Evangelist digitale o docente esperto? Giannini: «Dobbiamo puntare sulla formazione degli insegnanti»

in Italia abbiamo dei talenti da sfruttare che possono davvero fare la differenza e formare in maniera efficace gli insegnanti del futuro

In Italia sappiamo fare bene molte cose. Una di queste è mettere il carro davanti ai buoi. E come non ricordare la celebrazione di nozze coi fichi secchi? Nulla di nuovo sotto il sole, per usare un’altra frase fatta, ed il guaio sta proprio qui. Nel mondo della scuola non si fa che parlare degli insegnanti della cosiddetta Quota 96. Eppure negli ultimi mesi si è anche parlato d’altro: argomenti interessanti per chiunque sieda dietro una cattedra, come la formazione dei docenti sul digitale e ma che, dopo un primo clamore iniziale, sono caduti nell’oblio.

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La formazione digitale dei docenti

Andiamo con ordine. Alla fine di giugno il Ministro Giannini, intervenuta al seminario Dalla società industriale alla società digitale, organizzato dall’associazione Italiadecide presso la Camera dei Deputati, ha proferito la seguente frase: “un evangelist digitale in ogni scuola”.

Ora, tralasciando il fatto che il termine “digital evangelist” fa molto 2004 e che veniva inserito nei biglietti da visita da persone che perlopiù vendevano “fuffa”, la proposta del Ministro non è affatto una cattiva idea. Continuando a leggere l’articolo  finalmente si trova invece la parola magica, quella giusta: formazione. Giannini infatti ha dichiarato:

“[…]dobbiamo puntare moltissimo sulla formazione permanente degli insegnanti […]. Se non c’è la possibilità di formare in itinere i futuri insegnanti e chi già lo è, allora diventerà arduo trasformare la scuola italiana nei prossimi 5/6 anni, facendola diventare competitiva con il resto d’Europa”.

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Chi preparerà gli evangelist?

Parole che sottoscrivo in pieno e che, sono convinto, sottoscriverebbero anche la maggior parte dei miei colleghi. Ottimo Ministro, quindi ci dica, come ha intenzione di procedere in merito alla formazione? A parte lo scalpore per il termine “evangelist digitale”, nessuna parola su come effettivamente farla questa formazione. Forse l’evangelist digitale formerà i colleghi? Chi formerà gli evangelist? Nulla. Tutto tace.

Si arriva alla fine di luglio ed Orizzontescuola riporta la seguente indiscrezione sulla possibile carriera degli insegnanti:

“I profili andranno da quelli classici del primo collaboratore del Dirigente a quelli del docente esperto che si occuperà di progettazione didattica, orientamento valutazione, bisogni educativi speciali, nuove tecnologie, comunicazione, intercultura, sicurezza ecc…”.

Ok, allora non si chiama più evangelist ma docente esperto? E la formazione di queste figure? Nulla di nuovo. Nessuna dichiarazione. Nessuna indicazione in merito.

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La trasformazione digitale della scuola italiana

Quindi, volendo riassumere, abbiamo i nomi (ben due!), ma non c’è verso di sapere come ed in che modo gli insegnanti verranno formati per “trasformare la scuola italiana”, riprendendo le parole del Ministro. Ed eccolo in tutto il suo splendore l’italico talento del mettere il carro davanti ai buoi. A questo punto saremo costretti a far avverare anche la profezia delle nozze coi fichi secchi, investendo una miseria sulla formazione, delegandola a persone che sono uscite da un’aula il giorno in cui hanno dato l’orale della Maturità e non vi hanno più fatto ritorno?

L’importanza del docente esperto

L’idea di un docente esperto che formi i colleghi è da sostenere con forza, ma non dobbiamo dimenticare che qui non si parla di trasmettere le conoscenze per prendere una qualsiasi patente informatica, ma si tratta di rivoluzionare la didattica, e le tecnologie da sole non possono certo farlo. Servono teste pensanti.

Fortunatamente, oltre alle cattive abitudini, in Italia abbiamo anche dei talenti da sfruttare, delle figure professionali che possono davvero fare la differenza e formare in maniera efficace gli insegnanti del futuro. Molti di loro sono apparsi sulle colonne di questo sito (e molti altri arriveranno) dimostrando che c’è davvero un nuovo modo di fare l’insegnante. Che si parta da queste persone, che si permetta alle eccellenze di guidare la rivoluzione digitale della scuola italiana.

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