Loredana Oliva

Loredana Oliva

Apr 12, 2016

Nei licei del Lazio nascono imprese: che cosa è successo alla Startupper School Jam

La Startupper School Academy è stata avviata da BIC Lazio per promuovere l’imprenditorialità e la creatività nelle scuole della regione: una parte del programma è la School Jam, la competizione di idee tra gli studenti

I vincitori sono stati proclamati con grande ufficialità: al contest Startupper School Jam, è stato premiato il progetto “Local Buddy” del Liceo Scientifico Righi di Roma, lo scorso 7 aprile. I neo startupper sono stati sostenuti dalle parole del  presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e dell’assessore Guido Fabiani. Il team dei tre studenti del Liceo Righi ha ideato e difeso la loro idea d’impresa: una piattaforma che facilità l’incontro dei viaggiatori, rivolta alla community dei giovani traveller, studenti italiani e stranieri, per vivere le città in tutti i loro  aspetti, e per sentire profondamente l’esperienza del viaggio, diventando cittadini di quel luogo, gustandone gli aspetti culturali, ma soprattutto sociali e del quotidiano che vivono i loro coetanei. Il progetto d’impresa “LocalBuddy” è stato realizzato da Claudia Nascetti, Flavia Caroli, Andrea Cittadini, Leonardo Sabbatini. Qui la nostra intervista al team vincitore.

12961373_1182234031789221_6717941007323197171_o

L’Academy della Regione Lazio per le startup

La premiazione è arrivata dopo un lungo e impegnativo periodo di lavoro per i partecipanti a quella che è solo una delle fasi di Startupper School Academy, avviata nell’ottobre 2015 per sviluppare e premiare l’imprenditorialità tra gli studenti dei licei e istituti della scuola secondaria di secondo grado. Nelle classi, è stata messa finalmente in primo piano la formazione per trasformare le idee e i sogni in progetti imprenditoriali. Un percorso del quale si è preso cura BIC Lazio, che ha gestito tutte le tappe di acquisizione di competenze imprenditoriali, ai fini della crescita professionale e per la creazione e lo sviluppo delle imprese, che potranno prendere vita. Chi scrive, ha potuto godersi un’intera giornata di maratona delle squadre che hanno partecipato alla selezione tra le scuole romane, alla sede di via Casilina del Bic Lazio. Un tour de force che si svolgeva in contemporanea nelle altre provincie che partecipavano alle semifinali: Latina, Ferentino (provincia di Frosinone),  Rieti, Viterbo e Latina. Due giorni (hanno iniziato il 4 aprile), durante i quali studentesse e studenti (in tutto circa 300, provenienti da 37 istituti) sono stati coinvolti, attraverso workshop e tutoring, in attività di sviluppo delle idee imprenditoriali e hanno poi presentato, in team, i propri business model (in tutto 64). Le squadre, romane (14 tra licei e istituti d’istruzione superiore, tecnici, comprensivi di più indirizzi) preparavano la loro presentazione, mettevano a punto i dati, le proiezione dei loro ricavi, sulla sostenibilità dell’idea, la ricerca dei competitor, la novità del progetto d’impresa. La due giorni di preparazione al Bic Lazio, ha visto una folla di studenti, occupare ogni spazio, con i loro computer portatili, concentrati in gruppi davanti alle loro schede grafiche a lavorare sodo. 

Le idee dalle scuole

Tra loro passavano degli adulti, “aiutanti magici” in maglietta gialla, muniti di sorrisi e incoraggiamenti, gli organizzatori e i formatori del Bic Lazio che hanno sostenuto una vera maratona di auto-imprenditorialità giovanile. Tutti, alla fine delle due giornate, avevano la stessa espressione del viso, a dire: “Sì, siamo stanchi ma felici”. Il pomeriggio di presentazione è volato, i 14 team romani hanno presentato idee fantasiose, ma con tutti gli strumenti per renderli possibili, e anche concrete. I pitch per presentare le startup in progress, rispondevano alle domande che gli investitori avrebbero potuto fare loro. Sono fioccate tante idee con le possibili realizzazioni: le app che razionalizzano l’uso delle biciclette elettriche, che si ricaricano con le energie alternative, il social network  dove ognuno può lanciare un video con la propria esibizione musicale e valutare subito se avrà un pubblico che lo verrà a vedere a un evento, un sistema che può far arrivare a scuola durante la ricreazione una merenda personalizzata, che si ordina dal proprio smartphone. Non è mancato l’interesse al sociale, alle diverse abilità: “Perché una giovane non udente, non può andare al cinema?” Nella presentazione, la studentessa delegata dal team ha introdotto il pitch nella lingua dei segni, ricevendo dalla platea un ascolto davvero attento e silenzioso. Ha raccontato come la mancanza della sottotitolazione dei film nei cinema italiani sia un vero ostacolo alla possibilità di accedere a qualcosa che ognuno di noi fa con naturalezza, vedere un film al cinema, e i suoi compagni hanno puntato su questo, la loro idea d’impresa “Cinema Glass”. Slide, filmati, video, dati, grafiche colorate, sono passati sullo schermo, con tutta la festosa energia degli startupper.

La competizione: una vetrina di creatività

Alcune domande da parte dei giurati, e qualche consiglio, poi la decisione, di scegliere tre startup, particolarmente innovative. I tre progetti più convincenti non potevano che essere messi sullo stesso piano, quindi tre ex equo. Per ogni presentazione solo tre minuti, i famosi 180 secondi, utilizzati anche per esporre una intera tesi di dottorato in Francia, e anche in Italia. Dopo la proclamazione degli ex equo, la platea di studenti, con i loro professori, e gli “allenatori” Bic Lazio, hanno festeggiato tutti i partecipanti. Sapevano che non era finita lì, le squadre selezionate per il premio regionale, sono passate da un’altra giuria. Nel frattempo hanno riempito le pagine dei loro social network di speranze, scrivendo contenuti promozionali, post d’incoraggiamento, degli amici, dei genitori, dei professori. Ha colpito, la collaborazione, tra le scuole, una competizione, che è sembrata ispirarsi alle metodologie collaborative, all’integrazione, al fare rete. In verità, vincitori a parte, le scuole del Lazio hanno prodotto ben 37 idee d’impresa, nate dal lavoro degli studenti, rappresentano un vetrina di creatività, uno stimolo, anche per gli adulti. Infatti, così come è stato detto dagli intervenuti alla premiazione finale: “La nascita di nuove imprese è fondamentale per creare posti di lavoro e la formazione contribuisce certamente alla possibilità di creare startup innovative e generare ricchezza, ma soprattutto a presentarsi più attrezzati nel mondo del lavoro”.

I business model finalisti sono stati in totale sette (a Roma infatti hanno vinto tre progetti ex aequo), in particolare:

Spazio Attivo di Roma (hanno partecipato 112 studenti, 22 idee imprenditoriali): Local Buddy, Liceo Scientifico “Righi”, Roma; Re-Born, Liceo Ginnasio “Manara”, Roma; Eutopia, IIS “Confalonieri – De Chirico”, Roma;

Spazio Attivo di Latina (hanno partecipato 30 studenti, 4 idee imprenditoriali): Digital System Recognition, IIS “C. e N. Rosselli” di Aprilia;

Spazio Attivo di Ferentino (FR)  (hanno partecipato 88 studenti, 17 idee imprenditoriali): Watering device, IIS “A. Volta” di Frosinone;

Spazio Attivo di Viterbo (hanno partecipato 63 studenti, 16 idee imprenditoriali): Etruscan Tatoos, IIS “V. Cardarelli” di Tarquinia;

Spazio Attivo di Rieti (hanno partecipato 13 studenti, 5 idee imprenditoriali): Hide and Seek, Istituto Magistrale “E. Principessa di Napoli” di Rieti.

I vincitori,  hanno portato a casa un premio: 1.000 euro per l’istituto cui appartiene il team e 2.000 euro per gli startupper, che li utilizzeranno per portare avanti il cammino della loro idea d’impresa.

Menzioni speciali per due progetti: “Digital System Recognition”, un software che consente di migliorare e rendere più sicure le transazioni effettuate con carta di credito attraverso il riconoscimento dell’impronta digitale, dal team è formato da Federico Cappellini, Amine Matquone, Ludovico Di Ionio, Michele Antili, Luca Notaro, Steven Romagnoli, Daniele Tucci, Stefano Russo, Gianmarco Godarecci, Edoardo Giannelli dell”Istituto di Istruzione Superiore C. e N. Rosselli” di Aprilia; “Etruscan Tatoos”, con gli studenti Jessica Leanza e Martina Gufi dell’Istituto Superiore Vincenzo Cardarelli di Tarquinia, con la loro idea di tatuaggi temporanei in realtà aumentata che prendono vita e si animano una volta inquadrati con lo smartphone.

@loliva2011