Redazione

Dic 27, 2014

Caro Babbo Natale vogliamo davvero una scuola digitale?

La digitalizzazione della scuola non è tra le priorità di chi lavora nelle aule e forse nemmeno di chi le vive nei panni di genitore

A Natale tiriamo le somme. Siamo innovatori ma non troppo. Chi ha a cuore la scuola italiana è molto più preoccupato che i nostri ragazzini sappiano bene l’inglese, l’economia e abbiano competenze in educazione fisica piuttosto che un approccio al pensiero computazionale. La fotografia emersa dai dati della consultazione sul piano la “Buona Scuola” presentata dal ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini, restituisce un’immagine realistica della situazione: la digitalizzazione della scuola non è tra le priorità di chi lavora nelle aule e forse nemmeno di chi le vive nei panni di genitore. Anzi i più innovatori sembrano essere soprattutto i nonni.

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Docenti più interessati al concorso che al coding

Lo si capisce andando ad osservare i numeri relativi alle competenze: il 92% chiede più inglese; l’82% di coloro che hanno risposto ai questionari chiede più economia e l’81% si preoccupa persino dell’educazione fisica prima che dell’insegnamento del pensiero computazionale richiesto dal 78%. Osservando con la lente d’ingrandimento quest’ultimo dato emerge un aspetto interessante ma quasi scontato per chi vive tra i banchi.

Ad essere d’accordo sull’introduzione del coding sono soprattutto i nonni (60%) e i genitori (63%) a fronte di un 43% dei docenti che appaiono moderati e preoccupati della novità proposta nel piano della Giannini

Un altro quadro che aiuta a comprendere quanto gli italiani non sentano importante il tema “innovazione” nella scuola sono le proposte arrivate nelle “stanze” online, ovvero i suggerimenti inviati sui diversi temi sul sito: i likes e le idee sulla questione “scuola connessa”, programma “Digital Makers”, pensiero computazionale, storia dell’arte 2.0 e innovazione non hanno mai superato la quota 5.000, a fronte di argomenti come il concorso o l’abilitazione dei docenti che hanno raccolto oltre 15.000 proposte. Numeri che vanno a braccetto con la richiesta di formazione, tra le altre, sulla metodologia innovativa. Anche se in questo caso dovremmo capire meglio cosa si intende con questo aggettivo. Tuttavia tra coloro che chiedono di cambiare il percorso per diventare insegnanti vi è un buon 89% che vuole sia rafforzato il digitale con una forte valorizzazione tra scuola e Università.

Poco interesse per la dotazione tecnologica

Altro dato interessante arriva da chi ha proposto di sburocratizzare la scuola. Si chiede di formare i collaboratori all’uso di programmi, di facilitare la gestione di fatture elettroniche e di prevedere un assistente tecnico per gestire e fare manutenzione a tutta la tecnologia di un istituto. A chi ha risposto al questionario non sembra interessante nemmeno attrarre risorse dei privati per rafforzare e incrementare la dotazione tecnologica: meglio usare questi fondi per migliorare gli edifici scolastici, potenziare i laboratori o sostenere l’ingresso nel mondo del lavoro. Potrebbe sembrare banale ma chi conosce il mondo della scuola guardando questi dati potrebbe dire: “Nulla di nuovo sotto il sole”. In questi anni è mancata la sensibilizzazione a creare una scuola connessa, a formare i docenti, a coinvolgere i genitori nei processi innovativi e di digitalizzazione.

Si è spesso lasciato questo capitolo alla buona volontà di mamme e papà tecnologici e di qualche docente che voleva sperimentare

Abbiamo attrezzato le nostre scuole grazie all’intervento caritatevole di qualche Rotary Club o grazie allo spirito imprenditoriale di qualche fondazione. Ora dovremmo evitare di far fare al capitolo “digitalizzazione” la fine della musica e della storia dell’arte. Nel Paese di Giuseppe Verdi e di Leonardo da Vinci il 77% e il 74% di coloro che hanno risposto al questionario chiedono rispettivamente più musica e più arte, proprio perché in questi anni sono state bistrattate.

Articolo precedentemente pubblicato su CheFuturo!
di Alex Corlazzoli