Armando Persico tra i 50 finalisti del Global Teacher Prize: «Il mio metodo si ispira alle startup»

Insegnante di economia aziendale agli istituti di formazione professionale della Fondazione Ikaros di Bergamo, Persico ha scelto come metodo didattico l’imprenditorialità e spinge i suoi allievi al contatto con il mondo del lavoro e alla creazione di mini imprese

Economia aziendale è la materia che insegna. Imprenditorialità è il metodo didattico che ha scelto. E grazie a questo il professore Armando Persico è entrato nella lista dei 50 nomi selezionati dalla Varkey Foundation per la finale del Global Teacher Prize, il premio Nobel degli insegnanti. È l’unico italiano nell’elenco della competizione internazionale nella quale sono stati valutati l’approccio e i risultati di 20mila docenti di oltre 179 nazioni. «La nuova forma di insegnamento che ho proposto si fonda su un concetto base: i ragazzi hanno bisogno di una motivazione pratica per studiare, non basta più il solo prestigio o la convinzione che in futuro ciò che si apprende potrà servire», dice il professor Persico.

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L’imprenditorialità come metodo

Armando Persico si trova davanti ogni anno ragazzi tra i 14 e 19 anni che intraprendono un percorso scolastico negli istituti tecnici. Per 23 anni ha lavorato all’Imiberg di Bergamo e di recente è passato alla Fondazione Ikaros dove ha una cattedra negli istituti di formazione professionale. Dal 2002 ha aderito a Junior Achievement Italia e ne ha condiviso la missione: affiancare i giovani nella realizzazione del loro futuro lavorativo, facendoli ragionare da imprenditori in cerca di soluzioni per soddisfare delle esigenze di mercato. Nel 2010 il professor Persico ha già ricevuto il titolo di migliore insegnante d’Europa da JA. E ora concorre con i suoi colleghi da tutto il mondo per vedere riconosciuto il suo impegno per la promozione del concetto di impresa tra i suoi studenti.

Mettere in piedi una mini impresa

«Girando l’Europa mi sono reso conto che in molte nazioni si puntava già sull’incontro tra mondo della scuola e mondo dell’impresa. Io l’ho portato in Italia, tra i miei studenti, e ho contribuito a formare anche altri docenti in questo senso», ricorda Persico. I ragazzi che seguono le lezioni del professore non sono solo tenuti a stare in classe e ascoltare le spiegazioni: «Sin dai primi anni ci tengo a proporre incontri con gli imprenditori e visite in aziende che possano far conoscere da vicino quella realtà. Dal terzo anno in poi sollecito i ragazzi a guardarsi intorno per rilevare delle problematiche. Insieme poi, sviluppiamo servizi e prodotti in grado di risolvere le esigenze venute fuori mettendo in piedi una vera mini impresa», racconta. Il fine del suo progetto educativo, quindi, è quello di costituire una realtà imprenditoriale funzionante nella sua struttura, con tanto di attenzione alla fase del marketing, alla costruzione del brand e alla vendita del prodotto. Lo scopo, però, non è far soldi: «Il nostro lavoro è sempre orientato all’apprendimento», ci tiene a precisare il professore.

Confrontarsi con gli studenti stranieri

Tra gli elementi fondamentali del suo approccio c’è anche lo stimolo alla partecipazione a competizioni internazionali: «Mettersi a confronto con i coetanei di altri Paesi aiuta i ragazzi a realizzare quanto sia importante conoscere l’inglese ed essere davvero padroni di competenze da poter dimostrare di fronte agli altri», dice. In questi anni il 20% dei suoi alunni è riuscito a creare delle imprese in grado di dare lavoro a 800 persone. Inoltre i suoi allievi hanno collezionato 16 vittorie in altrettanti premi. Il rapporto con le imprese del territorio ha poi permesso a molti ex-alunni di trovare facilmente impiego nella provincia di Bergamo e di poter far valere la propria bruvura anche oltre i confini nazionali. Il professor Persico comunque non si sente di avere l’esclusiva di questo metodo: «Ci sono molti insegnanti in Italia che come me si impegnano in questo senso. Sono convinto che anche le recenti iniziative della scuola pubblica a favore dell’alternanza scuola-lavoro e di vicinanza all’impresa vadano nella giusta direzione», conclude.

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