La scuola prima di tutto: perché (ri)nasce iSchool

“Chi ha più possibilità di cambiare la scuola, il ministro o un gruppo di docenti e studenti?” E’ il cambiamento dal basso che vogliamo raccontare in questo nuovo blog e ci servono tutte le vostre storie

Per me non c’è nulla che conti come la scuola. L’importanza di imparare, l’importanza di insegnare. La chiave per il nostro futuro è tutta lì. E’ tutta nel capitale umano cosi appassionatamente citato da Rita Levi Montalcini nella sua ultima intervista del 2010. Se c’è una cosa che più di ogni altra tiene assieme le tante cose che faccio, dall’ultima campagna di Wikitalia, Go On Italia!, all’imminente lancio di Make in Italy, dal Next di Repubblica a Chefuturo!, dal tour di Cambiamo tutto! alla Academy di StartupItalia!, beh quella cosa è la scuola. Oggi a quei progetti, grazie al contributo di un partner stellare come Axa, si aggiunge questo blog: iSchool.

E’ una parola che ha una storia. Era il nome di una gran bella copertina di Wired del 2009 (ci sono copertine non belle di Wired con quel genio di David Moretti a disegnarle? Non credo). Poi fu il titolo di una grande conferenza organizzata nel 2012 a Roma dalla Camera di Commercio locale al Palalottomatica con più di cinquemila studenti ad applaudire Alessandro Baricco, Bunker Roy e tantissimi innovatori dei banchi. E infine era il titolo del capitolo forse più riuscito del mio libretto rosso dello scorso anno, Cambiamo tutto!. Lì raccontavo di una rivoluzione, neanche tanto silenziosa, in corso. Di una scuola che sta cambiando dal basso, grazie alla passione di migliaia di docenti e al talenti degli studenti.

Qualche giorno fa, nel corso del festival dei nuovi media di Dogliani, ho incontrato l’ex ministro della Istruzione Maria Chiara Carrozza e in una intervista pubblica le ho chiesto: «Data l’esperienza fatta al ministero, chi ha più possibilità di cambiare la scuola in Italia, il ministro di turno o un gruppo di docenti e studenti che credono nel futuro?». La professoressa Carrozza non ha avuto dubbi. E’ non è una resa della politica dirlo: è piuttosto la consapevolezza che il cambiamento è già in atto e che dipende in gran parte da noi, dalla nostra capacità di creare reti virtuose, piuttosto che dall’ennesima legge in cerca di un decreto attuativo.

Ciò non toglie che la politica possa e debba giocare un ruolo importante, intanto nel fissare delle priorità, nello stabilire gerarchie di valori. La prima: aiutarci a rimettere la scuola al centro del villaggio. E nonostante certe disillusioni del recente passato (una collaborazione con il MIUR nel 2012, che produsse un progetto, approvato e prontamente rimesso in un cassetto), guardo con fiducia al team che si è appena insediato al ministero di Viale Trastevere, un gruppo di trentenni con un “track record” da innovatori doc come forse non si è mai visto nei palazzi romani (vi cito i nomi così capite di chi stiamo parlando: Alessandro Fusacchia, capo di gabinetto; Francesco Luccisano, capo della segreteria tecnica; Donatella Solda e Damien Lanfrey nello staff; e poi i due “cantieri” dove sono stati scelti alcuni dei protagonisti della “rivoluzione in corso” a partire da quel Salvatore Giuliano, preside del Majorana di Brindisi e fondatore del Book in Progress, una rete di circa duecento scuole che forse meglio di tutti rappresenta la possibilità concreta di cambiare tutto dal basso.

In questo contesto arriva iSchool. Una piccola cosa. Per fare cosa? Per fare quello che crediamo di saper fare. Raccontare storie che contribuiscano a favorire il cambiamento. Per far scoprire buone pratiche. Per connettere i puntini e far emergere una scuola nuova. Per metterci dunque al servizio dei tanti che l’innovazione fra i banchi la fanno davvero. E quindi racconteremo le tantissime startup che stanno nascendo attorno alla scuola, ma non solo: l’innovazione non è solo tecnologia e non è solo business; e un professore che convince un ragazzo a non abbandonare gli studi ha fatto la rivoluzione più grande, a prescindere dal fatto che poi in classe usi un tablet e il wifi.

Partiamo oggi. Senza squilli e fanfare. In punta di piedi. Apriamo una saracinesca. Accendiamo un faro. Posizioniamo un microfono. Avete una storia da raccontare? Scriveteci. Intanto vi racconto la mia. Tutte le mattine, quando entro nelle scuole dei miei figli,  lo faccio con trepidazione e gratitudine sapendo che sto affidando i miei amori più grandi a coloro che potranno farne delle persone migliori, non trasmettendo nozioni ma passione per il futuro.

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