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Ott 25, 2014, 9:31am

Istruzione a costo zero con i MOOC, corsi aperti a tutti

Stella Fumagalli di Axura spiega cosa sono i MOOC, la loro l'origine, i vantaggi e quattro piattaforme italiane di corsi online aperti a tutti

MOOC è l’acronimo di Massive Open Online Courses (Corsi Massivi Aperti a Tutti) e si riferisce quindi a corsi online – generalmente di livello universitario – a cui può accedere chiunque da qualsiasi parte del mondo pagando una quota irrisoria o, talvolta, anche gratis.

In questo articolo Stella Fumagalli, web editor per l’agenzia digitale Axura, spiega l’origine e i vantaggi dei MOOC, sintetizzando un suo precedente intervento pubblicato sul blog aziendale e disponibile qui.

mooc

L’origine dei MOOC

I MOOC hanno fatto il loro debutto negli USA nel 2011, ma è stato nel 2012 che il loro successo ha raggiunto l’apice; non sorprende che questo fenomeno trovi le proprie origini in America, basti pensare infatti che nel 2012 il debito medio di uno studente universitario statunitense era di circa 30.000 dollari.

Qual è la novità, chiederete voi? E’ sempre stato così, le università d’oltreoceano costano care. Vero, ma se prima gli studenti una volta finita l’università ed entrati nel mondo del lavoro riuscivano ad estinguere il loro debito con le trattenute sullo stipendio, adesso a causa della crisi chi rimane disoccupato (e, purtroppo, sono in tanti), è destinato alla bancarotta.

Un’istruzione a costo zero

Poter ricevere un’istruzione di livello universitario e di qualità (quasi) a costo zero sembra essere la soluzione definitiva al problema degli “student loans”, ma  diamo un’occhiata alle statistiche sui MOOC: in media il 75% degli iscritti ha già una laurea ed un lavoro full time, e questo non è esattamente l’identikit del tipico studente universitario. Cosa significano questi dati?

L’identikit degli studenti MOOC

Sostanzialmente che negli USA i principali utenti di MOOC sono coloro che vogliono dare una svolta alla propria carriera, tenersi aggiornati o specializzarsi in un’ottica di life-long learning (o formazione continua), un concetto di cui ultimamente si sente parlare spesso e su cui conviene fare un po’ di chiarezza.

Infatti, come spesso erroneamente si pensa, non si tratta delle esperienze che compongono il bagaglio culturale di una persona, ma si tratta di un concetto che definisce un requisito necessario imposto dall’attuale mondo del lavoro che ci chiede di continuare ad imparare nuove nozioni e concetti durante tutto l’arco della nostra vita lavorativa.

Con la tecnologia i tempi sono cambiati

Per com’è strutturato il mondo del lavoro oggi, infatti, è quasi impensabile mantenere la stessa professione per 40 anni, come accadeva – per esempio – ai nostri genitori; ci si aspetta che durante la vita lavorativa si possa essere in grado di reinventarsi più volte. Anche se si riuscisse a mantenere lo stesso impiego, comunque, i progressi tecnologici ed economici si producono a una velocità tale da spingerci in ogni caso ad un aggiornamento continuo.

Far uscire un ragazzo da scuola (anche dall’università) con tutte le conoscenze indispensabili per entrare nel mondo del lavoro non è più possibile, per questo oggi si tende sempre di più a concentrarsi sull’insegnamento delle conoscenze di base e nel dare gli strumenti per continuare ad apprendere, lasciando appunto alla formazione continua il compito di fornire tutti gli aspetti di specializzazione ed aggiornamento necessari.

Un’istruzione più democratica

Se negli Stati Uniti i MOOC vanno incontro alle esigenze di chi un lavoro già ce l’ha, nei paesi in via di sviluppo questi corsi sono una risorsa preziosa per diffondere un’istruzione più democratica: ma questo è un discorso lungo e articolato di cui ho parlato in maniera più approfondita nell’articolo originale , analizzando possibilità e ostacoli.

A proposito di ostacoli, non è necessario andare troppo lontano per trovarne perché, anche in Italia, la diffusione dei MOOC deve prima riuscire a oltrepassare qualche barriera: la prima è quella della lingua.

MOOC-logo

4 piattaforme MOOC (italiane)

Infatti la maggior parte di questi corsi sono in inglese e noi italiani, diciamocelo, con le lingue straniere non ce la caviamo proprio bene; per fortuna però nelle maggiori università nostrane si comincia a vedere qualche MOOC in italiano (ho raccolto qualche esempio che elenco di seguito):

  1. Università La Sapienza di Roma attraverso Coursera (una delle piattaforme educative più conosciute), in italiano c’è solo un corso 
  2. Khan Academy (https://it.khanacademy.org/): in questa piattaforma la scelta di corsi in italiano è nettamente maggiore;
  3. OilProject: start up 100% italiana, è la più grande scuola online gratuita presente nel nostro Paese con un milione di studenti che nel 2013 hanno seguito i suoi corsi;
  4. L’Università Telematica Internazionale di Nettuno è partner di OpenUpEd, l’iniziativa MOOC sostenuta dalla Commissione Europea che propone alcuni corsi in lingua italiana.

Gli ostacoli alla diffusione dei MOOC

I MOOC devono fare i conti da una parte con i fattori che ostacolano la loro diffusione (diversi a seconda del Paese e della cultura in cui i MOOC sono inquadrati), ma dall’altra si trovano ad anche affrontare alcuni problemi che questi corsi, come tutte le realtà relativamente nuove, devono risolvere.

In questo momento i MOOC sono una realtà con importanti margini di miglioramento: per esempio, uno dei principali problemi che si punta a correggere è l’alto tasso di abbandono che caratterizza questo genere di corsi: una conseguenza prevedibile se pensiamo che tanti MOOC sono gratuiti.

La soluzione: la gamification

Come fare quindi per coinvolgere gli studenti e motivarli a portare a termine un corso? La soluzione più adatta sembra essere quella di puntare sulla gamification, sia individuale, che collettiva: da una parte abbiamo badges e premi mentre dall’altra peer pressure e classifiche, che mantengono l’aspetto di “competizione”.

Il segreto sta proprio nel trovare la formula giusta per coinvolgere gli studenti utilizzando nell’insegnamento online tutte quelle tecniche che trovano un riscontro positivo nell’educazione tradizionale. Facile? Per niente. Possibile? Sì, infatti solo da pochissimo ci siamo addentrati scientificamente nei meccanismi dell’apprendimento, di cui abbiamo solo grattato la superficie.

MOOC come nuovi metodi di apprendimento

Man mano che la scienza svela come funziona il nostro cervello, elaboriamo metodi sempre più efficaci per aiutare le persone ad apprendere meglio e più in fretta rispetto al passato: tuttavia, senza bisogno di entrare in ambito scientifico, nell’insegnamento c’è un elemento che può davvero fare la differenza: il docente.

Il salto di qualità si percepisce quando il professore/educatore non è solo una macchinetta spara nozioni ma un vero e proprio divulgatore, una persona che riesce a trasmettere le sue conoscenze facendogli cambiare forma, modellandole per renderle comprensibili anche a un pubblico di “profani”, siano questi studenti delle superiori che si avvicinano ad una materia nuova o persone di ogni età che vogliono colmare vecchie lacune o apprendere nuovi concetti.

Insomma, i MOOC sono nuove forme di vivere l’istruzione e portano con sé ancora tanti aspetti da migliorare ma anche molteplici opportunità: in rete si trova parecchio materiale su questo argomento ed anche la Rai, a settembre di quest’anno, ha lanciato Rai Scuola (http://www.raiscuola.rai.it/), una piattaforma ancora in versione Beta che, tra le altre cose, permette di iscriversi e seguire anche diversi MOOC.

Chi volesse approfondire ancora di più l’argomento, poi, può dare un’occhiata all’articolo originale

di Stella Fumagalli