Dal greco antico a startupper: così faccio sentire i sordi con IntendiMe

Alessandra Farris e il suo team hanno vinto il Contamination Lab di Cagliari con un'applicazione per aiutare i non udenti a percepire i suoni in casa col cellulare

“Che problema volete risolvere?”. Alessandra se l’è sentito chiedere il primo giorno che è entrata nel Contamination Lab della sua università, a Cagliari. Il CLab è un luogo dove vengono formati gruppi interdisciplinari di studenti. Ragazzi provenienti da diverse facoltà si incontrano e vengono incentivati a sviluppare i loro progetti in modo che diventino imprese. Insomma, un luogo fatto per trasformare le idee in startup. Al progetto migliore, la possibilità di frequentare incubatori statunitensi e partecipare alla finale nazionale di InnovAction lab. Nel laboratorio entrano ragazzi che non si conoscono e che hanno studiato discipline diverse: il motore del CLab è la contaminazione di idee. Tutti, però, hanno in comune una gran voglia di creare qualcosa. A spingerli a dar forma alle idee ci sono i tutor e i docenti.

IntendiMe

“Che problema volete risolvere? Pensate a un problema che vorreste risolvere e inventate la soluzione” ha detto l’insegnante. Molti, nel gruppo, si sono messi a pensare. Alessandra non ne ha avuto bisogno. Sapeva che problema voleva risolvere. “I miei genitori sono sordi. Ed è sempre stato un mio desiderio trovare qualcosa per far star meglio le persone non udenti”. La storia di IntendiMe comincia qui. La startup di Alessandra Farris, Giorgia Ambu, Antonio Pinese e Andrea Mura ha vinto lo scorso 13 febbraio il Contamination Lab di Cagliari, e ora i quattro ragazzi avranno la possibilità di portare la loro startup in America.

“Quello della sordità è un argomento che conosco bene – racconta Alessandra – è un handicap invisibile, di cui la gente non si accorge subito. Per questa sua invisibilità se ne parla poco: eppure le persone non udenti hanno molti, moltissimi disagi”. Il problema che Alessandra e il suo team volevano risolvere era quello di dare un po’ più di autonomia alle persone non udenti che si trovano sole in casa, con un dispositivo che implementasse anche la loro sicurezza. “I sistemi che ci sono oggi sono molto costosi e spesso poco efficaci. Volevamo crearne uno più economico e più semplice che permettesse alle persone non udenti di essere perfettamente a conoscenza di qualsiasi suono dentro casa”.

I quattro ragazzi si sono rimboccati le maniche. Hanno fatto interviste, hanno creato dei test da fare su internet, hanno chiesto ai non udenti di partecipare al loro progetto. “Dopo questo periodo di rodaggio abbiamo finalmente capito la strada da percorrere. E abbiamo creato IntendiMe”. Il sistema è semplice. IntendiMe riconosce qualsiasi vibrazione prodotta dai suoni e la identifica all’utente attraverso un’icona sullo smartphone. Si posiziona un piccolo sensore di IntendiMe sul campanello della porta, sul microonde, sulla sveglia o su un rubinetto, e il sistema invia subito l’identità del suono che sta “sentendo”. Così il sistema avverte se si lascia un rubinetto aperto per sbaglio, se qualcuno suona alla porta, se l’arrosto in forno è pronto.

Alessandra ha studiato lettere classiche, Giorgia economia, Antonio informatica, Andrea scienze politiche. La contaminazione delle loro idee e dei loro percorsi di vita ha creato uno strumento utile per molte persone con disabilità. Ora andranno negli Stati Uniti grazie a un viaggio messo in palio dall’ambasciata americana, che permetterà loro di presentarsi in alcuni incubatori americani. Alessandra dice di essere molto felice e molto stupita: “Non ce lo aspettavamo di vincere, ma la vera sorpresa è stata un’altra – racconta – In Sardegna molte persone non udenti hanno già contattato IntendiMe per provare il sistema”. Fa una pausa con la voce e poi aggiunge: “Il pensiero di aver dato loro un piccolo aiuto nella vita di tutti i giorni: quella è la soddisfazione più grande”.