10mila studenti alla Maker Faire per imparare come cambiare il mondo

Ecco i dettagli dell’Education day della Maker Faire dove alcuni grandi (piccoli) innovatori hanno raccontanto come stanno cercando di cambiare il mondo

Il 3 ottobre 2014, tra applausi, occhi sgranati e bocche parte, è stato dato il via alla Maker Faire, una tre giorni (dal 3 al 5 ottobre) all’Auditorium Parco della Musica di Roma  e contenuta all’interno dell’Innovation Week, la settimana dell’innovazione promossa dalla Camera di Commercio di Roma, organizzata da Asset Camera e curata da Riccardo Luna e Massimo Banzi.
La mattinata di questo primo giorno è stata dedicata alla scuola e ai ragazzi: l’Education Day. Sono stati coinvolti 10mila studenti da tutta Italia che hanno incontrato makers e sognatori che hanno fatto della loro passione, un lavoro e uno stile di vita.

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Maker Faire: 20 under 20

Nel corso della mattinata, dalle 9.30 alle 13.00, nella Sala Sinopoli dell’Auditorium si è svolta la conferenza “20 under 20”: 20 giovani innovatori provenienti da tutto il mondo che hanno raccontato ad una platea composta da giovani under 20 le proprie idee e progetti per cambiare il futuro.

Ad aprire le danze il Teamdare, una band di musicisti robot dell’Olanda che hanno suonato perfettamente Johnny B. Goode di Chuck Berry. Poi le parole di Riccardo Luna: “Vi presentiamo dei ragazzi che non sono dei secchioni, non sono dei geni. Sono studenti esattamente come voi che però hanno deciso di costruirsi i giocattoli da soli”. E subito dopo vengono chiamati sul palco quei giovani brillanti makers che con le loro idee stanno cercando di fare qualcosa per migliorare il mondo (o almeno provare a farlo).

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John Hudy di Phoenix ha 17 anni ed ha inventato un tubo spara mashmallow. Lavora alla Intel dal 2013 e a 14 ha partecipato alla sua prima Maker Faire. Tra le tante cose belle che ha fatto – dice lui stesso – non ha mai parlato davanti ad una platea di 1200 coetani, a bocca aperta a guardarlo. “Don’t be bored, make something!

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Poi è il turno di Cesare Cacitti, che da solo tra casa e scuola, ha realizzato in otto mesi di lavoro “matto ma interessantissimo” una stampante 3D perfettamente funzionante con cui ha stampato anche il suo papillon che ha indossato per l’occasione. Un suo consiglio per i docenti? Avere la passione di fare, perché se c’è quella si può fare tutto. 

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Sylvia Awesome all’età di 9 anni ha girato uno show per bambini: Make somenthing e da lì è nata la sua passione per il “fare”. Così 3 anni fa gli venne in mente un’idea pazza, realizzare un impianto di raffreddamento fai da te. Dopo una settimana aveva già il prototipo. Qual è la cosa più importante per lei? Sbagliare. Proprio così, perchè sbagliando si impara. E’ fondamentale avere il coraggio di riprovarci facendo un passo alla volta.

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Secondo Quin Etnyre i giovani non devono cercare lavoro, ma crearlo. Lui è il più giovane amministratore delegato degli USA. La sua azienda si chiama Qtechknow e lui ha 13 anni. “Tutti possono diventare maker” – sostiene – “quando avevo 10 anni mi sono appassionato a questo mondo. Grazie al sito Instructable ed Arduino ho cominciato a realizzare i miei primi progetti, nell’ordine il Quasi-duino, il Fuzz-bot e l’Arduino Dicebot“. Il mondo si è rovesciato, ora i grandi imparano dai piccoli. 

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Nathan Han invece a 15 anni ha cercato una modo per diagnosticare preventivamente il tumore. La soluzione è la bio-informatica. Ha creato un algoritmo analizzando i dati disponibili sul web e ora il suo lavoro è utilizzato da “tonnellate” di applicazioni. Il suo messaggio? Non avere paura di seguire i propri sogni. Il mondo si può cambiare davvero.

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Queste tre giovanissime ragazze, Katelyn Dunn, Karla Dana, Margaux Giles, sono le fondatrici di Disaster Mesh per una rete internet alternativa creata attraverso altre reti WiFi, tecnicamente si parla di mesh network, dai cui il nome della startup. In questo modo nel caso di incidenti o disastri naturali (come i terremoti ad esempio), le persone bisognose d’aiuto possono attivare attraverso questo sistema una catena di wifi in grado di rintracciarli e salvargli la vita. L’idea è nata dopo la partecipazione alla Singularity University. E’ basta una sola estate per renderle delle esperte della materia.

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Gianluigi Parrotto, ex studente dell’Itis Majorana di Brindisi, a cui da un voto 10+ in fatto di innovazione e spirito di iniziativa, ha fondato l’azienda, GP Renewable, che produce mini turbine eoliche verticali. Fondamentale è stato il supporto della sua scuole e del preside Salvatore Giuliano.

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Anche la Giannini era presente, ed è salita sul palco per ascoltare questi giovani brillanti innovatori. Qui è possibile leggere il suo breve intervento.

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Chiude la conferenza Bob Science, un insegnante di scienze, maker e presentatore americano. Secondo lui l’innovazione è cambiare un prodotto o un’idea per renderla migliore. E’ riuscito a trasformare una pellicola da film in un razzo, e far apparire delle vere nuvole in sala (grazie ad idrogeno liquido ed acqua bollente). Alla fine esclama: “Tutti amano i makers. Hollywood li adora, pensate che il “trova-fantasmi” di Ghostbusters è fatto da un pulisci scarpe e il controller di Obi-Wan Kenobi è in realtà un rasoio femminile!”

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Davvero una grande dose di energia che serve alla nostra Italia per cambiare le cose e renderle migliori, perchè questo significa innovare.

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