Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Nov 22, 2014

4694 proposte per la Buona Scuola. Ecco cosa succederà adesso

Dalla manutenzione del parco tecnologico alla connessione a banda larga alla radio digitale nei licei: la mappa delle idee più popolari per la riforma Giannini

La campagna di consultazione per la “ Buona scuola ” si è chiusa. Due mesi per dire la nostra sulla proposta del Governo Renzi hanno avuto il merito di mettere la scuola al centro del dibattito politico e non solo. Un milione di persone, secondo i dati forniti dal Miur, hanno cliccato sul sito; in 100 mila hanno compilato e inviato il questionario predisposto per conoscere i pareri delle persone. Inoltre sono stati organizzati 1984 dibattiti in tutte le regioni d’Italia: dalla Valle d’Aosta dove si è registrato un solo incontro sul tema all’Emilia Romagna in vetta alla classifica con 281 appuntamenti. I risultati ufficiali arriveranno nelle prossime ore come ha annunciato il ministro Maria Elena Boschi ma la vera fotografia dei desiderata degli italiani si ha leggendo le 4694 proposte giunte al sito e raccolte in “stanze” ovvero per argomento.

buona scuola renzi

Tra le più gettonate quelle che riguardano l’innovazione. Cosa vogliono gli italiani per migliorare la digitalizzazione dei nostri istituti? C’è chi come il collega giornalista Paolo Liuzzi propone una high school radio gestita dai liceali e chi chiede di potenziare i laboratori alle scuole superiori. In molti vorrebbero  valorizzare la figura degli assistenti tecnici informatici. Grande attenzione anche per il programma “digital makers”: tra le proposte più “popolari” quella di introdurre a scuola KeyBook, un insieme di testo, forme, immagini, tabelle, grafici, filmati, mappe; c’è chi parla di software libero a scuola affinché non vi sia un monopolio di idee e chi chiede l’inserimento in ogni istituto dell’esperto di tecnologie didattiche che predisponga strumenti e materiali per le attività e sia da supporto ai docenti.

Elisabetta Lombardo pone la questione della manutenzione del parco tecnologico delle scuole e Carmelo Bruno pone l’accento sull’educazione ai social. C’è persino chi, come Antonella Secchi, obbligherebbe i docenti a usare le nuove metodologie didattiche digitali. Gli italiani chiedono a gran voce scuole non solo connesse ma collegate alla Rete in maniera veloce, affidabile e sicura.  Qualcuno propone di “utilizzare” gli studenti dell’Università a scuola e a dispetto della “Buona Scuola” che vorrebbe rottamare le Lim in molti sostengono la validità dello strumento.  Non mancano le critiche come quella di chi propone di riprendere la scrittura manuale.

Pochissimo invece l’interesse per il capitolo “pensiero computazionale”: Giulio Napoleoni suggerisce di partire dall’insegnamento della logica come base formativa delle competenze ma c’è anche chi ha chiaro che “la sfida di inserire il coding e il pensiero computazionale nelle scuole di ogni ordine e grado può essere vinta grazie all’individuazione di strumenti che risultino interessanti non solo per gli studenti ma anche per gli insegnanti”. Rari quelli che hanno compreso la proposta del Miur sulla storia dell’arte 2.0: l’idea del Ministero è quella di passare da un insegnamento tradizionale all’impiego di metodologie innovative ma gli italiani nelle “stanze” son tornati a parlare della necessità di reintrodurre la materia nelle scuole superiori dov’era stata tolta.