Social, ma non troppo. La fotografia dei giovani nel report Giffoni Big Data

L’indagine realizzata da Giffoni Innobation Hub che apre la rassegna Next Generation 2017 ha analizzato le risposte di circa 1.800 ragazzi sulla formazione professionale, sulle speranze per il futuro, sull’uso della tecnologia e dei social network. Ne è uscito un resoconto che abbatte qualche luogo comune

Uno spazio dove poter lavorare liberamente. È questa l’esigenza primaria per la maggior parte dei giovani quando pensano a come si vedono da qui a qualche anno. È uno dei dati emersi dall’indagine Giffoni Big Data, il report elaborato da Giffoni Innovation Hub in collaborazione con DeRev che apre i lavori della rassegna Next Generation 2017.  A un campione di più di 1.800 ragazzi tra i 10 e i 22 anni sono state poste venti domande su come immaginano il loro futuro professionale, su quali strumenti, soprattutto nel campo della comunicazione, ritengono utili per costruirsi un lavoro e la formazione culturale, su quali persone o istituzioni tendono a fare affidamento. Ne è uscita una fotografia che conferma la stretta relazione tra i ragazzi e la tecnologia, anche se in modo diverso da quanto di solito si pensa: «Giffoni Big Data ribalta molti dei luoghi comuni che definiscono i giovani. Ecco perché dar loro voce costituisce la strategia primaria per capire davvero chi sono e cosa vogliono oggi», – spiega Orazio Maria Di Martino, coo e founder di Giffoni Innovation Hub.

Si può contare su scuola e famiglia

Anche se sono sempre più autonomi e intraprendenti, i ragazzi continuano a prendere la scuola come punto di riferimento. Nella classifica dei luoghi dove poter trovare aiuto per realizzare i loro sogni ,posto importante occupa la famiglia, il secondo elemento considerato prezioso per sostenere i ragazzi nel loro percorso, sia dal punto di vista economico che pratico. È in queste due realtà sociali che i giovani cercano mentor e consiglieri ai quali appoggiarsi durante il loro processo di crescita. Il percorso di apprendimento, comunque, viene ritenuto più efficace se l’applicazione pratica delle cose imparate supera la vecchia lezione frontale. Per quanto riguarda i linguaggi, pur avendo smepre lo smartphone tra le mani per immortalare qualsiasi momento, i ragazzi sembrano preferire la lettura al video.

Giovani imprenditori

Gli intervistati si trovano d’accordo sull’idea di plasmare la propria vita senza doversi legare a un contratto o a qualcuno che dia loro stabilità. La prospettiva ai quali la maggioranza aspira è quella di diventare indipendenti grazie alle competenze acquisite: il 52 per cento degli intervistati si vede nel futuro come un libero professionista e il 36 per cento come imprenditore. Pochi si immaginano come lavoratori dipendenti.

Sacrifici e tecnologia

«I millennials sono estremamente proattivi e partecipativi alle dinamiche dei diversi settori delle industrie creative, dato confermato dalla partecipazione alle attività del Festival di Giffoni Experience, e proiettati verso le professioni legate alla creatività. Attraverso i Big Data, Giffoni Innovation Hub misurerà costantemente le abitudini di consumo e produzione digitale e culturale dei giovani italiani, che in qualità di trend-setter dettano i trend e influenzano le dinamiche di acquisto delle famiglie», aggiunge Di Martino.
Quando arrivano al capitolo sacrifici, i ragazzi non hanno molto timore a mettere in gioco il proprio tempo libero e qualche investimento economico. Un po’ meno disponibilità si registra nel penalizzare rapporti personali e familiari. In ogni caso, però, nel lavoro dei sogni c’è sempre la tecnologia, che risulta importante o fondamentale per la maggioranza degli intervistati, in tutte le fasce di età.

Social ma non troppo

Capitolo a parte merita la questione social network. I ragazzi li usano molto e sono convinti di avere competenze superiori ai loro coetanei nella gestione dei loro profili. A guidare la classifica delle piattaforme più utilizzate, però, c’è Whatsapp che dimostra una preferenza dei giovani per i rapporti interpersonali assicurati dalla messaggistica diretta. Si fidano di più dei consigli di amici e utenti che conoscono sul web, che della comunicazione classica attraverso le inserzioni sui media. Seconda e terza posizione tra i social network più usati per Instagram e YouTube dove si dà sfogo alla sensibilità per foto e video. Bisogna scorrere fino alla quarta posizione per trovare il più famoso di tutti, Facebook, che oggi sembra non fare più molta presa tra i più giovani. Pur essendo un social nato da molto meno tempo, Snapchat, riscuote molto più successo al momento, perché dà la possibilità di creare delle storie multimediali con lo smartphone, da scambiare poi con i propri contatti. In ogni caso, però, i ragazzi intervistati non possono essere definiti come dei produttori compulsivi di contenuti. Sono molto meno digital di quanto si pensi e preferiscono l’interazione attraverso le reazioni alla pubblicazione frequente di post, che comunque nella maggior parte dei casi, finiscono per essere foto o video.

 

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