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Set 12, 2018

Big Picture Learning, a Biella la prima scuola. Niente compiti a casa e percorsi personalizzati

La scuola è stata riconosciuta ufficialmente come non paritaria dal ministero lo scorso giugno, con attivo il corso di liceo delle scienze umane ad indirizzo economico e sociale. L'intervista a Fabio Pirola

Lunedì scorso, a Biella, sono partite le lezioni della scuola HNK, legata al movimento Big Picture Learning.

Si tratta di un metodo importato dagli Stati Uniti che punta su competenze e innovazione. Il nome, HNK, deriva dalla pedagogista olandese Hannake te Braake, una delle prime esperte del metodo “One kid at a time” (un ragazzo alla volta) ideato dagli americani Dennis Littky e Elliot Washor contro la dispersione scolastica.

Quella nata a Biella è la prima in Italia, ma ci sono tanti istituti al mondo che hanno adottato questo metodo. Già StartupItalia! ne aveva parlato lo scorso febbraio (clicca qui) focalizzandosi sulla competenza e sulla passione del gruppo.

Pochi giorni fa hanno avuto inizio le lezioni, dopo che la scuola è stata riconosciuta ufficialmente come non paritaria dal Miur lo scorso giugno.

Nella scuola è stato attivato il corso di liceo delle scienze umane ad indirizzo economico e sociale (con percorso di cinque anni).

A StartupItalia!, Fabio Pirola, ex docente di religione, riferimento in Italia per l’iniziativa, fa il punto sui primi giorni di lezione.

 

L’intervista

Quali sono le prime impressioni?

Ottime! Gli studenti hanno intrapreso un percorso molto lungo per l’ammissione, con incontri individuali, lettere di presentazione e interviste mirate.
In questi giorni hanno avuto finalmente modo di poter vedere concretizzarsi quello che avevano potuto solo immaginare.
C’è ancora un po’ di disorientamento, si trovano infatti inseriti in una realtà completamente nuova e totalmente fuori dalle routine che hanno vissuto precedentemente, ma si sente la loro soddisfazione.

 

I ragazzi come si sono approcciati al nuovo metodo?
Con una certa timidezza iniziale, ma è ancora presto per dire. Non è un approccio che si sviluppa nel giro di pochi giorni ma è un percorso che stende in corso di più anni e di molteplici esperienze.

 

In cosa consiste il movimento e perché dovrebbe funzionare in Italia?
Big Picture si pone l’obiettivo di sviluppare le potenzialità di ogni studente, uno alla volta, partendo o ricercando le proprie passioni, così da poterne sviluppare una vera professionalità e un percorso di vita. Sebbene la situazione normativa in Italia sia estremamente più rigida rispetto a dove è già attecchita nel mondo, non credo che i nostri studenti siano così diversi di altre nazionalità, quindi, se ha funzionamento eccellentemente all’estero vuol dire che funzionerà anche con i nostri ragazzi.

 

Come sono strutturati gli orari di lezione, le materie previste?
La giornata è a tempo pieno, dalle 8:30 alle 14:30, ma può variare a seconda delle esigenze didattiche ed educative. Lo scopo è fare in modo che i ragazzi vadano a casa senza ulteriori incombenze… Se hanno lavorato con impegno durante il giorno!.
Le materie sono le stesse delle liceo delle scienze umane, opzione economico sociale, integrate con esperienze didattiche in ambito digitale e di formazione all’avanguardia sulle nuove competenze richieste nel mondo reale e professionale.

 

Sono previsti aiuti alle famiglie per il pagamento delle rete?
Le rette sono già calmierate, sono esattamente le stesse applicate ai residenti per l’asilo nido di Biella, quindi in base all’ISEE, che non sono sufficienti a coprire il costo a studente.
Quello che manca viene coperto dall’attività di rivendita di servizi della scuola e di CSR.

 

Prevista l’apertura di altre sedi?
Allo stato attuale no, ci servono sui territori realtà coraggiose in grado di supportarci economicamente ed educatori o insegnati disposti a spendersi pienamente per mettere in piedi un’avventura così impegnativa. Richiediamo standard altissimi, vogliamo infatti replicare solo nel caso si possa realizzare al meglio il nostro progetto, senza compromessi.

 

L’associazione si è data un tempo per provare a strutturarlo a livello nazionale?
Sì, entro venticinque anni vorremmo aver raggiunto una percentuale rilevante degli studenti. Ora ne sono passati già cinque e, sebbene sia ancora una realtà microscopica, siamo in linea con la nostra tabella di marcia.

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