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Set 10, 2018

RoboMate, il robot che “parla” con i bambini autistici e aiuta l’insegnante

A Catania la startup Behaviour Labs ha prodotto una tecnologia che, applicata agli umanoidi, unisce l'informatica alle competenze dei terapeuti

Immaginate di avere la classica Ferrari e di usarla solo mettendo la prima, la seconda e semmai la terza marcia. Ora traslate questo esempio su un robot umanoide. A mettere “la quinta” al nostro robot ci ha pensato RoboMate, una piattaforma ideata per far interagire i “nostri” umanoidi con i bambini affetti da autismo.

E qui subito va aperta una parentesi necessaria: nessuno ha pensato di far sparire la figura dell’insegnante o del terapeuta. Anzi. RoboMate vuol essere un ausilio a chi lavora con questi ragazzi. Dietro la piattaforma c’è Behaviour Labs, una startup di Catania che è stata capace di unire l’intelligenza di informatici alla professionalità di chi studia e lavora sul tema dell’autismo da anni.

 

Il risultato è una piattaforma Lms, Learning Management System, per robot umanoidi, concepita per semplificare l’utilizzo dei robot da parte di medici, terapisti e insegnanti; per amministrare e veicolare contenuti di e-Learning ed “edutainment” e per tracciare e memorizzare i risultati delle sessioni seguite. A differenza delle altre piattaforme Lms esistenti che utilizzano un’interfaccia web e/o software applicativi sviluppati ad hoc, RoboMate nasce principalmente per essere totalmente integrato e utilizzato attraverso un robot umanoide antropomorfo, che rappresenta il canale di comunicazione diretto tra il contenuto veicolato e il bambino, e un device tablet come elemento rafforzativo e di feedback dove il bambino stesso risponde e/o interagisce con la sessione formativa in atto. In tal senso il robot funge da esecutore e ricettore dei feedback relativi al processo formativo veicolato insieme al tablet.

D’altro canto l’uso di robot umanoidi, in particolare social robot, consente di stimolare l’interazione sociale e al contempo acquisire metriche oggettive, visto che questi prodotti sono dotati di sensori come telecamere, ultrasuoni, ecc., e hanno la possibilità di replicare espressioni facciali per l’imitazione o catturare l’attenzione.
 In una ricerca Moore e Calvert hanno rilevato che i livelli di attenzione dei bambini con autismo risultano essere maggiori quando l’istruzione viene fornita da un supporto tecnologico (97% del tempo) rispetto a quando viene data da un insegnante (62% del tempo).

 

Abbiamo contattato Daniele Lombardo, l’amministratore delegato della startup che ha presentato il suo lavoro anche al Senato della Repubblica nei mesi scorsi.

 

L’intervista

 

Qual è stato il primo passo che vi ha portato a questo risultato?

 

La nostra piattaforma con il passare degli anni è diventata un metodo. Il confronto con gli esperti ha permesso di trasformare la robotica in un metodo terapeutico e formativo.Abbiamo iniziato a studiare un robot e ci siamo accorti che per la maggior parte in Italia sono come i pc degli anni ‘70: roba solo da informatici. Saranno pure utili ai bambini ma se poi devo avere degli informatici per usarlo non servono. Mancava un’interfaccia utente che consentisse di usare il robot come se fosse un pc. Una sfida doppia. Da lì è partito tutto in ambito sanitario e poi in ambito scolastico. Oggi una scuola di Roma, la “Claudio Abbado” ha acquistato il robot e la piattaforma per usarlo con i bambini che hanno bisogni speciali ma soprattutto nell’ottica dell’integrazione per i bambini neurotipici”.

 

Immagino le obiezioni: c’è già il docente per interagire.

 

“L’insegnante è capace ma nel caso degli gli autistici il soggetto è più interessato agli oggetti che alle persone. Lo abbiamo appurato in vari sperimenti fatti in scuole di Catania dove hanno affittato la piattaforma e il robot. Serve a stimolare alcuni loro comportamenti che non erano emersi totalmente. Il robot abbatte quella barriera di comunicazione, diventa un catalizzatore dell’attenzione per entrambi,  un medium nella relazioni tra bambini”.

 

Come vengono veicolati i contenuti ?

 

In funzione della tematica affrontata dall’operatore, questi può scegliere le categorie di esercizi inerenti al proprio obiettivo formativo e quindi creare delle sequenze ad “hoc” direttamente da RoboMate sul tablet. Ogni esercizio può essere parametrizzato impostando ad esempio il livello di difficoltà, durata, ecc.. In base al contenuto veicolato il robot si esegue la sessione formativa attraverso l’ interazione verbale o fisica con il soggetto e quindi si richiede un feedback che può a sua volta, essere eseguito verbalmente dal soggetto o tramite interazione sempre via il medesimo tablet”.

 

Dove vengono memorizzati i dati anagrafici degli uteni-pazienti e i relativi risultati rispetto a gli obiettivi formativi ?

 

I risultati di ogni esercizio sono aggregati secondo l’obiettivo formativo scelto dall’insegnante e memorizzati all’interno di un servizio “cloud”, dove è presente un database con l’anagrafica del bambino e gli obiettivi formativi definiti dall’operatore associato e il risultato dei relativi esercizi. L’accesso a tali informazioni è rivolto esclusivamente all”operatore tramite tablet”.

 

 

 

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