Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Mag 29, 2017, 7:00am

Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Mag 29, 2017, 7:00am

Le lezioni di judo a scuola fanno bene al fisico e al cervello. Il caso dello Scientifico di Vercelli

Il progetto vuole far comprendere i valori che stanno dietro questo sport. Una lezione di vita che è servita ai ragazzi, che sono riusciti ad entrare in contatto con una disciplina ancora troppo poco conosciuta

Il judo entra in classe. Non è più tempo solo di Romani e Fenici, di formule chimiche e frazione, dal 2017 al liceo scientifico “Avogadro” di Vercelli si sono insegnate anche le arti marziali. Nessuno pensi ad un corso di auto difesa: l’idea, infatti, nasce per comprendere i valori che stanno dietro questo sport.  Una lezione di vita che è servita ai ragazzi della seconda Els che grazie alla società Marmar di Trino-Vercelli, al direttore tecnico della nazionale Master Giuseppe Macrì e alla professoressa di matematica, Andretta Bortone che è anche campionessa europea e vice campionessa mondiale Master di judo, sono riusciti ad entrare in contatto con una disciplina ancora troppo poco conosciuta. Abbandonate le espressioni e il teorema di Pitagora, l’insegnante di matematica ha organizzato una serie di lezioni che hanno permesso ai ragazzi di allenarsi su un tatami, il luogo dove è concesso l’utilizzo delle tecniche. Ecco cosa è successo.

judo

wikimedia.org

In cattedra è salito un esperto, Davide Martuzzi che ha preparato i ragazzi con rigore e professionalità al punto da sostenere persino l’esame che ha permesso loro di portare a casa la cintura bianco-gialla, il primo step per un judoka. Ma non solo. Una volta entrati a far parte di questo mondo i giovani ci hanno preso gusto e sono stati a Prato per allenarsi con Macrì in una vera e propria palestra dove hanno potuto anche confrontarsi con i colleghi di un altro liceo.

Allenamento del fisico ma anche del cervello perché con Macrì, i giovani studenti, hanno dibattuto sull’importanza di conciliare sport e scuola, di fare sacrifici per ottenere un risultato sia sui banchi sia sul campo di gioco.

Un modo senz’altro diverso di fare scuola che ha permesso a questi ragazzi di capire uno sport da combattimento e un metodo di difesa personale formalmente nato in Giappone ma diffuso in tutto il mondo. Il tutto rientra senz’altro nel dare competenze a questi ragazzi ben oltre le materie scolastiche. E’ la scuola che vorremmo, quella che non fa solo verifiche e interrogazione ma insegna la vita.