Un robot di legno per insegnare la programmazione ai bambini

Filippo Yacob, fondatore di Primo, racconta del loro nuovo prodotto per insegnare il coding ai bambini. Si chiama Cubetto ed è un robot di legno, ecco come funziona

Primo e’ nato dall’interesse comune di Filippo Yacob e di Matteo Loglio di creare dei nuovi strumenti che possano insegnare il digitale ai bambini. Lo stanno facendo tramite la creazione di prodotti (giochi) in grado di trasformare materie come la programmazione e la robotica in esperienze tangibili che ruotano attorno al gioco fisico. In questa intervista Filippo spiega come la fisicità dei giochi digitali sia un’aspetto importantissimo nell’apprendimento dei più piccoli, che spesso viene ignorato da chi punta troppo su prodotti puramente digitali per risolvere lo stesso problema.

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Come fa un robot ad insegnare a programmare?

Il nostro prodotto è il Cubetto Play-Set, che è un gioco composto da tre elementi: un robot di legno chiamato Cubetto, un’interfaccia fisica utilizzata per controllare i movimenti di Cubetto, e un set di blocchi colorati che servono da istruzioni. I bambini possono programmare Cubetto creando sequenze di istruzioni usando i blocchi.

Il Play Set è studiato per rendere la logica della programmazione accessibile e comprensibile a bambini dai 4 ai 7 anni. I bambini a questa età non sono in grado di astrarre, e quindi di comprendere le basi di cosa significa programmare. Cubetto invece dà a loro una referenza fisica e concreta dei comandi che poi Cubetto esegue in un contesto tecnologico… il robot.

Nonostante ciò è importante che il gioco abbia un contesto tecnologico, volevamo rendere il tutto magico, nascondendo appunto la plastica, i circuiti e la meccanica. Abbiamo scelto il legno perché è un materiale naturale che piace ai bambini, conoscendolo già dalla scuola materna.

Qual è il vostro obiettivo?

Le materie che vogliamo portare nelle scuole e nelle case attraverso i nostri giochi sono sicuramente importantissime per il futuro in cui vivranno le nuove generazioni, senz’altro per lavorare ed essere individui produttivi in un mondo sempre più connesso e dipendente dalla tecnologia, ma sopratutto per essere individui creativi e liberi, in grado di esprimersi controllando e utilizzando la tecnologia e non solo consumandola in maniera passiva.

Perchè il coding è importante?

L’importanza della programmazione sta nel fatto che il mondo in cui viviamo è governato da macchine e tecnologie digitali che parlano attraverso algoritmi e programmi. Dagli ospedali, alle banche, agli aeroporti, ma anche alle industrie creative. La programmazione è la lingua che usiamo per parlare con le macchine, e come ogni altra lingua non è una cosa che si impara da adulti, e’ una cosa che si impara da piccoli. Per dare un esempio forse un po’ estremo, ma anche molto vero, in futuro il mondo si dividerà in due gruppi; quelli che seguiranno le macchine, e quelli che controllano le macchine. Personalmente so a quale di questi gruppi preferisco appartengano i miei figli.

Perché avete scelto Londra per lanciare la vostra startup?

Abbiamo deciso di iniziare a Londra dove abito da 15 anni e dove ho fondato una catena di Co-working in East London, e dove Matteo stava per trasferirsi dopo un anno passato ad Arduino a Torino. Kickstarter ci ha sicuramente aiutato molto ad accelerare l’instaurazione della nostra impresa, ma se avessimo trovato i fondi per iniziare subito avremmo probabilmente saltato il crowdfunding. Ci siamo rivolti a Kickstarter, perche’ inizialmente la nostra idea è sembrata (forse) troppo buffa o ingenua agli investitori con cui parlavano all’inizio del nostro percorso. Kickstarter ci ha sicuramente aiutato a validare la nostra intuizione.

Avete ottenuto 750 mila dollari d’investimento. Come ci siete riusciti?

Dopo la campagna Kickstarter abbiamo continuanto la pre-vendita, raggiungendo 46 paesi e un fatturato di $200mila durante il primo anno di operazioni, giustificando un ulteriore investimento per espanderci. Sappiamo già dove verranno distribuite le prossime 10,000 unità che arriveranno nel 2015 ad esempio, e abbiamo stabilito una buona rete di distribuzione. Al momento abbiamo molta più richiesta di quanto abbiamo stock, e penso sia un’ottima posizione per qualsiasi società, non solo per un’impresa nascente come la nostra.

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Una volta superato l’ostacolo del validare l’Idea, siamo piaciuti ai nostri finanziatori perchè abbiamo messo la distribuzione del nostro prodotto e la sua crescita sempre in primo piano, dimostrandolo tramite clienti disposti a pagare in anticipo per avere Cubetto in anteprima. Sin dal primo giorno abbiamo cercato di comportarci come un business vero invece che come una startup frivola con poca sostanza, e abbiamo finanziato il primo anno di operazioni puramente tramite la vendita.

Il processo per trovare i finanziamenti è stato lungo. Avremmo potuto trovare tutti i 750mila dollari da un solo ente, ma quello che abbiamo voluto fare è stato costruire una rete di finanziatori che hanno portano a Primo più che semplici soldi. Abbiamo creato una rete di persone con esperienza in ogni parte dell’impresa in cui volevamo supporto, dalla vendita al marketing alla produzione e distribuzione internazionale.

Alla fine un’organizzazione è composta da persone. Sono le persone di cui ti circondi che fanno la differenza, non so le idee o gli strumenti. I finanziamenti sono importanti, ma sono più importanti le persone collegate a questi finanziamenti e le esperienze che portano con loro. Questo è forse uno dei consigli che darei a chiunque si possa trovare nella mia posizione.

Il successo sarebbe stato possibile anche in Italia?

Non posso commentare sulla questione Italia. Dal mio punto di vista il mondo è globale e, forse ingenuamente, non vedo confini geografici come una barriera. Forse in Inghilterra la burocrazia permette di muoversi con più efficenza, ma se già si comincia a paragonare e a giustificare il successo o l’insuccesso di un progetto o di una company alla geografia, vuol dire cominciare con un handicap auto-imposto. Penso che avremmo fatto la stessa cosa anche se fossimo basati in Italia, e sicuramente vedo molta positività, voglia di fare e buona volontà anche in Italia.

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Come utilizzerete i finanziamenti?

Ritornando al discorso delle “persone“, stiamo utilizzando i finanziamento per espandere il team creativo. Nel 2015 lancieremo ufficialmente Cubetto alla fiera del Giocattolo di Norimberga e un nuovo prodotto con una prevendita online nel 2015. Stiamo investendo in nuovi prodotti, ma sopratutto nello stabilimento di partnership di distribuzione in ogni nazione, perché come dimostratosi dai nostri acquirenti, la voglia di portare la tecnologia alle generazioni future non è un’iniziativa benvenuta e sentita in tutto il mondo.

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