100 manager parlano ai giovani: “Per lavorare in futuro non serve l’etica ma l’adattamento”

Ecco le competenze chiave chieste dal mercato italiano ai giovani. Ora manca il collegamento tra la teoria e la pratica

Passare dalla teoria alla pratica per i nostri ragazzi non è facile. A denunciare la mancanza di collegamento tra l’apprendimento e la realtà, sono cento manager coinvolti in una ricerca per identificare le soft skill che saranno più richieste alla futura generazione di talenti. Il sondaggio è stato elaborato dalla ESCP (Europe identity global perspective) Europe Torino campus, per capire quali sono le lacune dei nostri studenti al termine del percorso universitario. Le aziende dichiarano che i giovani vengono preparati “solo sufficientemente bene” dalle università italiane al mondo del lavoro.

lavoro

Le aree di miglioramento segnalate riguardano: per il 35% la necessità di un orientamento più pratico, per il 28% di soft skills, e per il 19% la conoscenza reale delle aziende. Oggi i manager faticano ad avere dei neo dipendenti all’altezza delle richieste: chi sta ai vertici di un’azienda vorrebbe che i percorsi accademici fossero arricchiti con casi di studio, con progetti di lavoro e con attività che permettano di conoscere direttamente la realtà aziendale. I ragazzi quando arrivano in azienda presentano difficoltà ad adattarsi: manca loro la capacità di comprendere la specificità delle diverse funzioni aziendali, di muoversi nei vari settori e in diversi contesti. Assente, inoltre, la capacità di comunicare efficacemente durante la ricerca del lavoro e durante le prime esperienze in azienda. Ma quali saranno le competenze che saranno richieste in futuro ai nostri studenti?

I requisiti necessari

Tra le capacità necessarie emergono chiaramente l’apprendimento (31%) e la creatività (22%) tra le caratteristiche personali. Infatti, in un mondo in continuo cambiamento il “segreto” è quello di non smettere mai di imparare, di riuscire a identificare nuove opportunità, e di sfidare continuamente lo status quo. A sorpresa, etica professionale (4%) e tolleranza allo stress (4%) non compaiono tra le caratteristiche più richieste.

Le soft skills preferite

Tra le soft skills sociali spiccano il teamwork (39%) e la comunicazione (36%), mentre leadership, networking ed adattabilità culturale chiudono la classifica rispettivamente al 4%, 4% e 0%. Nessuno lavora da solo ed è sempre più importante saper comunicare agli altri idee, esigenze ed aspettative nei modi, nei tempi e alle persone giuste. La capacità di fare team, inoltre, porta con sé doti di empatia, intelligenza emotiva, capacità relazionali sempre più importanti nelle organizzazioni moderne.

La metodologia di lavoro

Per quanto riguarda la metodologia lavorativa, sono la capacità di adattarsi ai cambiamenti (25%) e l’orientamento ai risultati (22%) le competenze più richieste ai giovani lavoratori.

“Noi crediamo che nell’attuale situazione in cui si trova il nostro Paese, sia un dovere delle università capire approfonditamente come si possa andare incontro ai bisogni delle aziende, – afferma Francesco Rattalino, direttore generale di ESCP Europe, Torino campus – per questo motivo abbiamo condotto una ricerca volta a capire come migliorare la preparazione degli studenti al mondo del lavoro. Se da un lato è emerso che l’attuale preparazione universitaria presenta degli ampi spazi di miglioramento, dall’altro vi è la conferma che il metodo didattico delle business school, improntato alla professionalizzazione tramite ampio uso della discussione dei casi e del lavoro di gruppo, è sicuramente quello più adatto allo sviluppo delle competenze attualmente più richieste dal mercato. Per il futuro credo che la sfida delle università e delle business school sarà quella dell’interdisciplinarietà. L’attuale sistema educativo organizzato in settori disciplinari molto rigidi dovrà essere rivisto per poter fornire un’educazione che, seppur nella specializzazione, sia comunque completa e capace di predisporre l’individuo al cambiamento”.

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