«Per cambiare la scuola dobbiamo incontrarci e fare rete»

Una riflessione di Grazia Paladino sui momenti di confronto e condivisione tra professori e studenti che insieme lavorano per la rinascita della scuola

La mia riflessione nasce dal Next di Palermo di cui si è già parlato qui. Io ero lì presente per capire e far capire ancora una volta come le buone pratiche esistono e devono essere condivise dal basso da chi la scuola la fa e la vive ogni giorno.

Ero dietro le quinte del teatro Al Massimo di Palermo e nel frattempo guardavo gli occhi emozionati di tanti studenti, in attesa di salire sul palco per parlare della loro esperienza e mi dicevo: siamo tanti e abbiamo voglia di cambiare.

grazia paladino

Serve confronto e condivisione tra i docenti

Abbiamo tutti gli strumenti e la rete che unisce. Lo può confermare Giuseppe Corsaro che con il suo blog e il gruppo Facebook “Insegnanti 2.0” raggiunge 13.000 iscritti, o Jole Caponata e Piera Ferraro che gestiscono un altro affollatissimo gruppo “Docenti virtuali”.

Ogni giorno moltissimi docenti, dopo le ore trascorse in classe, si ritrovano in questi luoghi virtuali di condivisione, perché il confronto a scuola spesso non basta, perché a scuola ci si sente isolati, ma la voglia di fare resta.

Voglio vedere l’emozione

Dobbiamo fare rete, ma non solo virtuale. Il web non è sempre sufficiente. E’ importante anche il confronto dal vivo, dove poter vedere l’emozione.

Quando parlo con altri insegnanti dei loro metodi di apprendimento innovativi, mi viene voglia di sperimentarli anche nelle mie classi, e viceversa può accadere che altri mi chiedano come realizzare una lezione inclusiva ed aperta a tutti.

Un evento come quello di Palermo, in cui tanti nexter si sono incontrati, funziona da cassa di risonanza per poi continuare a perseguire obiettivi di miglioramento in termini di lavoro in classe, prospettive per gli studenti, formazione e realizzazione di iniziative a favore del cambiamento.

Ci vogliono i finanziamenti per organizzare incontri del genere, ci vuole il tempo, ci vuole la voglia ed interesse.

Una rete di scuole che funziona davvero

Però continua a sussistere la possibilità di fare rete come stabilito dalla madre di tutte le norme scolastiche, il DPR 275 del 1999, sull’autonomia scolastica. Qualcuno riesce a realizzare reti che funzionano davvero. Ho conosciuto sul web Laura Biancato, dirigente di Mussolete (VI) che fa parte di una rete di scuole, il C.T.S.S. Bassano-Asiago, che funziona davvero e che ogni anno organizza diversi incontri dal vivo, dove tantissimi docenti e dirigenti portano la loro esperienza condividendo concretamente attività e progetti realizzabili anche in altri contesti.

Un cambiamento dal basso

Non sono mai riuscita a vivere la scuola in modo “stantio”, ne’ tanto meno ad aspettare la messa in atto di una ennesima riforma della scuola come una panacea. Non credo che una riforma ministeriale possa portare a un’innovazione reale e concreta. Credo invece nel cambiamento dal basso, di chi si vuole mettere in gioco e di chi vuole realmente dare ai ragazzi degli strumenti per il loro futuro. Per un futuro che verrà in ogni modo e che non può cogliere impreparati, perché non ci sono i tempi per essere estemponanei per realizzare sul momento quello che si può costruire in più di dieci anni passati a scuola.

Partecipare e condividere

Dobbiamo partire da ciò che c’è. Abbiamo una norma sull’autonomia scolastica: attuiamola. Ci sono i fondi europei? Utilizziamoli (bene)  per unire e valorizzare esperienze e non solo perché i soldi li dobbiamo spendere.

Ci sono proposte di finanziamenti da parte di altri enti, come quelli del GAAR per la banda larga. Non lasciamoli inutilizzati. Si parla anche di progetti Comenius nazionali. Laura Biancato qualche anno fa da antesignana aveva realizzato un incontro di due giorni di confronto tra professionisti di scuola provenienti da tutta Italia. Partecipiamo

Partecipare e condividere: è questa  la via da seguire per sopravvivere come docenti e per uscire dalla classe trasmettendo ai nostri ragazzi delle competenza davvero spendibili sul mercato.

Ma per fare questo dobbiamo vedere l’emozione e saperla comunicare.

di Grazia Paladino

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