Salcito (Microsoft): «Porteremo corsi per animatori digitali, tour negli atenei e Minecraft nelle scuole»

Intervista a Anthony Salcito, vice President Worldwide Education di Microsoft: l’azienda di Redmond ha appena rinnovato l’accordo col ministero dell’Istruzione per offrire corsi di formazione digitale gratuiti a docenti e studenti

Nel 2015 sono stati circa 30 mila i docenti e i dirigenti scolastici che hanno seguito i corsi di formazione al digitale previsti dall’accordo che il ministero dell’Istruzione aveva firmato a maggio 2015 con il colosso digitale Microsoft. Quest’anno l’azienda di Redmond rilancia con un il progetto “Animatori Digitali Lab” specificatamente dedicato alla nuova figura introdotta dal Piano Nazionale Scuola Digitale e con un tour di 11 tappe nelle università italiane, dove l’azienda terrà sessioni formative aperte a tutti. Non è tutto: il Miur ha stretto una partnership con Microsoft per portare Minecraft, il gioco che insegna la programmazione ai più piccoli, in tutte le scuole. Il protocollo dello scorso anno prevedeva la promozione delle tematiche relative al mondo ITC e della didattica digitale attraverso corsi di formazione gratuiti. Il 15 settembre Anthony Salcito, vice President Worldwide Education di Microsoft è tornato in Italia per incontrare il ministro Giannini e fare il punto sui risultati raggiunti: in un anno e 4 mesi, sono stati oltre 30mila i docenti formati al digitale, di cui 23mila attraverso iniziative faccia a faccia, e oltre 7mila con un trainig online. Durante l’incontro, Salcito ha annunciato un nuovo progetto completamente dedicato agli animatori digitali ed è stata confermata l’intenzione di distribuire Minecraft nelle scuole, in seguito al successo che la versione beta di Minecraft Education Edition ha riscosso nell’ultimo anno. Il viaggio in Italia è stato l’occasione per Salcito di inaugurare, inoltre, il primo Microsoft University Tour italiano, iniziativa nata in collaborazione con la CRUI, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, che porterà la formazione digitale in  11 atenei italiani, attraverso workshop e laboratori su materie come il Cloud Computing, l’Internet of Things e lo sviluppo delle app.
Anthony Salcito ha una lunga esperienza nel settore dell’istruzione. Oltre ai suoi impegni in azienda, ha aperto il sito Daily Edventures, che racconta e diffonde storie di insegnanti, studenti e scuole speciali in giro per il mondo, che lui chiama “heroes”, eroi. Startupitalia ha incontrato Salcito a margine della sua visita italiana per conoscere qualcosa in più sulla strategia di Microsoft nel settore Edu.

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E’ passato un anno dal primo accordo tra Microsoft e Miur. Qual è il bilancio?

«Quello col ministro Giannini è stato un incontro molto interessante. Sono molto impressionato dal piano digitale che il ministro sta portando avanti, credo che contenga tutti cambiamenti necessari nel mondo dell’istruzione. Una parte di questo piano comprende anche il nostro accordo, per il quale vogliamo essere sicuri di offrire agli insegnanti italiani la giusta formazione per i cambiamenti che dovranno affrontare. Abbiamo formato 30 mila insegnanti in tutta Italia: crediamo che la trasformazione digitale non sia semplicemente portare più tecnologia, ma abbia a che fare con la preparazione di insegnanti e studenti verso nuovi metodi di apprendimento. Occorre far capire agli insegnanti come coinvolgere le classi ad apprendere in modo diverso, dentro e fuori la scuola, formarli affinché siano pronti ad accogliere il tipo di cambiamento digitale che hanno bisogno di portare nelle classi».

Come mai avete pensato a un piano specifico per gli animatori digitali?

«Abbiamo avviato un programma per formare gli animatori digitali nelle scuole per renderli pronti a celebrare l’innovazione, a condurre i cambiamenti che avverranno e ad alimentare le ispirazioni e le aspettative degli studenti. Una delle cose più importanti del piano credo che sia stata proprio la creazione di questi ambasciatori dell’innovazione. Noi stiamo cercando di raccogliere questi animatori in una community per condividere idee e best practices».

Negli Stati Uniti esiste nelle scuole una figura come l’animatore digitale?

«Di solito capita che quando la tecnologia arriva nelle scuole c’è qualcuno che se ne prende cura, come un insegnante che si mette a disposizione e accoglie le richieste di aiuto che arrivano dagli utenti. La figura dell’animatore digitale che ha introdotto la scuola italiana vuole essere decisamente più importante, perché oltre a occuparsi semplicemente di tecnologia è colui che diffonde il valore dell’insegnamento e dell’apprendimento digitale, è colui che veramente fa l’innovazione: credo che sia una cosa di enorme valore».

In Italia una buona parte degli insegnanti ancora non è molto digitale. Come farete per formarli?

«Penso che quello che bisogna fare in primo luogo in Italia, ma anche in tutto il resto del mondo è rilevare l’importanza degli insegnanti, celebrare questo ruolo.

Credo che ci sia troppa pressione oggi sugli insegnanti per cambiare e diventare subito digitali, ma quello di cui abbiamo bisogno è farli sentire bene, anzi benissimo, quando svolgono il loro lavoro.

La missione di un insegnante è spingere gli studenti a fare ogni giorno di più. Preferirei che gli insegnanti utilizzassero gli strumenti digitali per migliorare il loro modo di essere insegnanti, e bisogna creare un sentimento positivo intorno a questo aspetto. Credo che gli insegnanti stiano facendo un buon lavoro, ci sono dei professori molto bravi in Italia che andrebbero in primo luogo riconosciuti come tali e poi ispirati per fare sempre meglio con i loro studenti».

Ma alcuni docenti pensano che la tecnologia non sia così essenziale…

«La tecnologia è semplicemente uno strumento. Gli insegnanti non dovrebbero avere paura: spesso i prof si chiedono “diventerò meno importante a causa la tecnologia?”. Ebbene abbiamo lavorato con gli insegnanti in tutto il mondo, ne abbiamo formati qualcosa come 12 milioni e posso dirvi con sicurezza che la tecnologia richiede molti più insegnanti. La tecnologia estende il potere dell’apprendimento al di là delle scuole, e dal di là delle classi. E gli insegnanti fortificati dalla tecnologia possono avere un rapporto molto più personale con gli studenti e quindi più efficace».

Avremo presto Minecraft nelle scuole. Perché il coding è così importante?

«Il coding è importante perché le dinamiche del pensiero computazionale, le competenze che si sviluppano, sono essenziali nel modo in cui lavoriamo e comunichiamo, e nel modo in cui il business si sta facendo in tutto il mondo. L’altra realtà è francamente che il coding è una grande opportunità per le economie per evolversi, creare posti di lavoro e nuovi imprenditori. Per restare competitivi economicamente i paesi dovrebbero sbrigarsi a rendere i loro studenti preparati nelle scienze e nel software per creare i lavori del futuro».

E gli studenti che sognano una carriera in campi umanistici? Anche loro devono studiare il coding?

«Penso che l’informatica e il coding debbano essere una materia di base, non una materia specialistica. E penso che bisogna cominciare molto presto a insegnarla, già dalla scuola dell’infanzia, a tutti, bambini e bambine, perché è un modo di comunicare, è un modo per esprimersi, è una caratteristica fondamentale di come la società agisce oggi.

Noi gli diamo le competenze per lavorare in qualsiasi industria.

Da una prospettiva tecnologica, abbiamo bisogno di quella diversità per spingere la prossima generazione di innovatori tecnologici. La tecnologia sarà il “core” di qualsiasi industria, per questo è importante che i ragazzi studino il coding, qualsiasi cosa vogliano fare da grandi».

Lei ha un blog sugli “eroi dell’istruzione”. Chi sono?

«Se chiedi alla gente cosa ricordano di più del periodo in cui erano a scuola, ti parlano sempre di un insegnante specifico che li ha ispirati e aiutati. Quello deve esser stato qualcuno veramente eroico. Una delle ragioni perché ho aperto Daily Adventure è perché quando viaggio per il mondo mi capita di venire a contatto con qualche insegnante eccezionale che però non è raccontato da nessuna parte e il suo lavoro non viene riconosciuto. Quando raccontavo queste storie ad altri insegnanti in altri paesi, spesso mi sentivo rispondere “come avrei voluto conoscerlo/a”. Così ho creato questo spazio dove vengono raccontate le storie di questi insegnanti straordinari che meritano un riconoscimento nel mondo».

@carlottabalena

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