immagine-preview

Feb 7, 2018

MAAM, se la maternità diventa un percorso di formazione

L'idea di Riccarda Zezza e Andrea Vitullo si è trasformata in un programma digitale che aiuta le mamme e i papà ad acquisire abilità nuove da spendere poi sul posto di lavoro, proprio come avviene con un percorso di formazione

L’intuizione di una mamma. Il bisogno delle aziende. La possibilità di trasformare la maternità in un percorso di formazione. O meglio in un master. Ci sono queste tre componenti dietro al progetto di Maternity as a Master, il programma pensato per i genitori che lavorano e che dal rapporto con la loro nuova condizione di vita possono imparare qualcosa da spendere sul loro posto di lavoro. Ne è convinta Riccarda Zezza che è una delle menti dietro a questo percorso unico in Italia e nel mondo. Nel 2012 con Andrea Vitullo ha cominciato a fare ricerche per dimostrare che dal congedo parentale si potesse davvero uscire arricchiti e più preziosi per la propria azienda. Non più, quindi, un periodo di distacco o isolamento, spesso causa della fine dell’occupazione, ma un’opportunità mai prima considerata.

Riccarda Zezza

L’aumento di capitale e il crowdfunding

In questi anni MAAM è molto cresciuto anche dal punto di vista economico. A novembre del 2017 è stato deliberato un aumento di capitale che si pone come obiettivo massimo un milione e mezzo di euro. Tre le fasi di attuazione: la prima, con il finanazimamento da parte di business angels, la seconda con una campagna di crowdfunding sulla piattaforma MamaCrowd che in pochi giorni ha già fruttato 265mila euro e, infine, l’ingresso di uno o più fondi. L’obiettivo è arrivare con Maam a quanti più genitori possibili, anche all’estero. «Abbiamo già fatto delle esperienze fuori dall’Italia con alcuni nostri clienti che hanno sedi all’estero, ma l’internazionalizzazione della nostra offerta è uno dei nostri obiettivi», precisa Riccarda Zezza.

Le competenze della maternità

«È evidente che essere genitori ti dia delle capacità che prima non avevi, ma la cultura e l’ambiente spesso ti convincono che non sia così, che assentarsi dal luogo di lavoro per qualche mese sia solo un vuoto», dice ancora Riccarda Zezza. Le competenze di cui parla la co-fondatrice di Life based Value, la startup che propone il programma Maternity As A Master, e sulle quali si lavora sono di tre tipi: relazionali, organizzative e creative.

Il programma digitale di MAAM

Dopo un primo periodo in cui i due soci fondatori hanno cercato di dimostrare con lo studio le loro convinzioni, si è passati all’azione con una serie di workshop con lezioni in aula. Dal 2015, però, MAAM è un programma quasi del tutto digitale al quale hanno aderito circa 2mila partecipanti e oltre 30 aziende clienti che hanno scelto di presentare ai loro dipendenti questa occasione di crescita.

Le mamme si iscrivono prima di andare in maternità e seguono il percorso subito dopo il parto fino al rientro al lavoro, con attività online legate alla loro personale esperienza. «L’85 per cento delle donne che hanno seguito Maam torna al lavoro dicendosi più forte», ci tiene a sottolineare Riccarda Zezza. Nel 2017 è stato avviato anche il percorso per i papà che è solo l’inizio di un’ulteriore ricerca per dimostrare che la paternità è una palestra di intelligenza emotiva sulla quale gli uomini hanno un gap da colmare. I programmi sono aperti anche a genitori di bambini fino a 3 anni.

Diffondere il progetto nel mondo

Oggi il team di MAAM è costituito da quattro soci e c’è un comitato scientifico che si occupa di fornire delle dimostrazioni di un’idea che a prima vista potrebbe sembrare assurda. Quest’opera di accreditamento viene portata avanti in prima persona anche dalla fondatrice che si definisce «evangelizzatrice del percorso Maam». Molti sono infatti gli eventi a cui Riccarda Zezza partecipa allo scopo di spiegare che non è poi così tanto strano pensare che dalla maternità si acquisiscano delle abilità legate a un aumento di responsabilità e a un aumento di difficoltà: gestione del tempo, ascolto, diplomazia, rapidità di scelta, gestione delle crisi. «L’unico mio problema è che purtroppo in quanto donna che fa impresa trovo più difficile farmi capire ed essere convincente per via di un linguaggio diverso da quello usato dagli uomini. Sono, però, convinta che c’è bisogno di un cambiamento culturale e non siamo noi donne a doverci adeguare», aggiunge con amarezza e determinazione Zezza. L’imprenditrice è stata selezionata da Ashoka tra i migliori imprenditori sociali italiani e grazie all’introduzione in questa rete gira il mondo per diffondere la sua idea.

 

 

 

 

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter