Coderdojo, 80 bambini al MIUR e a Montecitorio. Boldrini: «L’educazione digitale è il futuro»

80 bambini divisi tra MIUR e Montecitorio per una giornata di programmazione al fianco di mentor, genitori e ministri

Sotto gli sguardi accigliati dei ministri dell’Istruzione l’onda ninja dei giovani coder scrive una pagina di storia durante il primo Coderdojo in sede istituzionale in Italia. In occasione dell’European Code Week, Miur e Camera dei Deputati hanno aperto le loro stanze al divertimento e alla creatività dei ninja e dei mentor dei Coderdojo. Un messaggio forte la collaborazione tra la sede istituzionale per eccellenza, il ministero, e un movimento informale che fa didattica digitale, innovativa e sperimentale, i Coderdojo.

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L’educazione digitale e il coding

Il coding è al centro della discussione sulla scuola, nel progetto di riforma della ministra Stefania Giannini che divertita chiede ai ragazzi e alle ragazze, arrivati a viale Trastevere da Lecce, Padova, Bologna  Roma e dalla piccola Sigillo (in provincia di Perugia), quali progetti stanno realizzando. Il coding come materia di studio già nella scuola primaria è un passo verso l’educazione digitale che, come ha sottolineato la presidente della Camera Laura Boldrini:

E’ un dovere per il futuro del Paese. Investire nei bambini, futuri cittadini digitali è dare loro la consapevolezza dell’uso del web, per non abusarne, e fare in modo che internet non rimanga patrimonio di pochi potenti

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Cosa si impara dal Coderdojo?

Durante il Coderdojo alcuni dei ragazzi hanno deciso di lavorare sul tutorial messo a punto dai mentor:  un gioco con protagoniste le 12 stelle della bandiera europea. Ma, come in ogni Coderdojo che si rispetti, viene lasciata libera l’espressione creativa dei partecipanti “Si impara sì – ha detto Carmelo Presicce, mentor di Coderdojo Bologna – ma non proprio come a scuola. Qui si impara a collaborare, sperimentando, senza un fine già stabilito o con un preciso ordine dall’alto“.

Imparare il se-allora-altrimenti

L’importanza del pensiero computazionale che si coniuga ad una nuova forma di pedagogia, realmente non direttiva, dove il professore o maestro diventa un mentor. O anche un facilitatore. E permette a Maddalena di creare il videogioco della rana che attraversa la strada, imparando la complessitá del se-allora-altrimenti. O ad Ernesto di simulare il Big Bang, con due pianeti che si scontrano. E sapere già a 8 anni da dove siamo venuti. E forse anche dove stiamo andando. 

Ecco le foto

di Annagloria Capodieci

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