Vietato chattare con i propri alunni. Arriva il codice di condotta per i prof sui social

A chiedere un regolamento per i professori che usano Facebook è l’Osservatorio sui Diritti dei Minori

“Si impone un codice di condotta per i docenti che utilizzano i social network, in particolare Facebook”: è quanto chiede l’Osservatorio sui Diritti dei Minori al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. L’appello arriva dal presidente dell’organismo, il sociologo Antonio Marzale che se la prende con Facebook dimenticando che la maggior parte dei nostri ragazzi usano Ask o WhatsApp.

Facebook e prof

L’Osservatorio è un comitato scientifico costituito a Milano nell’anno 2000 per volontà di un gruppo di tecnici (sociologi, psicologi, neuropsichiatri infantili, operatori degli uffici minori della Polizia di Stato, scienziati dell’educazione, legali esperti in diritto minorile, vigilatrici d’infanzia ed altre figure specialistiche) con l’obiettivo di studiare le problematiche relative alla tutela dei diritti dei minori.

“Su insistenti segnalazioni genitoriali – spiega il sociologo Antonio Marziale – abbiamo verificato che troppi docenti e addirittura dirigenti scolastici stringono “amicizie virtuali” con i propri alunni, si danno disinvoltamente un “tu” affatto pedagogico e utilizzano linguaggi sconvenienti, talvolta con post i cui contenuti sono da considerarsi diametralmente opposti ai canoni della corretta educazione. Alcuni docenti intraprendono liti e lanciano strali nei confronti di amici, colleghi o riferimenti della vita pubblica, con i propri alunni spettatori di cotanto teatrino, per cui risulta molto difficile immaginare che gli stessi autori possano entrare in classe ad impartire autorevolmente lezioni. Non ultimo, occorre considerare l’aspetto preventivo in termini di “affezione” che si viene a determinare con gli alunni, che meglio sarebbe rimanesse circoscritto a un rapporto più formale”.

Marzale punta l’attenzione ad una questione che esiste. Quando entravo in classe dieci anni fa i ragazzi mi chiedevano se avessi una moglie o dei figli. Oggi mi domandano se sono iscritto a Facebook. La posizione di Marzale mi sembra fuori dal tempo: il dilemma del “tu” e del “lei” non esiste quando l’autorevolezza del docente è tale da far in modo che i ragazzi la riconoscano qualsiasi sia il luogo dove incontrano i loro insegnanti: virtuale o reale.

Pensare che i social netwoork debbano essere “poco social” tra alunni e prof e  “molto social” tra i ragazzi è un errore. Pensare che il ruolo del docente si limiti alla sola aula è limitante. Vigilare sui ragazzi significa farlo quando li si incontra sul muretto, al campetto da calcio o sulla Rete che oggi dev’essere considerata uno spazio alla pari di altri.

I problemi sollevati dall’Osservatorio esistono ma possono essere superati non certo con la regolamentazione. La parola passa al Miur: “Chiediamo al ministro Giannini – ha scritto Marziale nel suo appello – di volersi attivare affinché la presenza dei docenti sui social network venga ad essere regolamentata, con accorgimenti contemplanti anche la possibilità di verifica della condotta virtuale da parte delle istituzioni scolastiche a livello periferico e centrale”.

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