centro?

“Studenti italiani della Bicocca che frequentano i corsi di biologia, di turismo ma anche di formazione primaria o altro ancora; inoltre anche i ragazzi di altre università italiane e straniere. Vengono proposte attività che durano dieci giorni. C’è una quota da pagare: 1500 euro compreso volo, immersioni, barca”.

 

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Nulla di facile comunque mi sembra di capire.

“Nessuno pensi ai resort e alla vita in spiaggia. Già raggiungere l’isola non è facile: dopo 15 ore di volo ne servono altre tre di barca. A Magoodhoo non c’è nulla: non ci sono ristoranti, strade asfaltate, macchine. Tutto finisce in 700 metri. Si impara a dare valore alle dimensioni, allo spazio. La Luce elettrica arriva dai pannelli solari. Il cibo è monotono: pesce, riso. Eppure alla fine di ogni viaggio gli studenti mi dicono sempre che è stata l’esperienza più bella della loro vita”.

Cosa fanno i ragazzi durante la giornata?

“Se si tratta di un’attività didattica la mattina fanno lezione e poi vedono in mare quello che hanno appreso. Il pomeriggio restituiscono quello che hanno visto con una presentazione. Un giorno si studia la barriera corallina, un altro la comunità di pesci, un altro ancora le piante e i prodotti estratti da esse. Chi studia antropologia o turismo vede la filosofia dei resort delle Maldive, capisce come il Governo ha diviso le isole, come si gestisce l’acqua e il problema dei rifiuti”.

 

Può raccontarci i progetti portati avanti da MaRhe?

“Abbiamo scoperto di tutto, specie nuove che sono in grado di proteggere i coralli; abbiamo messo a punto tecniche per salvaguardare la barriera corallina e restaurarla. Sono stati fatti studi da parte dei sociologi, degli antropologi. Siamo ormai un punto di riferimenti. In questi anni abbiamo accolto oltre mille studenti, trecento ricercatori da tutto il mondo, dall’Australia al Giappone che hanno potuto fare ricerca grazie a noi”.

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