A 10 anni al bingo anziché a scuola. Ecco cos’è la Ludopatia

Le statistiche sono allarmanti. Il 25% di bambini dai 7 ai 9 anni spende la paghetta per lotterie e gratta e vinci. Chi sta perdendo la scommessa è la scuola

Marco, non ha più di 16 anni. A vederlo, mentre sta con le spalle girate e gli occhi fissi sulla slot machine, sembra uno di quei ragazzi della Milano bene. Jeans, felpa Abercrombie, scarpe Nike, sigaretta infilata tra l’orecchio e il cranio. A guardare lo zaino appoggiato ai piedi della “macchinetta”, stamattina non dev’essere andato a scuola. Non è l’unico studente che trovo in questo bar: con lui ci sono altri tre adolescenti. Sono i fantasmi della ludopatia: un genitore su tre mette la testa sotto la sabbia e afferma di non sapere nulla delle abitudini dei figli.

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Il pericolo in realtà si nasconde ovunque: nelle sale bingo, nei bar ma anche a casa. A lanciare l’allarme è la società italiana medici pediatri che ha presentato una ricerca sulla quale varrebbe la pena fermarsi a riflettere. Innovazione, uso dei tablet, rete, deve far rima con educazione.

Abbandonare i ragazzi alla rete resta un pericolo soprattutto quando a farlo sono genitori che non conoscono i rischi. Il 51% di mamme e papà, alla domanda “nel suo computer di casa vi sono limitazioni per l’accesso ai siti vietati ai minori?” ha risposto che non ne ha. Il 15,3% è totalmente ignaro della possibilità di avere un filtro. Sono solo il 33,4% degli adulti ad aver la consapevolezza del pericolo e quindi ad aver messo delle limitazioni.

Stiamo parlando di un mondo che nemmeno conosce il significato della parola “ludopatia”: il 67,6 % degli intervistati non ha nemmeno mai parlato dell’argomento nell’ambito familiare. L’identikit di questi genitori è quello che traccia la figura di un impiegato o un commerciante, con il diploma della scuola media superiore, tra i 40 e i 49 anni, con un reddito annuale tra i 20 e i 30 mila euro.

Gente normale, uomini e donne di tutti i giorni: la metà di loro ha messo piede almeno una volta in un centro scommesse, è cosciente del fatto che il problema potrebbe riguardare anche i minori, vorrebbe più informazioni ma la maggior parte è convinta che il proprio figlio non abbia mai giocato. Eppure il 20% dei bambini e adolescenti tra 10 e 17 anni frequenta sale bingo e slot machine e il 25% dei piccoli tra i 7 e i 9 anni ha già usato la paghetta per lotterie e gratta e vinci.

Dall’altro canto basta osservare uno di questi bambini con in mano un tablet: scarica i giochi, sa accedere a Facebook quando il giochino lo richiede, “compra” virtualmente monete per avere poteri speciali, per poter sconfiggere il nemico e quando arriva il momento di passare all’acquisto di nuove vite, si rivolge ai genitori per chiedere la password.

Siamo di fronte ad un fenomeno che va affrontato con serietà e competenza. Non basta l’Sos lanciato dai pediatri, che hanno promosso la campagna “Ragazzi in gioco”: abbiamo bisogno di un lavoro fatto dalla scuola con i genitori e il sostegno delle istituzioni.

I nostri ragazzi devono avere tutti gli strumenti necessari per potersi fermare di fronte al rischio d’inciampare nelle rete. Gli adolescenti, spesso, conoscono più di altri il poker online: trovano in esso un modo per arrotondare la paghetta senza accorgersi che il passo successivo è quello della dipendenza da gioco.

Chi sta perdendo la scommessa è la scuola. In quest’ultimi anni, in gran ritardo, ha cercato di porre rimedio invitando la polizia postale a parlare con i ragazzi e i loro genitori ma, intanto, nelle comunità dove si trattano dipendenze hanno cominciato a fare capolino i primi ragazzi.

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