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Set 11, 2018

Con TAGteach basta un suono per imparare. Come sfruttarlo a scuola e sul lavoro

La metodologia si adatta alla cura dei bimbi autistici, ma è spendibile anche nel mondo delle professioni. StartupItalia! ha intervistato Luca Canever, formatore del TAGteach internazionale

Burrhus Frederic Skinner, psicologo comportamentista del ‘900, ha spianato la strada alla scienza del comportamento. Fra le sue massime, possiamo senz’altro ricordare quella relativa agli insegnanti: “Gli insegnanti hanno sempre messo in pratica efficaci strategie quando hanno insegnato con successo. Ma avrebbero ancora più successo se capissero cosa stanno facendo“. L’intenzione di Skinner è quella di spronare gli insegnanti e chi in generale si occupa di formazione a comprendere meglio gli strumenti più idonei per trasmettere la conoscenza. Non esiste certo una metodologia sola, ma più metodologie che possono essere anche personalizzate. Per quanto riguarda l’insegnamento, possiamo parlare del TAGteach, metodologia che può aiutare ogni docente, perché si basa su leggi comportamentali e anche perché sviluppa linguaggio e strumenti di facile utilizzo da parte di tutti. Infatti, non è più necessario padroneggiare complicate conoscenze scientifiche per migliorare le capacità di insegnamento.

Che cos’è il Tagteach

Prima di tutto possiamo dire che TAGteach sta per Teaching with Acoustical Guidance (Insegnamento Audio Assistito). Stiamo parlando di una tecnica di insegnamento e comunicazione che si basa sui principi scientifici del condizionamento operante.

Il TAGteach è un metodo incluso nell’approccio ABA (Analisi Applicata al Comportamento) e permette di rinforzare un comportamento in modo estremamente preciso, facendo utilizzo di un segnale acustico per “confermare” la correttezza dell’esecuzione. Questo segnale acustico al centro del TAGteach, è un suono breve, acuto, emesso da un dispositivo portatile (il “Tagger“). Quando l’allievo esegue il comportamento corretto, il docente preme la linguetta metallica del tagger. In questo modo, tale suono significa che il comportamento è corretto. Pertanto, il suono viene registrato dall’alunno come uno stimolo che aumenta la frequenza futura del comportamento corretto.

L’intervista

Per spiegare meglio il TAGteach abbiamo intervistato Luca Canever, formatore del TAGteach internazionale ed insegnante di sostegno specializzato nella scuola secondaria secondo grado.

 

Quando e come ha conosciuto questa metodologia?

Ho iniziato a occuparmi di comportamento 15 anni fa quando in famiglia è arrivato il nostro primo cane, una golden retriever di nome Iris. Con lei ho iniziato il mio percorso di conoscenza del clicker training, una tecnica di addestramento positivo sviluppata negli acquari con i mammiferi marini e arrivata successivamente ai proprietari di animali domestici.
Dieci anni fa sono diventato papà e ho deciso di cercare di applicare le leggi scientifiche che avevo imparato ad apprezzare con Iris anche nell’educazione di mio figlio. È stato questo momento in cui ho conosciuto il TAGteach ed ho deciso di intraprendere questo nuovo percorso. Non mi è sembrato strano applicare le stesse tecniche che avevo usato con Iris anche con mio figlio.
Abbiamo utilizzato il TAGteach per insegnare a farsi tagliare le unghie quando aveva 2 anni, o, un paio di anni dopo, per imparare ad usare il coltello a tavola. Poi è stato il momento di imparare ad allacciare le scarpe e di apprendere i rudimenti di tennis e basket. Abbiamo lavorato su “cose” di scuola come la lettura e la scrittura. Anche la maestra di mio figlio ha voluto provare il TAGteach, utilizzandolo a scuola per insegnare a “tenere il riporto” in terza elementare. Devo dire che quello che mi ha sempre affascinato del TAGteach sono i risultati che si ottengono, ma soprattutto come gli allievi rispondano alla tecnica. Sono allievi che diventano motivati e interessati da quello che stanno imparando.

Ho iniziato a occuparmi di comportamento quando in famiglia è arrivato il nostro primo cane

 

Quando e dov’è nata questa tecnica?

 

Il TAGteach nasce tra gli Stati Uniti e il Canada a cavallo tra gli anni ‘90 e il 2000. Theresa McKeon era una istruttrice di ginnastica artistica di alto livello. Inoltre era (ed ancora è) una appassionata amante dei cavalli. A un’asta Theresa aveva comprato un cavallo che era assolutamente ingestibile.
Lei racconta come il cavallo ti voleva “giù dalla sua schiena e morto”. Non avendo altre risorse ha provato con il cavallo il clicker training. Entusiasta dei risultati ottenuti ha pensato di utilizzare la stessa tecnica con le sue allieve. Dopo poco tempo, è entrata in contatto con Joan Orr, scienziata canadese che stava provando le stesse tecniche con atlete di ginnastica ritmica con Sindrome di Down (una delle sue atlete ha vinto 5 medaglie d’oro alle Paraolimpiadi di Pechino 2008). Il TAGteach nasce, quindi, in ambito sportivo.
Ben presto l’applicazione si è spostata dalla ginnastica ad altri campi, quali l’educazione, il mondo del lavoro e la disabilità. La cosa più importante, che mi preme sottolineare, è che, a prescindere dall’ambito in cui è stato applicato, il TAGteach non ha mai dovuto cambiare i propri principi fondanti. In pratica il TAGteach è rimasto sempre uguale a prescindere se lo “studente” fosse uno sportivo professionista, un bambino o un impiegato.

Quali sono le caratteristiche peculiari del TAGteach?



La caratteristica principale del TAGteach è la riduzione dell’uso del linguaggio verbale e aiuta l’insegnante a definire un singolo, specifico e ben definito comportamento che l’allievo o lo studente deve eseguire. Questo comportamento viene chiamato tag point.
L’insegnante sa che il tag point è un comportamento che l’allievo è in grado di eseguire con successo. Trattandosi di una azione che deve essere compiuta il TAGteach formula il tag point in termini esclusivamente positivi.
Tutte le negazioni (alle quali ricorriamo abitualmente) quali “non…saltare”, “non…correre” o “no, questo era sbagliato” sono strettamente bandite.
Seconda caratteristica del TAGteach è l’uso di un marker sonoro (chiamato “tagger”) che serve a sottolineare immediatamente il successo dello studente e la corretta esecuzione del tag point. A seconda dell’ambiente possiamo usare diversi tipi di marker, evitando di ricorrere all’uso della voce, che può variare con l’umore o la stanchezza e quindi non convogliare un messaggio preciso (cosa estremamente importante, soprattutto in presenza di disabilità). È da sottolineare che, pur trattandosi di un approccio positivo all’insegnamento, che quindi stimola e rinforza gli studenti, il TAGteach è dedicato agli insegnanti aiutandoli a definire in termini oggettivi e concreti quali sono i risultati che devono essere raggiunti dagli allievi fornendo gli strumenti per informare su come raggiungere questi risultati. Possiamo dire che il TAGteach è una specie di bussola che indica costantemente la rotta da seguire, passo a passo o tag point dopo tag point.

La caratteristica principale del TAGteach è la riduzione dell'uso del linguaggio verbale

Quali sono i campi di applicazione del TAGteach?

 

Come dicevo, il TAGteach nasce nello sport: ginnastica ritmica e artistica in primis e poi a seguire atletica, golf, calcio e praticamente in tutti gli altri sport. Parlando di sport, io lo sto applicando al tiro con l’arco (nel tempo libero mi dedico a questo sport e sto muovendo i primi passi come tecnico-istruttore), ma ho avuto esperienza con la pallavolo, il basket, la ginnastica e perfino con la scherma medievale. Col tempo, il TAGteach ha ottenuto l’attenzione di campi di applicazione sempre più disparati: dalle compagnie di pescatori dell’Alaska che lo utilizzano a bordo dei loro vascelli d’altura per migliorare le procedure di sicurezza e di lavoro a una importante Compagnia d’Assicurazione degli Stati Uniti che impiega il TAGteach per migliorare i rapporti con i propri clienti.
Tra tutte le disabilità quella dove il TAGteach è stato più applicato è sicuramente l’autismo. Per le chiare informazioni verbali (spiego alla persona cosa fare) o non verbali (“marco” i comportamenti obiettivo) che fornisce alle persone, rendendo chiari gli obiettivi, il TAGteach si è rivelato particolarmente adatto per lavorare con persone affette da autismo. Altro campo interessante di applicazione è la scuola: il TAGteach viene impiegato per insegnare competenze accademiche di vario tipo con ogni tipo di studente. Nella mia esperienza personale l’ho usato alle scuole medie, per migliorare le competenze di lettura e scrittura.
Nel mio lavoro di insegnante di sostegno il TAGteach è uno strumento indispensabile per insegnare qualsiasi tipo di competenza. Il risultato più importante l’abbiamo ottenuto insieme lo scorso anno con un alunno con Sindrome di Down: utilizzando il TAGteach e altre tecniche comportamentiste lo studente è passato dal leggere 13 parole al minuto a 87 parole al minuto in 5 mesi. L’ultima applicazione – la più recente – quella che al momento sta ottenendo il maggiore interesse da parte della comunità scientifica è la formazione e il training dei nuovi chirurghi ortopedici all’ospedale Montefiore di New York. Si tratta di studenti di altissimo livello che il TAGteach ha aiutato nell’imparare gli aspetti basilari della pratica chirurgica, quali per esempio: saper impugnare e utilizzare gli attrezzi chirurgici o impara ad eseguire correttamente i nodi dei punti di sutura.

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Ha parlato di autismo. Quali possono essere i benefici del TAGteach per gli alunni, le persone con autismo o disabilità in generale e per le loro famiglie?

 

Il TAGteach ha avuto un grande impatto nella comunità dell’autismo, specialmente negli Stati Uniti e in Inghilterra, in quanto la sua semplice applicazione permette anche ai genitori o ai familiari della persona di continuare le pratiche terapeutiche stabilite con gli specialisti.
Ci sono molti genitori di bambini con autismo in tutto il mondo che stanno usando il TAGteach per migliorare le competenze dei loro cari e la qualità di vita delle loro famiglie in generale. Posso citare due esempi tra tutti.
Il primo esempio ci viene da Martha Gabler, una mamma americana con un figlio con autismo e non verbale, quindi con scarse competenze linguistiche. Martha ha iniziato ad usare il TAGteach con suo figlio quando aveva 5 anni e ha portato avanti un enorme percorso di crescita che ha riguardato il saper aspettare in fila al supermercato, dormire di notte, camminare per strada con i genitori (senza scappare via correndo). Martha ha raccontato il loro viaggio nel libro “Dal caos alla calma”.
Un secondo esempio ci viene dal papà inglese Sean Pogson. Sean e sua figlia Erinn (Tinkerblle per gli amici) sono delle vere star su Facebook.
A Erinn era stata diagnosticata una severa disabilità genetica associata a tratti tipici dell’autismo, e a Sean era stato detto che la bambina non avrebbe mai camminato o parlato. Sean non si è perso d’animo e con il TAGteach ha insegnato a Erinn una grande varietà di comportamenti che possono sembrare semplici o banali come accettare lo spazzolino o stare seduta. Ma Sean è riuscito in un vero e proprio “miracolo”: con costanza e una precisa applicazione del TAGteach e di altre tecniche di derivazione comportamentista è riuscito a insegnare ad Erinn a camminare (ora il suo problema è che la bambina sta anche imparando a correre!).
Da pochi mesi Sean ed Erinn si stanno impegnando in una nuova sfida: lo sviluppo del linguaggio verbale. Anche in questa nuova avventura i risultati sono decisamente incoraggianti.

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