Lezione di curriculum: a Biella il colloquio si fa in classe

A Biella in due istituti si sperimentano gli sportelli lavoro in aula: una banca dati per incrociare il curriculum dei ragazzi e le richieste delle aziende

“Se la montagna non viene a Maometto, Maometto va alla montagna”. E’ quello che succede agli istituti “Vaglio Rubens” e “Alberghiero” di Biella dove con il nuovo anno scolastico saranno inaugurati tre sportelli lavoro per incrociare i curriculum dei ragazzi con le richieste delle aziende. La scuola diventerà una sorta di centro per l’impiego dove nessuno potrà dire: “Perché devo passare giorni sui libri se il lavoro non c’è?”. L’idea nasce nell’ambito del progetto “Garanzia giovani lavoro” per combattere la disoccupazione giovanile.

 

Gli studenti degli istituti di Biella avranno in questo modo la possibilità di avere fin dalla scuola superiore un orientamento lavorativo e una possibilità di inserimento nel mondo economico. A scuola, lo sportello funzionerà proprio come una banca dati che incrocerà i riferimenti dei ragazzi che presenteranno il proprio curriculum con quelli delle aziende che cercano manodopera.

Una vera e propria opportunità, soprattutto per chi è arrivato al termine del percorso di studi e non intende proseguire: una volta finita la quinta i ragazzi potranno lasciare i propri dati che saranno inseriti nella banca per incrociare le richieste delle aziende. A gestire il tutto saranno un gruppo di professori formati con una serie di corsi specifici.

Dal triennio, tra l’altro i ragazzi saranno coinvolti in simulazioni di colloquio e saranno istruiti a fare un curriculum seguendo gli standard previsti. Quest’ultima sezione sarà gestita da professionisti e da imprenditori che saliranno in cattedra per fornire ai ragazzi l’abc per arrivare a loro.

Una vera e propria rivoluzione culturale: non saranno più gli studenti ad andare alla ricerca del lavoro ma saranno le aziende a mostrarlo ai ragazzi. Un modo diverso di concepire la ricerca occupazionale e una modalità per riuscire a motivare i giovani allo studio per una finalità concreta che può essere toccata con mano attraverso questo progetto.

L’importanza di questo piano sta anche nel fatto che la scuola non abbandona il suo studente: i dati dei ragazzi restano nelle banca dati per tre anni dopo il diploma e tutti gli ex allievi avranno così la possibilità di ricevere una chiamata al lavoro.

In questo modo la scuola acquista un nuovo ruolo nella società: sono proprio i professori ad interessarsi del futuro di questi ragazzi ed è l’istituzione scuola ad aprire le porte alle aziende. La scuola non è più un luogo dove si apprendono solo competenze ma uno spazio dove possono essere spese. Dovremmo pensare di creare in ogni istituto, soprattutto nei professionali, questa “antenna sociale” in grado di intercettare i bisogni dei ragazzi e di intrecciarli con ciò che sta fuori dalla scuola.

Il sistema istruzione deve uscire dal concetto di essere uno strumento fine a se stesso, dell’imparare solo per il piacere di apprendere ma può coniugare questa prospettiva con quella di offrire possibilità ai suoi studenti.

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